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La grande paura nell'era del Covid-19

- di: Ettore Gentili
 
Il termine economia ci proviene dagli antichi Greci, che hanno collegato la parola “oikos”, dimora, con il  termine “nomia” con cui intendevano l'amministrazione; pertanto l’economia non è nient’altro che la “gestione della casa”.  Una presupposta elementarità che ci dovrebbe obbligare a guardare le cose con gli occhi degli uomini e delle donne di tutti i giorni, della maggior parte della popolazione italiana che si preoccupa di portare a casa la paga e, con quella, di riuscire a gestire la propria casa e la propria esistenza.
La pandemia da Coronavirus ha avuto l’effetto di metterci tutti sulla stessa barca, probabilmente non ha uniformato i cittadini di ogni nazione, ma sicuramente è stato così per la stragrande maggioranza degli italiani. Cosa è successo e che idea si è fatto quell'italiano medio che tutti noi abbiamo in mente, quando ci vogliamo considerare una comunità nazionale? Quell’italiano lì è scomparso, ha abbandonato la trincea del vivere quotidiano e si è goduto una sorta di licenza, che in alcuni casi si è trasformata in addio alle armi. 
Soprattutto nell’Italia del Centro – Sud, ha prevalso un certo fatalismo, coniugato con il rifugiarsi in casa di uomini e donne che da tempo non ce la facevano più. Il divano, il letto, i dolci o il pane fatti da soli, gli affetti familiari, ma anche lo yoga o la ginnastica, sono stati altrettanti tentativi di lasciare fuori un mondo aggressivo per rinchiudersi dentro il bozzolo protetto delle proprie certezze. 
Un atto di resilienza che invero  ha completato il processo di avvilimento del cittadino italiano, degenerato in una medietà, che prima  era stata considerata mediocrità e che poi, via, via, aveva suscitato in lui la vergogna per ogni caratteristica peculiare, che lo aveva fatto sentire antiquato rispetto ai comportamenti delle elites cosmopolite. Quest’Italiano, che veniva invidiato da tutti i turisti del mondo, è stato indotto a diventare cittadino di un' Europa che non sempre amava e da cui non sempre era riamato; ma soprattutto gli Italiani si sono accorti che erano stati consegnati ad una cultura che gli rimaneva  estranea, che non avevano più riferimenti, che i loro comportamenti, erano considerati la socialità di un popolo arretrato. Un’anomalia tribale che bisognava cancellare: andava omogeneizzato persino il corpo dalle donne, con quei fianchi e seni abbondanti, ed andavano smorzati gli entusiasmi dei seduttori latini, che se non fossero diventati timidi ed algidi avrebbero rischiato l’accusa di stupratori seriali. 
Le mode cambiano e non c’è niente di male nel seguire quelle dettate dagli altri, ma se ad un certo punto ci si accorge che questa assimilazione ai modelli d’importazione peggiora la vita, allora qualche domanda è meglio farsela. 
Dopo aver completato il processo di annichilimento culturale e di omogeneizzazione comportamentale, le elites atlantiche e globaliste si sono quindi dedicate all’impoverimento per bloccare anche materialmente ogni possibilità di reazione. Per ricordare un solo episodio tra i più recenti, citiamo una fortunata campagna elettorale che denunciava e rimproverava al Governo l’impossibilità del lavoratore italiano di arrivare alla terza settimana del mese.  Da allora sono passati quasi dieci anni, la conduzione del governo è passata di mano in mano e da schieramenti politici diversi, ma ora, con il proprio reddito, il lavoratore italiano non inizia più neanche il mese. Perciò, rimanendo a commentare  soltanto di quello che si vede e si tocca (cioè continuando a guardare all’economia come alla conduzione della casa e della famiglia), appare evidente che gli italiani sono passati, negli ultimi trent’anni, da un imborghesimento che sembrava “pasolinianamente” diffondersi in modo inarrestabile ad una proletarizzazione in discesa continua. 
Per fare un esempio: se nei primi anni 2000, tutti noi pensavamo di poter accedere a sempre nuovi e maggiori consumi, come viaggi, abiti alla moda, occasioni sociali e gadget tecnologici, nel 2020, primo dell’era Covid, abbiamo scoperto di essere in difficoltà nel pagare l’affitto, nel curarci i denti, o nel comprare i libri ed il computer ai figli che studiano.  
Il buon senso ci farebbe pensare che i problemi e le difficoltà di questo generico e diffuso tipo di uomo, fossero da molto tempo già note alla classe dirigente del Paese, che avessero riempito l’agenda politica ed i telegiornali nazionali ed  invece no: sulla vita sempre più angosciata che andava conducendo il  cittadino italiano è stato steso il silenzio più assoluto. Anzi, al contrario sono stati puntualmente emessi dai mass media più colti dei precisi segnali indirizzati a colpevolizzare e ridicolizzare questo lavoratore onesto ed antiquato padre di famiglia,  che è stato descritto come un immaturo; uno che non tiene mai in debito conto le sofferenze del terzo mondo ed il disastro ecologico; uno che, come gli indigeni davanti alle perline colorate, vive gratificandosi con consumi frivoli e che nel tempo libero rifugge l’impegno, abbandonandosi ai piaceri della vita. 
Ecco allora che tutte le Istituzioni, i Partiti, la Chiesa e gli intellettuali impegnati, non hanno perso  occasione per ricordarci dei disagiati, delle categorie a rischio sopravvivenza, degli emarginati, (i cosiddetti ultimi del pianeta), che di volta in volta erano gli extracomunitari che sbarcano clandestinamente nel nostro Paese, i non proprio irreprensibili frequentatori delle patrie galere, i disoccupati in servizio permanente, i grandi anziani che (beati loro) godevano da quarant’anni della pensione, ecc., mentre, al contrario, della gran parte degli italiani che hanno un lavoro, una famiglia e che pagano quelle tasse, grazie alle quali riescono a vivere tutte le precedenti categorie, non si è  mai parlato. 
Questa maggioranza silenziosa è completamente scomparsa dal radar della politica, è rimasta sola ed abbandonata nella sua richiesta di un’esistenza decorosa e nelle sue piccole aspettative e gratificazioni.  I suoi componenti  sono stati continuamente rimproverati e colpevolizzati anche a messa, la domenica, perché attaccati alle loro piccole esistenze ed ambizioni. Senza per niente considerare che questi, più o meno,  operosi italiani, che nonostante tutto resistevano contro uno Stato che faceva di tutto per fargli gettare la spugna, accumulavano nevrosi ed un crescente ed esiziale disagio interiore.  
Non c’è quindi bisogno dell’indagine sociologica, ma è sufficiente guardarsi intorno per capire come oggi, nell’era Covid-19, il sentimento più diffuso tra gli italiani sia la paura. Gli italiani sono impauriti perché non riescono a dare un futuro ai loro figli, perché temono per una vecchiaia di miseria, perché forse potrebbero essere licenziati il  prossimo mese e tutto questo, come viene confermato dalle cronache, li rende sempre più succubi di droghe ed ansiolitici, di alcol e purtroppo di violenza domestica. 
Abbiamo preso come riferimento l’economia vera, quella che ognuno di noi può vedere nel tinello di casa, quella di una famiglia come tante, per non dover scomodare J.M. Keynes, nello spiegare che alla base del mondo finanziario, industriale, o commerciale, c’è l’entusiasmo e la  voglia di vivere; che l’andamento  dell’economia viene condizionato dagli aspetti umorali della mente umana e che se tali umori tendono al pessimismo il risultato non potrà che essere un calo di tutta la produzione. 
Che, quindi, in questi ultimi decenni di sistematica spoliazione dell’identità italiana, di impoverimento culturale (chi  legge più Tasso, Ariosto, Manzoni,  Pascoli o Carducci?), di ridicolizzazione delle nostre tradizioni ed addirittura del nostro corpo, nei quali è stata sistematicamente negata ogni peculiarità e differenza in nome del politicamente corretto, si sono voluti creare i presupposti del disamore degli italiani per il loro stile di vita ed  indebolire, così, le componenti più vive e vitali della nostra società. 
Un potere estraneo si è appropriato del nostro corpo sociale, ha sistematicamente cercato di intercettare ogni aspirazione, punendola come l’insensibile ed egoistica ambizione di chi vuole far progredire soltanto chi vede e gli sta vicino. A tutti noi sono stati mostrati mondi lontani e scenari globali, perché perdessimo la concretezza delle cose e la gratificazione del risultato. 
Non c’è quindi bisogno di scatenare gli ''Animal Spirits'', per lasciare che l’imprenditore, ma anche il semplice consumatore, torni ad essere motivato dalle soddisfazioni del breve termine;  per fare in modo che torni ad essere apprezzato per quello che sa fare, tuffandosi nel lavoro per allontanare da sè l’idea dell’insuccesso, così come giorno per giorno allontana metaforicamente l’idea della morte. 
L’intento di trascurare gli aspetti psicologici e del malessere collettivo, che questa grande paura del Coronavirus ha insinuato negli italiani, è stato quello di renderli ancor più depressi ed insicuri; perché l’uomo depresso ed impaurito diviene un soggetto più malleabile. E questo è un presupposto indispensabile per poter compiere quella trasformazione a cui l’uomo moderno e quei diffidenti e conservatori degli italiani devono essere assoggettati.
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