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Trump e i social network: il POTUS come lo scorpione di Esopo

 

Un giochino che torna ogni tanto nelle trasmissioni televisive, soprattutto in estate, dove tutto si ricicla, anzi viene ricicciato, è quello delle somiglianze tra uomini ed animali. Se cediamo alla tentazione di avventurarci in questo giochino e prendiamo le ultime fotografie di Donald Trump la somiglianza non sarebbe tanto facile da individuare e proporre. Con quell'improbabile capigliatura, frutto di calcoli statici degni di Franck Lloid Wright, potrebbe essere paragonato ad un uccello tropicale, col capo coperto di penne multicolori. Ma se uno va a guardare il viso del presidente, con quel colorito arancione, tutte le somiglianze saltano, a meno che uno non pensi ad un gambero. Ma solo per il colore.

Nelle ultime ore, Donald Trump, l'uomo più potente della Terra, quello che voleva curare dal corona virus con delle iniezioni di disinfettate e/o lampade uv (sì, quelle dei centri estetici), quello che cambia ministri come fossero calzini, ha dato il meglio di sé e ora cerco di spiegare il perché.

Se è vero che gli Stati Uniti sono ancora una democrazia (almeno sino a ieri sera) grazie soprattutto alla libertà di espressione, ferocemente difesa dai padri costituenti già alla fine del '700, è altrettanto vero che il sistema non è immune da distorsioni. Come quella che, oggi, nell'epoca dei social, tutela comunque queste piattaforme di comunicazione nel supremo interesse della libertà. Magari, poi, i social esagerano, non controllano, anzi diventano bunker da cui, al riparo del cemento, si sparano insulti e falsità. Ma quando, di fronte al proliferare non tanto dell'odio, spalato a 360 gradi dagli esegeti dell'insulto social, quanto delle falsità, le piattaforme cercano di correre ai ripari c'è sempre chi sostiene che così si comprimono le libertà personali, da quella di espressione a tutte le altre.

Nonostante questo, Twitter, davanti a altissime proteste, ha attivato un sistema di controllo che segnala quando un ''cinguettio'' ha contenuti inopportuni, anche perché non comprovati.

Uno dei primi, certamente il più famoso, dei sanzionati è stato appunto Donald Trump che con twitter ha un rapporto che farebbe la felicità di molti studiosi (quelli laureati in psicanalisi, soprattutto) utilizzandolo in modo non frequente, ma addirittura compulsivo, sparando messaggi, spesso a base di contumelie, a tutte le ore del giorno e della notte.

La piattaforma ha ritenuti inopportuni due tweet, e per questo Trump, con una reazione bambinesca, ha emesso un decreto presidenziale che nega per le piattaforme social la non perseguibilità per il contenuto dei post e messaggi. Un ''paracadute'' attivato un quarto di secolo fa per garantire alle piattaforme di non ritrovarsi a piè sospinto davanti ad una corte per rispondere anch'esse delle intemperanze verbali dei loro utenti.

Una decisione che Trump faceva aleggiare da tempo sulle piattaforme sociali, accusate da lui di patteggiare troppo apertamente per i democratici e, quindi, di osteggiare i conservatori. Ora, mi chiedo, una persona normale, nel momento in cui attacca i social privandoli di una guarentigia, cosa dovrebbe fare? Certamente non farne uso.

Già, come se non conoscessimo Trump che, quando ancora l'inchiostro sul decreto era ancora fresco, ha ''imbracciato'' Twitter per dire che, contro i saccheggiatori di Minneapolis e delle altre città dove è esplosa la rivolta per l'ennesima morte di un nero per mano di poliziotti, si sarebbe fatto uso delle armi se avessero continuato nelle violenze. L'avventatezza di questa affermazione è stata subito rilevata dalla piattaforma, che ha indicato il contenuto delle affermazioni del presidente come inappropriato.

E ora torno a quel che ho detto all'inizio, a proposito delle somiglianze tra uomini ed animali. Se proprio ne devo trovare una per Trump penso non a caratteristiche fisiche, ma dello spirito, e quindi allo scorpione di Esopo. Quello che, dovendo attraversare un fiume, chiese aiuto ad una rana che prima disse di no per paura di quel che poteva farle lo scorpione, che invece la convinse che era cambiato e che non le avrebbe mai fatto del male. Detto fatto. Ma mentre la rana era in mezzo al fiume lo scorpione la trafisse con suo pungiglione mortale. E alla rana che stava affondando per effetto del veleno e che gli chiese perché lo avesse fatto sapendo che anche lui sarebbe affogato, lo scorpione disse soltanto: è più forte di me.

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