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Eni: Piano strategico 2022-2025, quante belle parole, ma i fatti...

- di: Redazione
 
Eni: Piano strategico 2022-2025, quante belle parole, ma i fatti...
Da sempre considerato uno dei pilastri dell'economia reale del Paese, l'Eni negli ultimi anni sembra avere affinato l'italica eccellenza di dire una cosa e fare l'esatto contrario, di specchiarsi nei propri numeri non ravvisandone le criticità, di predicare e razzolare male, come si diceva un tempo, quello in cui erano i proverbi e non le baggianate che puntellano il mondo dei social a costituire la saggezza di un popolo.

Questo giudizio non è affrettato: è frutto invece di considerazioni ponderate perché da tempo Eni sembra avere imboccato l'autoreferenzialità, che è la la strada peggiore per una società che deve portare reddito, ovvero fatti concreti.

Perché non basta dire, elencando numeri e propositi: guardate come sono bravo, guardate come sono bello. Ci sono le azioni a fare da discrimine tra una smaccata celebrazione di sé stessi e una realtà diversa. Non necessariamente negativa, ma ben distante dall'immagine che la società cerca di accreditare, dove tutto va bene, dove si respira sempre l'aria frizzantina dei risultati positivi.

Il Piano strategico 2022-2025 di Eni è ambizioso all'apparenza ma le parole non bastano

Perché poi c'è la vita di tutti i giorni, in cui i numeri sbandierati non fanno tanto effetto nella testa di chi si chiede se è giusto che una società di Stato non faccia assolutamente nulla per abbassare quel numeretto che, alla pompa di benzina, indica quanto costa un litro di carburante. Perché, anche se i prezzi aumentano ovunque sotto la spinta della guerra in Ucraina (ma il costo del barile cresceva anche da prima) , in Paesi vicini al nostro qualcuno si comporta in modo diverso, per sentirsi parte di un'idea nazionale e non solo per incrementare i conti.

Come sta facendo in Francia la Total che, per partecipare allo sforzo complessivo del governo guidato da Jean Castex di attenuare i contraccolpi economici del conflitto in Ucraina, ha deciso di abbassare il prezzo della benzina alla pompa di 15 centesimi. Si potrebbe dire: bella forza, sei la compagnia di casa in Francia.

Già, ma la Total lo ha fatto e, almeno a oggi, l'Eni non ha ritenuto di accordarsi.

Quindi l'Eni continua a portare risultati, mentre il signor Coso sbianca vedendo quanto gli costa fare il pieno alla sua auto, che gli serve per lavorare e non per scorrazzare lungo i tornanti che portano a St.Moritz o a Davos o in Costa Azzurra.
Ma forse chiedere a Eni di smettere di pavoneggiarsi è troppo. Non usiamo a casaccio questo verbo, perché il profano che avesse la pazienza di leggere il Piano strategico 2022-2025 presentato oggi rimarrebbe abbagliato da numeri e parole che, mischiate con maestria, catapultano in un mondo dove tutto riluce e l'ombra non viene contemplata.

Un piano dove si accosta, con una nonchalance degna di menzione, concetti come ''tecnologie proprietarie'', ''nuovi modelli di business'', ''alleanze con gli stakeholder'', qualunque cosa significhino.
Poi, a corredo del piano, ecco la luce, come quella che illumina il cuore nero di John Belushi, alias Jake Brothers.

Sono le parole dell'ad di Eni, Claudio Descalzi, che ci dice che ''la guerra in Ucraina ci sta costringendo a vedere il mondo in modo diverso da come lo conoscevamo. Si tratta di una tragedia umanitaria, che ha generato nuove minacce alla sicurezza energetica e alla quale dobbiamo fare fronte senza abbandonare le nostre ambizioni per una transizione energetica equa. La nostra strategia ci ha consentito di essere pronti ad affrontare questa sfida''.

Mancano solo le luminarie e i fuochi d'artificio e l'autocelebrazione sarebbe perfetta

Se non fosse che c'é quel piccolo particolare che si chiama realtà...Comunque, per come è presentato, il Piano strategico 2022.2025 dovrebbe riempirci di orgoglio, perché Eni è un gioiello nazionale, come tutti riconoscono.
Ooops, forse non è così. Perché, per gli ambientalisti (non quelli di casa nostra, ma quelli che stanno dalle parti della Grand place, a Bruxelles), Eni mischia le carte, ricorrendo al ''greeenwashing'', che si potrebbe tradurre nel dare alle proprie politiche industriali delle pennellate di verde a solo beneficio di osservatori distratti. I perché di queste accuse sono elencati con perfida precisione: ''assenza di misure per il taglio delle emissioni nei prossimi anni e mancanza di una valutazione di impatto climatico delle attività d’impresa. Così come di informazioni adeguate e la mancata elaborazione di un piano di prevenzione e mitigazione dei rischi''.

Il presidente del gruppo dei Verdi all'europarlamento, Philippe Lamberts, non ama i giri di parole e colpisce duro dicendo che il piano industriale di Eni ha ''una efficacia non dimostrata''. Perché contempla ''un incremento del 4% annuo della quantità di oil&gas estratto nei successivi tre anni; un trend di riduzione delle emissioni non in linea con gli scenari individuati dalla comunità scientifica per rispettare i target di lungo termine dell’Accordo di Parigi; il ricorso a tecniche controverse ed inefficaci, come il CCS (processo di cattura e stoccaggio di CO2) o la produzione di idrogeno blu''.
Ce n'é d'avanzo per farsi un giudizio.
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