Al Quirinale il richiamo ai giovani giudici: “Siete agenti della Costituzione”.
È un discorso denso, misurato nei toni ma fermissimo nei contenuti quello pronunciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti ai nuovi magistrati ricevuti al Quirinale. Una vera e propria lezione di diritto costituzionale, ma anche un messaggio politico nel senso più alto del termine: la magistratura è autonoma e indipendente non per privilegio, ma per precisa scelta della Costituzione.
“Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili”, ha scandito il Capo dello Stato, chiarendo che le decisioni dei giudici devono essere adottate esclusivamente secondo diritto, senza condizionamenti esterni, pressioni politiche, influenze mediatiche o timori di ritorsioni. Un principio ribadito con forza davanti a toghe giovanissime, ancora nella fase del tirocinio, chiamate a misurarsi con una funzione delicatissima.
Mattarella ha ricordato come la nostra Costituzione, nata all’indomani delle guerre mondiali e delle dittature, si fondi sulla separazione dei poteri e sull’equilibrio tra le istituzioni. Un assetto pensato per garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ogni cittadino. Non a caso, ha spiegato, l’indipendenza della magistratura è assicurata anche attraverso il modello del suo governo autonomo.
Accanto all’autonomia, però, c’è l’altra faccia della medaglia: l’imparzialità. Il presidente ha richiamato con nettezza i rischi che negli anni hanno insidiato la credibilità della giustizia, dalle derive correntizie alle pressioni dei partiti, fino ai condizionamenti mediatici su processi trasformati in spettacoli permanenti. Da qui l’invito a esercitare la funzione giudiziaria con maturità, competenza e assoluta neutralità.
“Si tratta di un’attività complessa che richiede profonda conoscenza delle fonti giuridiche e imparzialità nell’interpretazione”, ha sottolineato Mattarella, rimarcando il peso sociale delle decisioni giudiziarie. Un peso che, in più occasioni, ha reso la magistratura protagonista di cambiamenti profondi nella società, spesso anticipando o sollecitando l’intervento del legislatore.
Il Capo dello Stato ha ricordato come i giudici, anche attraverso il ricorso alla Corte costituzionale, abbiano contribuito all’attuazione concreta dei valori costituzionali e al riconoscimento di nuovi diritti, rispondendo alle domande di giustizia provenienti dai cittadini. Un ruolo propulsivo che ha colmato, talvolta, i vuoti lasciati dalla politica.
Il passaggio finale del discorso è un appello diretto, quasi personale, alle nuove toghe: “Siate agenti della Costituzione, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona”. Parole accompagnate da un richiamo a due virtù tanto celebrate quanto difficili da praticare: umiltà e prudenza nel giudizio.
Un messaggio che arriva in una fase delicata del dibattito pubblico sulla giustizia, ma che volutamente evita riferimenti a riforme e referendum imminenti. Mattarella sceglie la strada della chiarezza istituzionale: i principi non si negoziano. E la Costituzione resta il perno attorno a cui ruota l’intero sistema democratico.