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Expo 2030: Roma caput mundi? Ripassare, prego

- di: Redazione
 
Expo 2030: Roma caput mundi? Ripassare, prego
È stato un sogno coltivato e coccolato, ma che ha cozzato contro una evidenza, andando a sbattere contro l'incontrovertibilità delle cose: Roma non ha mai avuto una possibilità di vincere la corsa a essere sede dell'Expo del 2030, e comunque per colpe non solo sue.
Alla fine, secondo le previsioni che solo chi non ha il dono dell'obiettività poteva smentire, ha vinto Riad, ma ha soprattutto vinto l'Arabia Saudita, sempre più impegnata a rivendicare per sé un ruolo da player di peso nello scenario internazionale. Con tanti, tantissimi saluti a chi l'accusa di calpestare i diritti umani e di reprimere, con la violenza, la voce di chi dissente.

Expo 2030: Roma caput mundi? Ripassare, prego

Ma questo è lo scenario generale, perché se poi andiamo a dare un'occhiata a chi ha cullato il sogno di fare da contraltare a Riad, ovvero Roma, siamo costretti a prendere atto che la sua candidatura è stata un bellissimo esercizio di coraggio e magari di stile, ma che aveva come avversario solo e soltanto il degrado di una città, che certo non può essere solo colpa da chi la governa e l'ha governata.
La Roma che si è candidata ad Expo, purtroppo, è la stessa che combatte quotidianamente con un golem costruito con il fango dell'incuria, dell'abbandono, del disinteresse, di quel ''generone'' con cui si etichetta un modo di fare in cui il bene di tutti viene quotidianamente bruciato da quello del singolo.

La Riad che accoglierà milioni di visitatori (a conferma di un trend turistico in crescita negli anni, grazie anche a come la città e il Paese stanno utilizzando il flusso di denaro che deriva dal petrolio) sarà sicuramente più bella di quella di oggi, anche perché Mohammed bin Salman ha dimostrato di avere idee chiare, sia in campo economico che in quello politico, soprattutto quello interno.
Una città che sarà sommersa da miliardi di dollari (il piano con cui è stata sostenuta la candidatura prevede di spendere almeno sette miliardi di dollari, destinati sicuramente ad aumentare) per confermare che la scelta di Riad a sede di Expo 2023 è solo un corollario della crescita esponenziale saudita nel panorama internazionale.

A questo strapotere mediatico e politico della capitale dell'Arabia Saudita, Roma poteva opporre la sua storia, le sue bellezze, la sua arte. Tutto sicuramente di peso, nella valutazione della sua candidatura, ma con il macigno di una città che si confronta quotidianamente con problemi difficili da risolvere, soprattutto in pochi anni e, inoltre, partendo da una realtà che non riesce a staccarsi dalle emergenze.
Strade dissestate; trasporti pubblici zavorrati da un traffico insostenibile e da un piano di rinnovamento del parco vetture che va meno spedito di quanto sperato; ciclo dei rifiuti che mostra falle spaventose; impoverimento del tessuto produttivo, soprattutto quello più legato alle sue tradizioni: la Roma che voleva vincere la corsa ad Expo 2030 avrebbe avuto il tempo e le risorse per vincere? No, dobbiamo dirlo, anche se tutti - dal sindaco, al presidente della Giunta regionale e, su su, fino al capo del governo - ci speravano. Forse solo a parole.

Bisogna però essere onesti nell'analizzare quanto accaduto ieri, dicendo che Roma non solo è stata sconfitta (o umiliata, ad essere realistici guardando solo ai numeri della conta finale) da Riad, ma che è stata anche superata dalla coreana Busan (o Pusan, a secondo delle grafie), che certo non aveva i titoli e il background politico della nostra capitale, eppure l'ha anch'essa stracciata.
La storia, a posteriori, può essere raccontata in modo diverso (come si sta facendo in queste ore, dicendo e non dicendo che Roma è stata sconfitta per trame oscure, che però erano sotto gli occhi di tutti), ma la realtà resta.

E questa realtà racconta di un brutto capitolo per Roma, sicuramente, ma anche per il prestigio del nostro Paese, che ora dovrà avere la freddezza di aspettare prima di cominciare a fare la conta degli amici. Di quelli verso i quali l'Italia indirizza fior di aiuti economici e che, davanti a Sua Maestà il Petrolio, hanno preferito girare le spalle.
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