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Giorgetti: “Pace fiscale obiettivo del governo. Dalle banche un contributo doveroso”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Giorgetti: “Pace fiscale obiettivo del governo. Dalle banche un contributo doveroso”

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto in videocollegamento a un’iniziativa elettorale a Pesaro in vista delle regionali nelle Marche, ha ribadito i capisaldi della linea economica dell’esecutivo. Il titolare di via XX Settembre ha parlato di “pace fiscale” come obiettivo politico e culturale, chiarendo che la priorità resta alleggerire la pressione tributaria sui contribuenti e costruire un sistema fiscale più sostenibile. Allo stesso tempo, ha aperto al coinvolgimento del settore bancario, chiamato a dare un contributo “assolutamente doveroso” al sollievo fiscale.

Giorgetti: “Pace fiscale obiettivo del governo. Dalle banche un contributo doveroso”

“Il quadro è tale per cui l’obiettivo è arrivare alla pace fiscale, termine molto migliore rispetto a quello della rottamazione, che ha per me un significato negativo”, ha dichiarato Giorgetti. Secondo il ministro, la formula scelta rappresenta un cambiamento di paradigma: non più un condono percepito come episodico, ma un percorso strutturale che permetta a chi ha difficoltà di “rifiatare e continuare a contribuire”. Per Giorgetti si tratta di una “battaglia storica della Lega” e di un traguardo ormai “a portata di mano”, che mira a dare stabilità ai rapporti tra fisco e cittadini, riducendo al tempo stesso l’imposizione complessiva.

L’equilibrio tra rigore e flessibilità
La filosofia della pace fiscale si inserisce in una logica di equilibrio: da un lato il governo punta a garantire certezza del gettito, dall’altro riconosce che parte del tessuto produttivo ha bisogno di misure di respiro per non soccombere. La sfida resta quella di conciliare le esigenze di bilancio con la necessità di mantenere in vita attività economiche e famiglie che hanno attraversato crisi successive, dal caro energia alle turbolenze globali.

Le banche e il “contributo doveroso”
Accanto alla pace fiscale, Giorgetti ha toccato il tema più delicato delle misure in manovra riguardanti gli istituti di credito. “Per quanto riguarda il pizzicotto, vedo che qualcuno lo chiama buffetto… Non è che bisogna essere ministri dell’Economia o scienziati. Se si guardano i bilanci degli ultimi 5 anni, vediamo che ci sono settori che hanno subito pesantemente la crisi e gli effetti del costo dell’energia. Ma ci sono dei settori, come quello bancario, che hanno fatto utili stratosferici”, ha osservato il ministro.
La linea non è quella di aprire “crociate”, ma di costruire un percorso condiviso: “Ci metteremo al tavolo con loro e troveremo il modo in cui possano dare un contributo al sollievo fiscale. Mi sembra assolutamente doveroso”.

Il richiamo alla responsabilità collettiva

Giorgetti ha ribadito che il governo non intende adottare una linea punitiva, ma che tutti i settori devono fare la loro parte. “Senza bullizzare nessuno, tutti però devono dare un contributo a quello che io ho chiamato il sollievo fiscale”, ha spiegato. L’idea è di redistribuire parte degli utili realizzati da comparti più forti, come quello bancario, per sostenere famiglie e imprese che continuano a soffrire la pressione del fisco.

Una strategia politica ed economica
Le parole di Giorgetti disegnano così una doppia traiettoria: da un lato il rafforzamento della “pace fiscale” come cornice di riferimento per ridare fiducia ai contribuenti; dall’altro la costruzione di un patto con il sistema finanziario per condividere i benefici di bilanci floridi e attenuare squilibri sociali. Per l’esecutivo si tratta di un equilibrio complesso, che deve evitare di compromettere la stabilità del settore bancario ma, allo stesso tempo, rispondere alla crescente richiesta di alleggerimento della pressione fiscale.

Le reazioni attese
Le dichiarazioni del ministro aprono un cantiere politico e tecnico di grande rilievo in vista della legge di bilancio. Se da un lato le associazioni di categoria guardano con preoccupazione a eventuali prelievi sugli utili, dall’altro il consenso attorno all’idea di pace fiscale appare crescente, soprattutto tra le fasce di contribuenti e imprese che vedono in questa formula una possibilità di normalizzazione nei rapporti con il fisco.

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