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Italia colabrodo: a Chieti, l'Aquila e Potenza il 70% dell'acqua si perde nella rete idrica

- di: Barbara Bizzarri
 
Italia colabrodo: a Chieti, l'Aquila e Potenza il 70% dell'acqua si perde nella rete idrica

Il problema della dispersione di acqua immessa nella rete idrica, datata e in pessime condizioni, riguarda notoriamente tutta Italia ma ci sono delle differenze a livello territoriale elevatissime. Se nel Comune di Potenza non arriva nei rubinetti delle abitazioni il 71 per cento di quanto immesso in rete, a Chieti si tocca il 70,4 per cento, a L’Aquila il 68,9 per cento, a Latina il 67,7 per cento e a Cosenza il 66,5 per cento. Per contro a Milano le perdite idriche raggiungono il 13,4 per cento, a Pordenone il 12,1 per cento a Monza l’11 per cento, a Pavia il 9,4 per cento e a Como, la città più virtuosa d’Italia, il 9,2 per cento: a dirlo, il Centro studi della Cgia di Mestre. In un periodo in cui nel Mezzogiorno non piove dallo scorso inverno e le temperature in questi mesi estivi hanno raggiunto livelli piuttosto elevati, questa ripartizione geografica che evidenzia una dispersione superiore al 50 per cento dell’acqua potenzialmente utilizzabile è equiparabile a una catastrofe, senz’altro dovuta a più fattori: rotture presenti nelle condotte, età avanzata degli impianti, aspetti amministrativi dovuti a errori di misurazione dei contatori e agli usi non autorizzati, ovvero allacci abusivi.

Italia colabrodo: a Chieti, l'Aquila e Potenza il 70% dell'acqua si perde nella rete idrica

La presenza di fontanili nei centri urbani, soprattutto nelle zone di montagna, può dar luogo a erogazioni considerevoli e di conseguenza a elevate perdite, secondo il rapporto della Cgia. Nella campagna romana e abruzzese, inoltre, i fontanili sono degli abbeveratoi in muratura utilizzati dagli agricoltori e dagli allevatori nelle tenute e nei recinti per il bestiame. Non tutto il Sud, comunque, versa in condizioni pessime: fortunatamente esistono anche situazioni virtuose da segnalare come nel comune di Trapani dove la dispersione raggiunge solo il 17,2 per cento dell’acqua immessa in rete, a Brindisi il 15,7 per cento e a Lecce il 12 per cento; un valore, quest’ultimo, addirittura inferiore a quello riscontrato nel comune di Milano. A livello regionale la situazione più critica si registra in Basilicata. In quest’area la dispersione d’acqua su quanto immesso in rete è pari al 65,5 per cento. Seguono l’Abruzzo con il 62,5 per cento, il Molise con il 53,9 per cento, la Sardegna con il 52,8 per cento e la Sicilia con il 51,6 per cento. Per contro, la Lombardia con il 31,8 per cento, la Valle d’Aosta con il 29,8 e l’Emilia Romagna con il 29,7 per cento sono le aree più virtuose del Paese.

Per la realizzazione di nuove infrastrutture idriche primarie, la riparazione, la digitalizzazione e il monitoraggio integrato delle reti idriche per diminuire le perdite d’acqua, il potenziamento e l’ammodernamento del sistema irriguo nel settore agricolo e per la depurazione delle acque reflue da riutilizzare in agricoltura e nel settore produttivo, il PNRR ha messo a disposizione ben 4,3 miliardi di euro, ricorda la Cgia. A queste risorse deve essere aggiunto un altro miliardo che nello scorso mese di maggio è stato assegnato al Ministero delle Infrastrutture per ridurre le perdite nelle reti di distribuzione. Inoltre, secondo la Cgia di Mestre, potrebbe non essere sufficiente creare nuovi invasi, razionalizzare i consumi e mettere a nuovo la rete di distribuzione: come hanno fatto con successo l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, Israele e in parte anche la Spagna, non è da escludere che anche l’Italia debba puntare sull’utilizzo dei dissalatori anche se le controindicazioni non mancano, come l’elevato consumo di energia elettrica che contraddistingue questi impianti; l’impatto che queste strutture hanno sul paesaggio e i problemi di smaltimento dei prodotti chimici che sono utilizzati per desalinizzare l’acqua. Tuttavia, gli impianti di ultima generazione hanno, almeno in parte, superato molti di questi problemi ambientali. E sebbene i dissalatori in funzione nel nostro Paese siano di piccola dimensione, quelli realizzati nell’Isola del Giglio, a Ustica e a Ponza hanno sin qui ottenuto dei risultati molto positivi.

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