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Risiko banche, Bpm ora è al centro delle mosse Crédit Agricole e Mps

- di: Bruno Coletta
 
Risiko banche, Bpm ora è al centro delle mosse Crédit Agricole e Mps
Bpm tra Crédit Agricole e Mps: Unicredit punta su Grecia e Germania
Tra alleanze sospese e mosse strategiche in Grecia e Germania, il risiko bancario italiano diventa spettacolo europeo.

(Foto: il Ceo di Bpm, Giuseppe Castagna).

Con l’operazione su Mediobanca ormai in porto, il risiko bancario italiano ha ripreso velocità. Al centro del tavolo c’è Banco Bpm, banco di prova di due traiettorie: l’asse con Crédit Agricole e l’opzione Mps. Sullo sfondo, Unicredit ha spostato parte del proprio baricentro fuori dai confini, lavorando su Grecia e Germania. Il risultato è uno scenario in movimento, dove pesano valutazioni industriali, vincoli di golden power e la sensibilità politica verso grandi aggregazioni cross-border.

Il risiko riparte: Bpm sul tavolo delle grandi manovre

Per Bpm la via maestra conduce a Crédit Agricole, già azionista rilevante e in potenziale rafforzamento. Un’integrazione avrebbe una logica industriale chiara: massa critica sui ricavi, sinergie di prodotto e una rete complementare. Restano tuttavia nodi non banali: equilibrio dei pesi azionari nella nuova entità, sensibilità del regolatore e, soprattutto, atteggiamento del governo sul fronte delle prerogative speciali. In alternativa, la pista Bpm-Mps non è tramontata: l’incastro sarebbe più domestico, ma richiede tempo, finestre regolamentari e una sequenza ordinata delle operazioni già in corso.

Il gruppo guidato da Giuseppe Castagna spinge per un disegno che non snaturi Bpm e che valorizzi il profilo retail-commerciale. La Borsa ha reagito più volte a questi segnali, scontando la possibilità di una combinazione “tra pari” capace di mantenere saldo il baricentro italiano e, insieme, di aprire a economie di scala che oggi fanno la differenza su capitale, tecnologia e costo della raccolta.

Orcel sposta il gioco: Grecia e Germania sul tavolo

Per Unicredit, la fase calda sul dossier Bpm ha lasciato spazio a un’agenda internazionale. In Grecia, la partecipazione in Alpha Bank è diventata il perno di un’alleanza che porta ricavi e tecnologia: integrazione di piattaforme, sviluppo dell’offerta di wealth e transaction banking, valorizzazione della rete locale. È una mossa che parla di ritorno sul capitale e di crescita organica con opzioni aperte per il medio termine.

Più complesso il capitolo Germania, dove le ambizioni legate a Commerzbank incontrano la freddezza della politica e dell’establishment finanziario. La numero uno della banca tedesca, Bettina Orlopp, ha marcato il perimetro con una frase che non lascia margini: “non verremo acquisiti”, ha detto, rivendicando l’autonomia del gruppo. A sua volta Andrea Orcel ha segnalato che, nell’ipotesi di un’operazione, i potenziali impatti occupazionali sarebbero circoscritti al centro direzionale: “i tagli colpirebbero soprattutto la sede centrale”. È un messaggio calibrato per il pubblico tedesco e per i sindacati, consapevole che il consenso sociale è un pezzo essenziale del puzzle.

Nel frattempo, Unicredit ha lavorato sulle infrastrutture operative: nuova partnership per i servizi di custodia in Europa e una piattaforma di post-trading in cloud che rafforza il backbone tecnologico tra Italia e Germania. Non è una scalata, ma un consolidamento industriale che prepara il terreno, a prescindere dall’esito delle grandi partite M&A.

E ora: uno sguardo d’insieme

L’Italia resta il campo di gioco decisivo. Se Bpm imboccherà la via di Crédit Agricole, vedremo un campione con più spinta commerciale e una filiera di prodotto più profonda; se invece prevarrà l’ipotesi Mps, il sistema potrebbe trovare un equilibrio domestico più ordinato, ma con benefici di scala da dimostrare. In entrambi i casi, la variabile chiave è l’atteggiamento delle autorità e la gestione degli equilibri azionari nella nuova entità.

Per Unicredit, la strategia di diversificazione geografica consente di distribuire il rischio e di mettere a frutto la leva tecnologica. La Grecia offre un contesto recettivo e ritorni tangibili; la Germania resta un obiettivo di prestigio, ma politicamente impervio. In mezzo, c’è l’Europa del mercato unico che spinge verso consolidamenti con senso industriale e rispetto dei territori. È lì che si giocherà la vera partita nei prossimi trimestri. 

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