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Inflazione acquisita 2025 all’1,7%, accelerano i prezzi degli alimentari

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Inflazione acquisita 2025 all’1,7%, accelerano i prezzi degli alimentari

L’Istat ha diffuso i dati definitivi sui prezzi al consumo relativi a luglio, fotografando una dinamica che conferma un’inflazione acquisita per il 2025 pari a +1,7% per l’indice generale e a +1,9% per la cosiddetta “componente di fondo”, che esclude beni energetici e alimentari freschi. Questo indicatore rappresenta la crescita media che si avrebbe se, da qui alla fine dell’anno, i prezzi restassero invariati. In altre parole, già oggi si può stimare un aumento dei prezzi vicino ai due punti percentuali su base annua.

Inflazione acquisita 2025 all’1,7%, accelerano i prezzi degli alimentari

Il dettaglio settoriale evidenzia un’accelerazione per i beni alimentari non lavorati, passati da +4,2% a +5,1% su base annua, e una crescita più lieve ma comunque in aumento per i beni alimentari lavorati, da +2,7% a +2,8%. La spinta maggiore arriva da frutta e verdura fresche, carni e prodotti lattiero-caseari, comparti sensibili alle oscillazioni stagionali e ai costi di produzione.

Pressioni sui bilanci familiari
Per le famiglie, in particolare quelle a reddito fisso, il rincaro degli alimentari pesa in maniera significativa sul bilancio mensile. L’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità incide in proporzione maggiore sulle fasce più vulnerabili, riducendo la capacità di spesa per altri beni e servizi.

La componente di fondo come indicatore di tendenza
L’1,9% della componente di fondo, che esclude i beni più volatili, segnala una pressione inflazionistica sottostante ancora presente, anche se lontana dai picchi toccati nei mesi più acuti della crisi energetica. Questo dato è particolarmente seguito dalle autorità monetarie, perché fornisce un’indicazione più stabile delle tendenze di prezzo e delle possibili traiettorie future.

Fattori esterni e clima internazionale
Sul fronte esterno, i mercati restano sensibili alle tensioni commerciali globali, in particolare ai dazi e alle restrizioni sulle esportazioni di materie prime. Il costo dell’energia, pur in calo rispetto ai massimi del biennio precedente, continua a oscillare in base alle incertezze geopolitiche. Anche le condizioni climatiche avverse in alcune aree agricole del Paese hanno avuto un impatto diretto sulla disponibilità e sul prezzo di frutta e verdura.

Effetti sulla politica economica
Il governo osserva con attenzione l’evoluzione dell’inflazione acquisita, che ha implicazioni dirette sulla politica fiscale e sulla programmazione della prossima legge di bilancio. Una dinamica dei prezzi moderata ma persistente potrebbe spingere a interventi mirati per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, specie nei settori più colpiti dai rincari.

Prospettive nei prossimi mesi
Gli analisti prevedono che, salvo shock esterni, l’inflazione complessiva possa mantenersi sotto il 2% a fine anno, in linea con l’obiettivo di stabilità dei prezzi. Tuttavia, il permanere di aumenti sostenuti nel comparto alimentare rappresenta un rischio per la tenuta dei consumi e per la fiducia delle famiglie. La sfida sarà contenere queste spinte senza rallentare eccessivamente la crescita economica.

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