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Eurozona, avanzo conto corrente scende a 283 miliardi: pesa il reddito

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Eurozona, avanzo conto corrente scende a 283 miliardi: pesa il reddito

Il surplus del conto corrente dell’area euro rallenta e segna un calo netto nel 2025. Nei quattro trimestri fino al terzo trimestre 2025 l’avanzo si è attestato a 283 miliardi di euro, pari all’1,8% del Pil.
Un anno prima era stato di 425 miliardi, corrispondenti al 2,8% del Pil dell’area dell’euro.

Eurozona, avanzo conto corrente scende a 283 miliardi: pesa il reddito

Lo rileva la Bce nel report su bilancio dei pagamenti e posizione patrimoniale sull’estero dell’Eurozona. La diminuzione è legata soprattutto al cambio di segno dei redditi primari, passati da surplus a deficit.
In peggioramento anche i redditi secondari e il saldo dei servizi, mentre i beni restano in crescita.

Il surplus dei beni sale leggermente, ma non basta a compensare il resto. Dentro i beni pesano chimica ed energia, mentre macchinari e manufatti frenano.
Nei servizi aumentano i deficit legati alle imprese e alla proprietà intellettuale. E sui redditi primari incide la riduzione del surplus sugli investimenti diretti.

Conto corrente: surplus 283 miliardi (1,8% Pil) contro 425 miliardi
Il conto corrente dell’area dell’euro ha registrato un surplus di 283 miliardi di euro nei quattro trimestri fino al terzo trimestre del 2025, pari all’1,8% del Pil dell’area dell’euro. Nel periodo precedente, l’avanzo era stato più alto: 425 miliardi di euro, equivalenti al 2,8% del Pil. È quanto emerge dal documento della Bce “Bilancio dei pagamenti trimestrale e posizione patrimoniale sull’estero dell’area dell’euro”.

Redditi primari: da surplus a deficit, il cambio di segno pesa sul totale
Secondo la Bce, la diminuzione dell’avanzo è stata determinata principalmente dal passaggio del saldo dei redditi primari da un surplus di 55 miliardi di euro a un deficit di 41 miliardi di euro. Un cambio di segno che rappresenta il principale fattore di indebolimento del conto corrente, con un impatto diretto sul risultato complessivo dell’Eurozona.
A contribuire al calo anche l’ampliamento del deficit dei redditi secondari, che passa da 161 miliardi a 188 miliardi di euro, e un minor surplus dei servizi, sceso da 168 miliardi a 144 miliardi di euro. Questi andamenti, sottolinea la Bce, sono stati solo parzialmente compensati dall’aumento del surplus dei beni, salito da 362 miliardi a 368 miliardi di euro.

Commercio beni: chimica e energia sostengono, frenano macchinari e manufatti
Le stime sul commercio di beni, suddivise per categoria di prodotto, mostrano che l’aumento del surplus dei beni nei quattro trimestri fino al terzo trimestre 2025 è dovuto principalmente a un maggiore surplus dei prodotti chimici, passato da 268 miliardi a 310 miliardi di euro. A questo si aggiunge un minor deficit dei prodotti energetici, sceso da 266 miliardi a 242 miliardi di euro.
Questi sviluppi sono stati però in parte compensati da una riduzione del surplus per macchinari e prodotti manufatti, che passa da 304 miliardi a 260 miliardi di euro. Un dato che segnala un contributo meno forte dei settori tradizionalmente centrali nell’export industriale europeo, almeno nel periodo considerato.

Servizi: aumentano i deficit per imprese e proprietà intellettuale
Il minor surplus dei servizi nei quattro trimestri fino al terzo trimestre del 2025, spiega la Bce, è dovuto principalmente all’aumento dei deficit nei servizi alle imprese, saliti da 45 miliardi a 78 miliardi di euro, e nei canoni per l’uso della proprietà intellettuale, aumentati da 109 miliardi a 136 miliardi di euro.
A compensare solo in parte, l’ampliamento del surplus nei servizi di telecomunicazione, informatica e informazione, cresciuto da 202 miliardi a 230 miliardi di euro. Un segnale che conferma la maggiore tenuta dei servizi digitali e tecnologici nel saldo estero dell’Eurozona.

Investimenti: cala il surplus dei diretti, peggiorano le partecipazioni azionarie
La Bce spiega inoltre che il passaggio da surplus a deficit nei redditi primari è stato dovuto soprattutto a una forte riduzione del surplus negli investimenti diretti, sceso da 104 miliardi a 17 miliardi di euro. A questo si aggiunge un aumento del deficit nelle partecipazioni azionarie di portafoglio, passato da 190 miliardi a 205 miliardi di euro.
Il quadro complessivo descrive quindi un avanzo estero dell’Eurozona ancora ampio, ma in diminuzione rispetto all’anno precedente, con un indebolimento legato soprattutto ai redditi e, in misura minore, ai servizi, mentre il commercio di beni regge grazie a chimica ed energia.

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