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Damasco è caduta, Assad in fuga. Russia e Iran, stordite, lo mollano

- di: Redazione
 
Damasco è caduta, Assad in fuga. Russia e Iran, stordite, lo mollano
Damasco è caduta, Assad in fuga. I ribelli islamisti, per ora riconvertiti e sotto la tutela turca, sono i nuovi padroni della Siria, che è non solo la porta del Medio Oriente, ma anche la base per l’espansione in Africa. Da ciò si può capire quanto sia forte il colpo per la Russia – nume tutelare di Assad insieme all’Iran - che, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha dimostrato di non poter concorre guerre su fronti diversi, come ormai nemmeno gli americani sono in grado di fare. La Russia, nell’ambito della perdita di influenza nel Mediterraneo, con la caduta del regime di Assad perde anche due porti chiave per la sua operatività nel Mediterraneo. 
L’ingresso degli insorti a Damasco è avvenuto nella notte ed è stato annunciato ufficialmente che il presidente Bashar al-Assad è fuggito, definendolo un “tiranno”. I ribelli hanno preso il controllo dell'emittente radiotelevisiva pubblica, mentre l'esercito e le forze di sicurezza del Paese hanno lasciato l'aeroporto della capitale. L'avanzata è avvenuta in dieci giorni da Idlib alla capitale, con le forze governative allo sbando. Inermi o quasi le difese di Iran e Russia, tanto che il neopresidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che Assad è caduto perché Mosca lo ha abbandonato. Intanto il ministro degli Esteri russo, Lavrov, mastica amaro: “Inammissibile che i terroristi occupino la Siria”. Sulla crisi è intervenuto anche Trump: “Gli Usa non dovrebbero farsi coinvolgere”.
Il leader del gruppo ribelle siriano Hayat Tahrir al-Sham, Abu Mohammed al-Jolani, usando il suo vero nome - Ahmed al-Sharaa - invece del suo pseudonimo, ha intimato a tutti, anche ai suoi, di evitare qualsiasi disordine, in vista di un passaggio pacifico dei poteri. "A tutte le forze militari nella città di Damasco – ha affermato il leader dei ribelli - è severamente vietato avvicinarsi alle istituzioni pubbliche, che rimarranno sotto la supervisione dell'ex primo ministro fino a quando non saranno ufficialmente consegnate”. E ha ordinato: “è vietato sparare in aria”.

 

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