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OCSE da Parigi: crescita globale in frenata, pesano dazi e tensioni geopolitiche

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
OCSE da Parigi: crescita globale in frenata, pesano dazi e tensioni geopolitiche

L’economia mondiale mostra segnali di resilienza, ma all’orizzonte si profila una fase di rallentamento destinata a durare almeno fino al 2026. È l’allarme lanciato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che da Parigi ha diffuso il nuovo Interim Economic Outlook. Il documento fotografa uno scenario in cui i progressi degli ultimi mesi rischiano di essere oscurati da tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e incertezze sui conti pubblici.

OCSE da Parigi: crescita globale in frenata, pesano dazi e tensioni geopolitiche

Dopo un 2024 chiuso con un’espansione del 3,3%, il Pil globale dovrebbe attestarsi al 3,2% nel 2025 per poi scendere al 2,9% nel 2026. Una decelerazione che riguarda tanto i paesi avanzati quanto quelli emergenti e che riflette la progressiva perdita di fiducia di imprese e famiglie. Secondo l’OCSE, l’erosione della domanda interna e la riduzione degli scambi pesano più delle attese, mentre la geopolitica resta una variabile determinante.

Stati Uniti, Europa e Cina in affanno
Le principali economie mondiali seguiranno traiettorie divergenti, ma tutte caratterizzate da una crescita più debole. Gli Stati Uniti passeranno dall’1,8% del 2025 all’1,5% del 2026, frenati dal calo dei consumi e dall’impatto dei tassi ancora elevati. L’Eurozona vedrà un incremento dell’1,2% nel 2025 e dell’1,0% nel 2026, appesantita da produttività stagnante e investimenti ridotti. La Cina, pur mantenendo livelli più alti, scenderà dal 4,9% al 4,4% nei prossimi due anni, segnale di un’economia che fatica a ritrovare un equilibrio stabile dopo la lunga fase di rallentamento legata alla crisi immobiliare e alle tensioni con l’Occidente.

L’appello di Mathias Cormann
Il Segretario Generale dell’OCSE, Mathias Cormann, ha richiamato i governi alla responsabilità. «L’economia globale è rimasta resiliente, ma permangono rischi significativi, così come preoccupazioni sulla sostenibilità di bilancio e sulla stabilità finanziaria», ha dichiarato. Per Cormann, la priorità è «una soluzione duratura alle tensioni commerciali», da perseguire attraverso il dialogo multilaterale e riforme degli accordi internazionali. Solo così, secondo il numero uno dell’OCSE, sarà possibile garantire prospettive di crescita solide ed equilibrate.

Inflazione in calo, ma attenzione ai conti pubblici
Un segnale incoraggiante arriva dal fronte prezzi: per il G20 l’inflazione complessiva dovrebbe scendere al 2,9% nel 2026. Questo dovrebbe aprire margini per ulteriori riduzioni dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, favorendo la ripresa degli investimenti. Tuttavia, l’OCSE mette in guardia: con debiti pubblici molto elevati, in particolare in Europa e in alcuni paesi avanzati, è indispensabile una disciplina di bilancio rigorosa. Senza un aggiustamento credibile dei conti, i margini di manovra per affrontare nuovi shock restano limitati.

Il ruolo delle riforme e dell’innovazione
Per il Capo Economista dell’OCSE, Álvaro Santos Pereira, la chiave per rafforzare la crescita potenziale è l’adozione di riforme strutturali più incisive. «Solo così sarà possibile migliorare durevolmente gli standard di vita e cogliere appieno i benefici delle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale alla digitalizzazione», ha spiegato. Secondo Pereira, gli investimenti in capitale umano e la transizione verde rappresentano leve strategiche che i governi dovranno sostenere per evitare un ulteriore indebolimento delle prospettive.

Le ricadute per l’Italia e per l’Europa
Il rallentamento delineato dall’OCSE non risparmia l’Italia. Una crescita attorno all’1% nei prossimi due anni rischia di comprimere il margine di manovra del governo, che punta sulla revisione del Pnrr e su politiche fiscali selettive per sostenere investimenti e consumi. I tassi in discesa possono offrire sollievo, ma il nodo del debito resta centrale: Roma sarà chiamata a conciliare l’esigenza di stabilizzare i conti pubblici con la necessità di non frenare la ripresa. Per l’Eurozona, l’incertezza politica e le difficoltà industriali rendono ancora più urgente un coordinamento europeo capace di rafforzare il mercato interno e difendere la competitività rispetto a Stati Uniti e Cina.

Un orizzonte carico di incognite
Il quadro presentato a Parigi mostra un’economia che ha saputo resistere meglio del previsto agli shock degli ultimi anni, ma che ora rischia di trovarsi esposta a un contesto più fragile. L’erosione della fiducia, il peso dei dazi e il ritorno del protezionismo mettono alla prova la capacità di crescita globale. Per l’OCSE, la direzione è chiara: solo un impegno coordinato, che unisca stabilità dei conti pubblici, innovazione e dialogo internazionale, può trasformare le sfide di oggi in opportunità per il futuro.

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