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Rendimento Usa al 5%, oro da record e Fed nel mirino

- di: Marta Giannoni
 
Rendimento Usa al 5%, oro da record e Fed nel mirino
Treasury Usa al 5%, oro record e Fed nel mirino
Tensione sui mercati globali tra Treasury in salita, metalli preziosi in ascesa e dubbi sull’autonomia della Fed: un cocktail esplosivo sotto i riflettori.

Quando i mercati tremano (e l’oro esplode)

I mercati finanziari internazionali si trovano in apnea: il rendimento dei Treasury USA a 30 anni sfiora nuovamente la soglia del 5 %, livello che aveva già provocato ansie negli scorsi mesi. Questo rialzo mette sotto pressione anche i titoli europei e asiatici, scatenando un’ondata di avversione al rischio. Nel frattempo, l’oro tocca nuovi massimi storici — con i futures d’oro Usa che salgono oltre 3.600 $ l’oncia — e l’argento supera quota 40 $, un livello che non vedeva dall’estate 2011.

Cause di questo shock

  • Incertezza fiscale: i rendimenti in rialzo riflettono timori legati alla sostenibilità del debito e al continuo incremento delle emissioni sovrane in USA, Regno Unito, Giappone e Francia.

  • Fed sotto pressione: le critiche politiche al presidente della Federal Reserve e alla governance dell’istituto alimentano i sospetti su una possibile erosione dell’indipendenza della banca centrale.

L’oro e l’argento alla riscossa

L’oro, complice la corsa verso gli asset rifugio, aggiorna i massimi con volumi in crescita anche sugli strumenti passivi. L’argento segue a ruota, spingendosi oltre i 41–42 $, soglia mancata da oltre un decennio. Gli operatori segnalano una domanda sostenuta da banche centrali e investitori asiatici, con scenari che ipotizzano estensioni del trend fin verso area 3.700–4.000 $ entro fine anno qualora l’inflazione restasse ostinata e i tagli dei tassi si rivelassero più lenti del previsto.

La Fed nel mirino: tensioni politiche e reazioni globali

La nomina al Tesoro Usa di Scott Bessent ha catalizzato l’attenzione degli investitori: figura esperta di mercati, viene vista come possibile elemento di stabilità in un contesto turbolento, ma il dibattito sull’assetto della governance monetaria resta incandescente. Dall’Europa arrivano prese di posizione inusuali: la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha definito la prospettiva di condizionamenti politici alla banca centrale un “grave pericolo”, mentre il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, si è detto “molto preoccupato” per l’eventualità che l’autonomia della Fed venga compromessa. Le loro parole — pronunciate pubblicamente nei giorni scorsi — riflettono un timore condiviso: senza indipendenza monetaria la credibilità delle politiche economiche rischia di sgretolarsi.

Effetti sui mercati e prospettive

Dopo un avvio da cardiopalma, alcuni dati deboli sulle offerte di lavoro negli USA hanno riacceso le attese di un taglio dei tassi già a settembre, favorendo un parziale allentamento delle tensioni. Nel frattempo, i rendimenti UK sui trent’anni sono balzati verso area 5,7 %, i JGB giapponesi a lunga scadenza hanno toccato livelli che non si vedevano dal 1999, e gli spread nell’eurozona hanno mostrato una tenuta sorprendente, con il BTP sotto 90 punti base e l’OAT francese poco sopra 80. È la mappa di un mercato globale che sconta emissioni jumbo e una crescente sfida per le politiche fiscali e monetarie, sempre più sensibili all’oscillazione del pendolo politico statunitense.

Una tempesta perfetta

Tetto del 5 % per i Treasury Usa, metalli preziosi in orbita, Fed nel mirino politico: una tempesta perfetta che scuote la fiducia nei mercati globali. In questo contesto, l’indipendenza delle banche centrali appare più che mai bene pubblico da preservare — forse l’ultimo baluardo contro l’onda lunga dell’incertezza.

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