Francia, crisi senza fine: sfiduciato il premier Barnier
- di: Giuseppe Castellini, Direttore Editoriale Italia Informa
La crisi della Francia s’avvolge su sé stessa, come non accadeva dal 1962, da quando cioè De Gaulle vinse il referendum sull’introduzione del semipresidenzialismo, riportando la Francia alla stabilità politica e istituzionale dopo un lungo periodo di instabilità.
L’Assemblea Nazionale, con una convergenza tra estrema sinistra (France Insoumise guidata da Jean-Luc Mélenchon) e l'estrema destra di Marine Le Pen si sono coalizzati pe far cadere, dopo appena tre mesi in cui Le Pen gli ha permesso di vivere, il governo di Michel Barnier (nella foto), costretto a fare una manovra economica pesante per scendere dal 7,5% al 5% di deficit pubblico nel 2024, con il debito pubblico che continua ad aumentare, la crescita che stenta, i detentori di titoli di Stato francesi nervosi, che chiedono tassi sempre più alti perché il rischio Francia cresce (lo spread, che misura proprio il rischio Paese, è 84.5, a livello della Grecia e più alto della Spagna, anche se decisamente inferiore a quello dell’Italia, pari a 116).
Il risultato è stato di 243 voti a favore e 331 contro.
Si pronuncia Barnier ma si intende Macron, perché l’obiettivo finale di Mélechon e Le Pen è la caduta del presidente, che però a dimettersi non ci pensa proprio (“fantapolitica”, dice) ed è determinato a restare all’Eliseo fino a scadenza naturale, il 2027. E Macron rilancia, facendo filtrare dai suoi collaboratori che è intenzionato a dare l’incarico per la formazione del nuovo governo entro 24 ore, perché arriva Trump e vuole far trovare al tycoon dazista una Francia politicamente in piedi. Questa la spiegazione ufficiosa, ma in realtà Macron vuole mettere ben davanti agli occhi del Paese l’irresponsabilità di due forze estremiste e il rischio di caos. In questo senso sarà interessante vedere come reagiranno domani gli investitori. Macron ha anche dalla sua il fatto che fino al 2025 non può sciogliere il Parlamento e quindi ha tempo per far emergere le contraddizioni delle due forze estremiste che, se tirassero ancora di più la corda, risponderebbero davanti al Paese di una crisi che da politica potrebbe diventare rapidamente finanziaria, con tutto quel che ne consegue, come ben sappiamo noi in Italia.
Le Lepen, poi, rispetto a Mélenchon (che vuole realizzare l’obiettivo di un’egemonia sulla sua forza di sinistra radicale su tutta la sinistra francese) ha un problema in più. È sotto processo per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo per il loro partito, con l’accusa che chiesto per lei una condanna a cinque anni di reclusione, due dei quali potrebbero essere sospesi (quindi non verrebbe incarcerata). La leader dell'estrema destra francese rischia anche cinque anni di ineleggibilità, per cui sarebbe fuori gioco se per l’Eliseo, che è il suo sogno proibito, si votasse nel 2027. Quindi, Macron deve cadere prima della sentenza, che dovrebbe avvenire nei primi mesi del 2025.
Nel suo discorso all’Assemblea Nazionale, Le Pen ha svestito i panni di una conservatrice moderata che si era ritagliata addosso negli ultimi anni e ha risfoderato tutto il repertorio di un Rassemblement National aggressivo e antieuropeista. Ha, insomma, grattato la panca della sua base nazionalista, antieuropeista, xenofoba. Ma niente paura, domani è un altro giorno. Anche in Francia.