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Francia: lo spettro della vendita per le chiese senza fedeli

- di: Jean Aroche
 
Se un cinema o un ristorante o un bar non vengono più frequentati, se un negozio vede assottigliarsi inesorabilmente il numero dei clienti, i proprietari, che devono necessariamente sostenere delle spese (fitto, utenze, mutui), possono anche prendere in considerazione l’idea di chiudere e di mettere in vendita il proprio bene, se non per rientrare delle spese, quanto meno per alleviare il carico dei debiti.
Ma se, anziché di negozi parlassimo di chiese, il ragionamento non reggerebbe perché mettere in vendita un edificio religioso, una chiesa soprattutto, apparirebbe agli occhi dei fedeli come un tradimento della religione cattolica, qualcosa di cui rispondere davanti a Dio, una volta conclusa la parabola della vita.
Questo argomento è diventato di attualità in Francia dove ci sono 42 mila chiese cattoliche, molte delle quali ormai senza più fedeli e quindi chiuse, ma senza che sia stato deciso cosa fare di esse.
Al momento non esiste una percentuale delle chiese che non hanno fedeli e che quindi di fatto non apriranno più. Di certo la loro gestione e la loro manutenzione sono un problema che si presenta quotidianamente, mettendo in crisi le diocesi, ormai alle prese con spese sempre più crescenti, trattandosi spesso di edifici molto vecchi, addirittura antichi, che devono essere vissuti per garantirne la sopravvivenza.
A questo si sono aggiunte pure le misure adottate dal Governo per arginare il pericolo di un dilagare del contagio del Corona Virus ed il fatto che solo di recente è stata autorizzata (previa l'adozione di misure di prevenzione che hanno comunque un costo) la riapertura degli edifici di culto e, quindi, la celebrazione delle messe. Come quelle legate alla Pentecoste, che i fedeli francesi, così come quelli del resto dell'Europa centrale, aspettano con ansia anche perché è la prima grande festività dopo il lungo isolamento.
La riapertura, peraltro, era stata sollecitata da settimane da molti parroci e sacerdoti che, il 24 aprile, avevano firmato un appello (ospitato dal quotidiano Le Figaro) al presidente Emmanuel Macron , non nascondendo il loro sconcerto per il fatto che alle chiese l’11 maggio (primo giorno dell’allentamento delle misure) era stato negato quello concesso ad altri luoghi comunitari, come vivai, musei e scuole. Mentre Dio, ha detto padre Etienne Lorta, della cattedrale Saint-Malo, ha dovuto aspettare altri undici giorni.
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Ma, al di là delle polemiche legate al ‘’diverso trattamento’’ che le chiese hanno avuto rispetto ad altri luoghi di aggregazione ‘’laica’’ , resta il problema della progressiva contrazione del numero dei fedeli attivi, quelli cioè che frequentano le chiese, in qualche modo, e lo diciamo con il massimo rispetto per chi ha la Fede, giustificandone la sopravvivenza.
‘’Il cielo spirituale si sta oscurando’’, ha detto Jacques Habert, che dal 2015, anno in cui è stato scelto dalla Conferenza episcopale di Francia, guida un gruppo di riflessione su "Chiese, una nuova questione pastorale". Un argomento che sta a cuore alle gerarchie ecclesiastiche che lo hanno poi posto, nel 2017,al centro di una conferenza che si è svolta a Parigi, al Collège des bernardins, uno degli alti luoghi di teologia europei.
Ma questi studi, che certo hanno approfondito i motivi dei distacco dei fedeli dai luoghi deputati alla preghiera, non hanno potuto gettare lampi di ottimismo sulle 42 mila chiese di Francia, da qualcuno definite ‘’le sentinelle minacciate nelle nostre città e nelle nostre campagne’’.
Le diocesi, consapevoli che la situazione ben difficilmente potrà essere recuperata, si trovano ora davanti a decisioni che devono essere prese, mettendo da parte il dolore che esse genereranno.
Per molti paesi, le chiese non sono (o sono state) solo il luogo del ricongiungimento spirituale con Dio, ma anche la continuità del contratto sociale tra i cittadini, dove la frequentazione risaldava i vincoli di amicizia e solidarietà. Ma oggi queste esigenze non ci sono più e quindi le chiese hanno perso il loro valore fortemente simbolico, diventando, cinicamente, solo dei muri da manutenere.
Può apparire crudele parlare di edifici dove per secoli la gente si riuniva per accorciare le distanze tra sé e Dio, ma ormai è così ed ora la Chiesa si deve porre un interrogativo forse spietato, ma che è il solo sul tavolo. Forse non sarà questa la formula esatta, ma forse ci si chiederà se Dio potrà mai accettare che i mercanti entrino nel tempio, dopo averlo acquistato.
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