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Intervista a Barbara Lunghi

Dott.ssa Lunghi, facciamo un bilancio sia di questi 10 anni di debutto del segmento AIM in Borsa Italiana, sia della situazione odierna.
La Conference di AIM Italia 2019 è la seconda che organizziamo per questo mercato.
La prima è avvenuta lo scorso anno al raggiungimento delle 100 società quotate e ci sembrava doveroso sottolineare e festeggiare questo traguardo con una Conference dedicata organizzata a ridosso della pubblicazione dei risultati annuali.
La Conference 2019 ha visto la partecipazione di circa 50 società e di 110 investitori, in rappresentanza di investitori istituzionali, gestioni patrimoniali, family office ed individui che investono in questo mercato. Gli incontri organizzati fra le società quotate e i vari investitori sono stati 500. Direi che come seconda edizione, in ricorrenza del decennale del mercato, il risultato raggiunto porta grandi soddisfazioni.

Se guardiamo indietro a questi 10 anni, quali sono stati i momenti di difficoltà e quali invece sono state le spinte in avanti che hanno permesso di raggiungere questi risultati?
All’epoca si trattava di una proposta di mercato molto innovativa: tecnicamente AIM Italia è una multitrading facility, è un mercato regolamentato dalla Borsa e molto diverso dal mercato a cui eravamo abituati precedentemente.
Nel 2009 tutto ciò rappresentò una grande novità: ci ispirammo e importammo in Italia il modello anglosassone che aveva avuto e continua ad avere molto successo. Ci sembrava interessante, dopo la fusione di Borsa Italiana con London Stock Exchange, proporre nel Paese per eccellenza delle piccole e medie imprese, un modello di mercato pensato e dedicato alle piccole e medie imprese stesse con potenzialità di crescita. Non fu affatto semplice questo processo, in quanto si trattava di un modello nuovo per gli operatori di mercato e non solo per le imprese, le quali finalmente avevano un ambiente di quotazione che non richiedeva banalmente una dimensione minima e proponeva una regolamentazione equilibrata, pensata per imprese di minori dimensione ma desiderose di crescere anche grazie al mercato. E stata introdotta la figura del Nomad che accompagna le società in tutto il loro percorso in borsa: una sorta di superconsulente che dichiara non solo se la società sia appropriata alla quotazione, ma la affianca anche una volta quotata per supportarla sugli adempimenti previsti dalle regole del mercato. La prima sfida fu proprio questa: creare una comunità e un primo nucleo di validi professionisti che potessero gestire questo tipo di operazioni. Man mano che le prime società si sono quotate e hanno iniziato a gemmare advisor dedicati, gli investitori, all’inizio molto prudenti, nel tempo invece sono stati fidelizzati. Un processo lungo che ci ha portato ai numeri che constatiamo oggi, con oltre 150 ammissioni dalla nascita di questo mercato e con 114 società quotate. Si tratta di un mercato dinamico e versatile, che si presta alla quotazione anche di piccole aziende e a grandi innovazioni. Tra gli ostacoli principali vi fu proprio quello di fidelizzare gli investitori nel tempo e far accettare questa sfida. A proposito di sfide, alcune sono ancora aperte, fra le quali quella di creare investitori dedicati solo a questo tipo di imprese. È con queste nuove idee che ci approcciamo al futuro e al prossimo decennio, che parte già con una base ben più solida.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare molti responsabili di queste aziende, soprattutto chiedendo loro quale fosse stato il vantaggio che aveva portato loro la quotazione in borsa. In particolare due aziende ci hanno risposto che, oltre alla credibilità acquisita grazie a questo passo, ora riescono a parlare con interlocutori ed a raggiungere profili di alto livello professionale che senza la quotazione non avrebbero mai raggiunto. Conferma questa tendenza?
Questi sono aspetti fondamentali che le aziende ci testimoniano di continuo.
La quotazione in Borsa aumenta la competitività delle imprese non solo grazie alle risorse finanziarie raccolte ma anche alla maggiore credibilità che assume sul mercato, tra i propri clienti e stakeholders. Molte aziende ci testimoniano che grazie alla quotazione si sono aperte nuove e concrete opportunità commerciali. Un altro beneficio tangibile è la possibilità di attrarre e mantenere talenti in azienda.
A parità di azienda, i talenti, sia i giovani neolaureati che i manager già affermati, prediligono lavorare per una società quotata per via delle regole a cui deve sottostare, per l’assetto di Governance, per i ruoli meglio definiti della proprietà del management, per la trasparenza in cui l’azienda deve operare e la credibilità di cui gode nel proprio settore.
Una società quotata in borsa acquisisce un diverso profilo, standing come si dice in gergo  ed è più motivante per i talenti lavorare per un’azienda che vuole crescere e lo dimostra con i fatti, raccogliendo risorse e mettendosi continuamente in gioco, coinvolgendo nell’azionariato investitori terzi, soprattutto in operazioni in aumento di capitale come sono quelle che vengono fatte sull’AIM Italia. Certo, il rischio imprenditoriale rimane sempre, ma i patti sono chiari e limpidi: un’azienda che si quota, lo fa per crescere.




Per vedere l'intervista: https://www.youtube.com/watch?v=TEu_G4mobCo

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