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Crisi per la Renault: rosso di 7,3 miliardi nel primo trimestre 2020

- di: Jean Aroche
 
Gli effetti della pandemia si sono tradotti in un bagno di sangue per la Renault che questa mattina ha ufficializzato i dati del primo semestre dell'anno che segnalano una perdita record di 7,3 miliardi di euro. La casa francese, oltre alle difficoltà che da tempo caratterizzano le sue attività, subisce le conseguenze anche del periodo nero che sta attraversando la giapponese Nissan, suo partner.

La perdita di 7,3 miliardi di euro è la più pesante della storia della Renault. Un dato spaventosamente negativo rispetto a quello del 2019, quando la casa francese aveva subito una perdita molto più leggera, 141 milioni di euro, la prima in dieci anni, per un fatturato del gruppo di 55 miliardi di euro. Secondo quanto si legge in una nota, diffusa questa mattina dalla casa, l'incertezza è tale che il gruppo "ritiene di non essere in grado di fornire una previsione affidabile dei risultati per l'anno". La Renault, sul cui andamento già difficile la crisi sanitaria ha gravato in modo sensibile, ha già annunciato, a fine maggio, un taglio della forza lavoro per 15 mila unità, in tutto il mondo.


La situazione, che non ha precedenti ''non è senza appello", a giudizio dell'amministratore delegato Luca de Meo, entrato in carica all'inizio di luglio. "Ho piena fiducia nella capacità del gruppo di riprendersi", ha aggiunto l'amministratore delegato, secondo il comunicato diramato dalla Casa.

De Meo ha davanti un cammino irto di difficoltà e scelte dolorose, conseguenza anche dell'ambiziosa strategia che era stata portata avanti dal suo predecessore, Carlos Ghosn.
A tendere una mano alla Renault è stato a giugno il governo di Parigi che, nell'ambito delle misure adottate per attutire i contraccolpi della pandemia anche sul settore dell'automobile, ha accettato di concedere alla casa un prestito garantito dallo Stato di 5 miliardi di euro.

Il taglio del numero dei dipendenti è stato avallato anche dal nuovo presidente della Ranault, Jean-Dominique Sénard, che, in una intervista a Le Monde, aveva difeso il piano di riduzione dei posti di lavoro a causa del "divario competitivo tra Renault e i suoi principali concorrenti" che "minacciava seriamente il futuro del gruppo".
La perdita deve essere in gran parte attribuita alla Nissan, di cui Renault detiene il 43% del capitale. Ieri Nissan ha annunciato una perdita netta di 670 miliardi di yen nell'anno fiscale 2020-2021, pari all'incirca a 5,4 miliardi di euro, simile a quella subita nel 2019-2020.

A rendere ancora più eclatante la situazione della Renault è il confronto con i risultati del rivale francese PSA (Peugeot, Citroën), che, nonostante la crisi, nel primo semestre del 2020 ha fatto segnare un utile netto di 595 milioni di euro.
Renault (che ha anche i marchi Dacia, Lada, Alpine e Samsung Motors) ha dovuto sopportare un crollo del fatturato, nel primo semestre dell'anno, del 34,3%, a 18,4 miliardi di euro con un margine operativo andato bruscamente in rosso, a -1,2 miliardi di euro. La Renault stima l'impatto negativo della crisi sanitaria a 1,8 miliardi. Questo margine era stato positivo per 1,7 miliardi di euro nella prima metà del 2019.

Nel dato fortemente negativo pesa anche il cattivo andamento del gruppo in Cina, con una perdita di capitale di 153 milioni di euro sulla vendita in questo paese, un onere legato alla vendita delle azioni Renault nella sua consociata con Dongfeng Motor Corporation.
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