Il nuovo rapporto sulla mobilità traccia un quadro che, pur riconoscendo progressi significativi in alcuni comparti, avverte che l’Italia resta distante dal raggiungimento degli obiettivi europei fissati al 2030. Le misure attualmente in campo, secondo gli analisti, non saranno sufficienti a centrare i target di decarbonizzazione, e il 2030 rischia di trasformarsi in una scadenza mancata.
Mobilità, boom e-bike e logistica in affanno: Italia lontana dagli obiettivi 2030
Nello scenario più pessimistico le emissioni potrebbero addirittura aumentare del 5% rispetto ai livelli attuali, mentre nella previsione più ottimistica la riduzione si fermerebbe all’11%, ancora lontana dal traguardo richiesto.
La prospettiva più probabile, con politiche invariate, indica un taglio massimo delle emissioni attorno al 23%, contro il 43% previsto dal pacchetto europeo Fit for 55. Una distanza che gli esperti collegano soprattutto ai trend del traffico stradale, fortemente influenzato dall’andamento dell’economia e dei consumi, più che alla progressiva sostituzione del parco veicoli. È una dinamica che conferma come la sola innovazione tecnologica non basti e che, per accelerare la transizione, serviranno scelte più incisive.
La transizione richiede misure aggiuntive
Nel rapporto si sottolinea che la fase intermedia della transizione non può basarsi esclusivamente sull’evoluzione spontanea del mercato. Saranno necessarie politiche aggiuntive, dalla diffusione dei biocarburanti alla riduzione delle dimensioni dei veicoli acquistati, fino alla promozione di comportamenti di guida più sostenibili. È un passaggio che mette al centro non solo la tecnologia, ma anche le scelte dei consumatori e la capacità del sistema pubblico di orientare la domanda verso soluzioni meno impattanti.
Logistica italiana: cresce ma resta indietro
Accanto all’analisi sulla mobilità, il Rapporto 2025 dell'Osservatorio Freight Insights accende i riflettori sul trasporto merci, un settore che continua a crescere ma che fatica ad avvicinarsi agli standard europei di efficienza e sostenibilità. Nel 2024 i volumi industriali hanno registrato un aumento superiore al 2%, con un miglioramento dei ricavi per le imprese di autotrasporto. Tuttavia, questa crescita si scontra con una serie di limiti strutturali: infrastrutture insufficienti, colli di bottiglia operativi e ritardi nei collegamenti che sottraggono competitività all'intero comparto.
La strada rimane il canale dominante, con oltre 30 miliardi di veicoli*km, ma deve affrontare costi energetici in crescita e una saturazione dei carichi ancora troppo bassa per garantire efficienza. Il trasporto ferroviario, invece, arretra del 5% rispetto al 2021, penalizzato da cantieri prolungati e da vincoli operativi che non consentono di sfruttarne appieno il potenziale. Meglio va al marittimo, che registra un incremento del 3,9% nel traffico container e un miglioramento della connettività portuale pari al 4,9% dal 2018.
Sul fronte dell’aviazione cargo, i dati segnano il migliore risultato dal 2009, con 1,25 milioni di tonnellate movimentate. Ma il rovescio della medaglia è evidente: gran parte del traffico utilizza ancora hub esteri, sintomo di un sistema che non riesce a offrire soluzioni competitive sul territorio nazionale.
Aziende più digitali, ma servono strumenti mirati
Uno dei segnali più interessanti riguarda il comportamento delle aziende committenti: il 96% ha aggiornato la propria strategia logistica, e una su due sta pianificando investimenti significativi nei prossimi anni. Il dato forse più emblematico è quello relativo alla tecnologia: entro tre anni il 40% delle imprese prevede di introdurre sistemi di Intelligenza Artificiale per ottimizzare pianificazione, instradamento e guida assistita. Una modernizzazione che viaggia però più veloce della capacità del sistema di decarbonizzarsi.
Lo studio definisce infatti il trasporto merci un comparto “hard-to-abate”, difficile da rendere a basse emissioni senza un mix coordinato di incentivi, nuovi carburanti e innovazione operativa. Senza interventi mirati, ammoniscono gli analisti, non si potrà colmare il divario tra gli obiettivi europei e l’attuale realtà del settore.
E-bike: la rivoluzione elettrica del Made in Italy
Nello stesso pacchetto di analisi trova spazio anche il nuovo e-book “E-Bike: il motore della mobilità sostenibile Made in Italy”, che racconta un’altra faccia della transizione, decisamente più dinamica. Il mercato globale delle e-bike, oggi valutato oltre 50 miliardi di dollari, cresce tra il 4,5% e il 6% l’anno, sospinto dall’innovazione tecnologica e dalla crescente sensibilità ambientale.
In Italia la trasformazione è evidente: la quota di mercato delle bici elettriche è passata dal 3,4% al 20,3% in un decennio. Una crescita che non riflette solo un cambiamento nei comportamenti dei cittadini, ma anche l’evoluzione di un comparto industriale robusto, con oltre 250 aziende e 40.000 addetti distribuiti tra Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Sud Italia.
Il Made in Italy continua a distinguersi per design, qualità e soluzioni tecnologiche di alto livello. Le esportazioni di e-bike italiane hanno raggiunto nel 2024 i 150 milioni di euro, con un incremento del 44% rispetto al 2019 e una penetrazione crescente in mercati cruciali come Nord America e Africa. È un risultato che testimonia come, almeno in questo segmento, la transizione non sia solo un obbligo europeo, ma un’opportunità industriale concreta.