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Il futuro di Mps: potenzialità e paradossi, parla il prof. Hamaui

- di: Matteo Borrelli
 
Il futuro di Mps: potenzialità e paradossi, parla il prof. Hamaui
Il prof. Hamaui (foto) avverte: “Ora la sfida è crescere tra Banco Bpm e Generali”.

Il futuro del Monte dei Paschi di Siena, dopo la conquista di Mediobanca, è tutt’altro che definito. Un’operazione clamorosa che segna il ritorno in prima linea della più antica banca italiana, ma che non basta a trasformarla in un campione nazionale in grado di competere con i colossi del credito europeo e internazionale. A sottolinearlo è il prof. Rony Hamaui, che smonta facili trionfalismi e indica i nodi ancora da sciogliere.

Perché l’operazione non basta

“Il risultato era scontato”, afferma il prof. Hamaui, ricordando che la maggior parte delle offerte pubbliche d’acquisto con un premio equo va a buon fine quando il governo non si oppone e nessun cavaliere bianco interviene. In questo caso, il governo italiano – socio forte di Mps – ha dato luce verde, spianando la strada al successo. Ma la vera partita, puntualizza Hamaui, inizia adesso: cosa fare di Mediobanca?

Autonomia a Mediobanca

Il marchio ha un peso storico e un posizionamento che non possono essere sacrificati. “Nel corporate, nell’investment banking e nel wealth management contano soprattutto il capitale umano e la reputazione”, sottolinea il prof. Hamaui. Per questo Mps dovrà mantenere l’identità di Mediobanca e lasciare autonomia a un management di livello. Per ora, quindi, nessuna fusione lampo né delisting dalla Borsa, troppo costoso e rischioso per azionisti che hanno già in mente altre mosse.

Il paradosso Nagel-Lovaglio

“Ironia della sorte, Luigi Lovaglio potrebbe finire per realizzare il piano di Alberto Nagel: concentrare l’investment banking e il wealth management in Mediobanca e trasferire alla capogruppo la partecipazione in Generali”, osserva il prof. Hamaui. Uno schema che ribalterebbe i ruoli, ma che mostra come il risiko finanziario abbia sempre ritorni inattesi. Le promesse di sinergie da 700 milioni l’anno restano comunque tutte da dimostrare, mentre la Bce aspetta entro sei mesi un piano dettagliato che includa capitale, governance, digitale, Ict e organizzazione.

Verso Banco Bpm?

Ma Mediobanca non basta a fare di Mps un gigante. “Serve una massa critica più ampia nel retail banking e nelle Pmi, insiste il prof. Hamaui, perché è lì che Mps ha storicamente il suo cuore, ma anche i suoi limiti di crescita. Da qui l’ipotesi di una fusione con Banco Bpm, già azionista della banca senese e potenziale partner perfetto per coprire il Centro-Nord, area dove Mps è più debole. In più, Banco porta in dote un asset management rafforzato dall’acquisto del 90 per cento di Anima, tassello fondamentale in un mercato sempre più integrato.

La variabile Crédit Agricole

Lo scenario si complica con la presenza ingombrante di Crédit Agricole, che con il 19,8 per cento di Banco Bpm vuole salire ancora. “È difficile immaginare che lo Stato italiano accetti di consegnare una banca così strategica ai francesi, dopo aver usato il golden power contro UniCredit. Più probabile un compromesso”, evidenzia il prof. Hamaui, con Agricole disposto a farsi da parte in cambio di asset come Agos, Vera Assicurazioni o altre società del parabancario. Non sarebbe la prima volta: il prof. Hamaui ricorda che già nel 2007 la banca francese cedette Cariparma e FriulAdria per ottenere il via libera alla fusione Intesa-Sanpaolo.

Il nodo Generali

“Nessuna grande banca oggi può fare a meno di una componente assicurativa”, afferma il prof. Hamaui. Mps, da un lato, ha una solida joint venture con Axa, rinnovata fino al 2027; dall’altro è diventata azionista di peso delle Generali, con il 13 per cento rilevato da Mediobanca. Inoltre, i soci più influenti di MpsDelfin e il gruppo Caltagirone – sono anch’essi forti azionisti del Leone di Trieste. Un intreccio che rende inevitabile, secondo il prof. Hamaui, l’apertura di nuove sinergie con Generali, magari riesumando il progetto – sempre di Nagel – di far confluire Banca Generali in Mediobanca.

Obiettivo finale

In questo mosaico, il prof. Hamaui invita a non farsi illusioni: “Il risiko finanziario non è concluso. Ci vorranno tempo, capacità di mediazione e delicatezza nella gestione di risorse umane e organizzazioni complesse”. Ma la direzione appare segnata: l’obiettivo non è una semplice espansione, bensì la creazione del primo vero grande gruppo finanziario italiano.

Un traguardo che affascina e spaventa allo stesso tempo. Perché, ricorda il prof. Hamaui, la storia della finanza insegna che “i vincitori spesso finiscono per seguire i progetti dei vinti”. E in questo intreccio di ambizioni, rivalità e piani ereditati, il Monte dei Paschi – la banca più antica del mondo – potrebbe essere chiamata a scrivere un nuovo capitolo della finanza italiana.

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