Green pass e proteste: l'Italia davanti alle sue contraddizioni

- di: Redazione
 
Forse l'Italia sta sprecando, nell'epoca del Covid-19, la migliore opportunità che le è si è presentata negli ultimi quarant'anni, perdendosi dietro l'idea che alla fine tutto si metterà a posto. Lo pensa il governo, che sta mostrando un decisionismo di cui forse non si avvertiva la mancanza, ma solo per il modo in cui viene espresso; lo pensano coloro che stanno dietro alle proteste di piazza verso il green pass, sperando che alla fine le loro istanze vengano accettate, per stanchezza o forse per il timore che possano salire di livello, intensità, pericolosità e, in taluni casi, di capacità eversiva.

Proteste per il green pass: l'Italia si spacca nel giorno dell'estensione dell'obbligo

Speriamo di essere i soli a vedere il buio nel futuro immediato del nostro Paese, ma veniamo confortati da quelli che, appena qualche settimana fa, erano semplici segnali e che ora assumono il profilo di certezze.
Per le strade, ma - purtroppo - anche nelle agorà della politica, i toni sono sempre sopra le righe e, quando superano il confine tra la parola e il gesto, ad essere attaccati non sono solo gli uomini a cui affidiamo la nostra sicurezza e nemmeno le sedi di questo o quel sindacato, di questo o quel 'palazzo del potere'. Ad essere attaccato è il principio stesso della democrazia, quello per il quale tutti hanno il diritto di esprimere le loro idee, a patto di non andare oltre, di non cedere il passo alla violenza.

In questa condizione che viviamo, dove il solo messaggio valido viene ritenuto quello in cui si mettono in mostra i muscoli, non ci accorgiamo che il tempo passa, cancellando le belle intenzioni e le speranze, sepolte sotto la retorica.
Quanto accaduto la scorsa settimana è stato molto grave e, se ha mostrato il potenziale eversivo che si nasconde dietro sigle peraltro abbastanza vecchie da farle apparire innocue, ha anche confermato che lo Stato non sempre è rappresentato dai suoi uomini migliori, perché se la reazione è una gran bella cosa, è la proazione che sottolinea la capacità di vedere, prevedere, prepararsi.
Eppure continuiamo a crogiolarci sotto il sole della fiducia che ci porta ad abbassare le difese, certi che alla fine le cose andranno per il verso giusto. Ma siamo sicuri che è veramente così?

Un esempio di come le cose possono avere molte e fondate ragioni, ma non per questo hanno un percorso segnato sin dall'inizio e che non si può alterare, viene dalla manifestazione con cui domani, a Roma, verranno stigmatizzati gli incidenti di sabato scorso, ed in particolare l'assalto alla Cgil.
Un episodio da condannare (seguito, a distanza di poche ore, da quello ancora più increscioso dell'assalto al Pronto soccorso dell'ospedale Umberto I, il più grande di Roma) ed anche con forza.
Ma - ci chiediamo con il massimo rispetto per chi si è sentito, a giusta ragione, offeso dalla violenza - la ragionevolezza non avrebbe dovuto imporre di spostarla di qualche giorno, in considerazione che la manifestazione si svolgerà alla vigilia del ballottaggio per l'elezione del nuovo sindaco di Roma? E ci chiediamo ancora se era opportuno fissare una manifestazione a poche ore dall'entrata in vigore dell'obbligo del green pass, che i suoi avversatori vogliono accogliere con manifestazioni che si spera siano pacifiche?

Confermando la condanna degli episodi di una settimana fa, le ragioni e la tempistica della risposta restano difficili da conciliare con quell'auspicata pacificazione che tutti si affannano a reclamare a parole, mentre affidano a teste di legno il compito di lavorare per ottenere l'esatto contrario.
Il passare delle settimane, dopo la plebiscitaria intronizzazione di Mario Draghi, sembra fare scemare in consenso intorno all'esecutivo e questo è male, perché il presidente del consiglio sta svolgendo un lavoro immane, che non è solo quello di traghettare il Paese verso il completamento del Pnrr, quanto quello di tenere insieme una coalizione di governo che definire raccogliticcia è un complimento.

L'Italia deve andare avanti, e difficilmente lo potrà fare se non si tornerà a quella condizione di civiltà che sembra essersi persa. Come si perde tempo prezioso in schermaglie e guerriglie politiche che non dovrebbero esserci se solo si avesse la consapevolezza che nessun obiettivo può essere superiore al bene del Paese.
Verrebbe da dire che ogni tanto i nostri politici dovrebbero stare a sentire quello che dicono coloro che politici non sono. Come i Pink Floyd che, per descrivere l'approccio di ciascuno verso lo scorrere del tempo, cantavano ''Corri e corri per raggiungere il sole ma sta tramontando''.
Il Magazine
Italia Informa n° 4 - Luglio/Agosto 2022
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