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Il Mezzogiorno affonda: tra spopolamento e leadership ai minimi

- di: Jole Rosati
 
Il Mezzogiorno affonda: tra spopolamento e leadership ai minimi
Un Sud dimenticato, senza investimenti e leadership: se affonda il Meridione, affonda tutta l’Italia.
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L’allarme di Giorgetti: una tragedia demografica in corso
Davanti alla Commissione Parlamentare sulla transizione demografica, il ministro Giancarlo Giorgetti ha lanciato un allarme clamoroso: entro il 2050 il Mezzogiorno perderà 3,4 milioni di abitanti; e entro il 2080 altri 4,5, per un totale di 7,9 milioni spariti. Il tasso di fecondità è precipitato a appena 1,20 figli per donna, praticamente identico al Nord (1,19), ben al di sotto della soglia necessaria di 2,1.
L’allarme demografico si traduce in una crisi irreversibile: ogni anno si aggiunge lo spettro di piccoli comuni che chiudono scuole, perdono servizi essenziali, restano solo anziani, mentre le nuove generazioni fuggono altrove.
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Trenta anni di questioni sbilanciate: il Nord va, il Sud affonda
Negli ultimi tre decenni la politica nazionale si è concentrata ossessivamente sulla cosiddetta "questione settentrionale": fiscalizzazione, autonomie, incentivi. Il Mezzogiorno è stato lasciato in un cono d’ombra, considerato un problema irrilevante. Eppure, è proprio dal Sud che arriva circa un quarto del Pil del Nord: il calo demografico e sociale del Mezzogiorno ha indebolito il motore produttivo dell’Italia settentrionale.
Un effetto evidente: con performance inferiori alla Mitteleuropa, anche il Nord ha sofferto proprio perché privato di una spinta economica che proveniva dal Sud.
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L’economia del Sud: crescita ad alto rischio ed emergenza sociale
Crescita “gonfiata” dagli investimenti pubblici
Nel 2024 il Mezzogiorno ha registrato una crescita del PIL dell’1,0%, superiore alla media nazionale dello 0,7%. Tuttavia, è una crescita sostanzialmente pubblica: il PNRR e i fondi europei hanno alimentato la crescita (+0,6 punti percentuali nel Sud, +0,4 in Centro-Nord). In totale, nel 2024 gli investimenti pubblici hanno superato i 45 miliardi, di cui 12 mld dal PNRR.
Lavoro sì, ma povero
Pur con un +2,2% di nuova occupazione (142mila persone in più), i salari sono in caduta libera: -8,1% dal 2019 nel Sud, contro -5,5% nel resto d’Italia. Il risultato? Lavoro povero e precarietà diffusa, col 31% di lavoratori a basso reddito al Sud.
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Spopolamento, servizi in crisi, fatalismo: il cuore della tragedia meridionale
Il Sud è uno spazio sospeso: interi paesi spopolati, vitalità spente, con fasce generazionali smembrate. Lo definisce Giorgetti: “intere comunità sono destinate a morire”. Il fenomeno non scatena rivolte, ma fatalismo: il Mezzogiorno sembra vivere il suo destino come una predestinazione verghiana, un’agonia silenziosa. Dove in altri paesi esploderebbe la protesta, qui regna una rassegnata attesa del crollo.
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Leadership e governance: le élite del Sud affondano insieme al territorio
La crisi ha prodotto una classe dirigente modesta, focalizzata solo sulla spartizione di risorse statali e sulla clientela: promesse senza visione, strategie inesistenti, piaggeria istituzionale.
Eppure, il circolo vizioso continua: se non cambiano governance, visione e merito, l’assenza di investimenti e competenza vanificherà ogni singolo euro speso – pubblico o privato.
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I casi virtuosi: quando il Sud può ripartire
Campania: un modello “ibrido” di crescita
PIL regionale attorno a 111 mld €, +1,3% nel 2023 (+1,0 nel 2024).
Export 2024: 16,2 mld (+2,7%), contro il -1,6% medio del Sud .
Occupazione giovanile e femminile in crescita (+1,8%).
Startup e PMI innovative: in Campania 1.400 startup (+25% del totale Sud), 2.459 PMI innovative (+12%).
Agro-alimentare, aerospazio, turismo: settori trainanti, soprattutto post-covid.

Sicilia: il motore isolano trascina il Sud
Nel 2024 la Sicilia ha registrato un +1,5% del PIL, contro l’1,0% medio meridionale. Il settore industriale è cresciuto del +2,7%, facendo dell’isola il traino principale del Sud.
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Le grandi domande sul futuro
1. Post PNRR: dopo il 2026, quando i fondi europei si esauriranno, cosa succederà? Svimez invita a consolidare ZES, infrastrutture, governance territoriale.
2. Investimenti privati: servono condizioni stabili per attrarli: semplificazione, fisco agevolato, infrastrutture digitali e logistiche.
3. Patto Sud Nord: una strategia congiunta che riconosca il valore reciproco: il Nord che va ha bisogno di un Sud capace di sostenere la domanda e l’innovazione.
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Un bivio
Il Mezzogiorno è ad un bivio: confermare la tendenza alla morte silenziosa o trovare la strada della rinascita. Serve una svolta radicale: visione di sviluppo, governance credibile, risorse permanenti e una classe dirigente meridionale pronta a farcela.
Se il Sud affonda, affonda l’Italia intera: è tempo di restituire al Mezzogiorno la dignità e la centralità che merita. Un fallimento oggi sarebbe una sconfitta nazionale, non regionale.

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