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Manovra 2026, salari e fisco: chi guadagna davvero

- di: Jole Rosati
 
Manovra 2026, salari e fisco: chi guadagna davvero
Manovra 2026, salari e fisco: chi guadagna davvero
Salari in lenta rimonta, Irpef ritoccata, Isee riallineato e pensioni ancora ancorate alla longevità: la Manovra 2026 ridisegna il perimetro del reddito disponibile. Banca d’Italia spinge sulla contrattazione, l’Upb misura dove il fiscal drag è stato neutralizzato e la Corte dei conti segnala nodi aperti su rottamazioni e selettività degli interventi. Il Governo difende le scelte: “tutela dei redditi medi”, ribadisce il ministro dell’Economia.

Salari e potere d’acquisto: la palla alle imprese

Nei settori privati non agricoli i salari nominali hanno prima perso terreno rispetto all’inflazione e poi recuperato solo in parte. Il messaggio che arriva da via Nazionale è netto: “il recupero del potere d’acquisto deve arrivare dalla contrattazione e dai margini delle imprese”. Tradotto: non può essere il bilancio pubblico a farsi carico strutturalmente dell’erosione, pena interventi costosi e poco mirati. Da qui il giudizio tiepido sulla nuova agevolazione: l’aliquota al 5% sugli incrementi retributivi 2026 sostiene i rinnovi, ma non sostituisce un ciclo contrattuale ampio né la produttività che, rispetto al 2019, risulta ancora debole.

Irpef: chi prende di più e chi resta indietro

Il taglio della seconda aliquota dal 35% al 33% alleggerisce l’imposta soprattutto tra 28 e 50 mila euro, con benefici crescenti e un tetto che si assottiglia sopra i 200 mila per l’effetto delle minori detrazioni. La fotografia per categorie è chiara: tra i dipendenti il vantaggio medio sale molto per i quadri-dirigenti, si fa modesto per impiegati e operai; gli autonomi in ordinario intercettano un sollievo limitato; i pensionati percepiscono importi esigui. L’Upb rimette in fila gli ultimi anni: tra 2021 e 2026 il fiscal drag risulta più che compensato per molti dipendenti con redditi 10–32 mila euro, mentre per pensionati e autonomi il recupero resta parziale.

I rinnovi con imposta al 5%: stimolo utile ma limitato

L’agevolazione al 5% sui soli incrementi retributivi di contratto nel 2026, riservata ai redditi da lavoro dipendente fino a 28 mila euro, ha un perimetro temporaneo e settoriale. Banca d’Italia stima un impatto contenuto sulla velocità dei rinnovi perché molti contratti sono già stati firmati con scadenze oltre il 2026. La misura può fare da ponte, ma la vera partita si gioca su produttività, investimenti e relazioni industriali.

Isee, cosa cambia davvero e per chi

La revisione dell’Isee alza la franchigia sulla prima casa e ritocca la scala di equivalenza per favorire i nuclei con almeno due figli. Effetti? L’impatto è diffuso tra i nuclei che presentano l’indicatore, ma i benefici economici si materializzano solo dove l’Isee sblocca l’accesso a prestazioni prima precluse o determina importi più favorevoli. La platea più coinvolta, secondo le simulazioni, si concentra nelle età centrali (30–60 anni), tra gli autonomi e nel Nord-Est nei comuni di 5–20 mila abitanti. In sostanza: indicatore più leggero, ma non per tutti un assegno più alto.

Pensioni, l’ancoraggio all’aspettativa di vita resta la bussola

L’età effettiva di uscita è salita a oltre 64 anni in due decenni, ma la spesa previdenziale resta tra le più alte d’Europa. L’adeguamento dei requisiti alla longevità è considerato fondamentale per stabilizzare il rapporto spesa/Pil, con un picco a metà anni Trenta e successiva discesa. La Manovra ha introdotto un congelamento “soft” di alcuni scatti, diluendoli tra 2027 e 2028, con deroghe per i lavori gravosi. Il messaggio tecnico è inequivoco: “non si scardini l’automatismo”, altrimenti il conto torna a crescere.

Riscossione e rottamazioni: opportunità o illusione di gettito?

La nuova definizione agevolata dei carichi fiscali promette ossigeno immediato ma apre interrogativi sulla compliance: i precedenti mostrano incassi inferiori al potenziale e possibili effetti distorsivi sulle aspettative dei contribuenti. Per la finanza pubblica significa minori entrate nell’anno di impatto e rischi di moral hazard se gli appuntamenti con il fisco diventano troppo “negoziabili”.

La difesa del Governo

Il ministro dell’Economia rivendica la rotta: “taglio dell’Irpef a tutela del ceto medio, con i conti in ordine e un contributo significativo dei settori bancario e assicurativo”. L’impianto della Manovra, è la tesi, concilia prudenza e sostegno ai redditi, concentrando risorse su sanità, famiglie e interventi mirati alle imprese.

Cosa guardare nei prossimi mesi

  • Rinnovi contrattuali: quanti saranno coperti dall’aliquota al 5% e con quale impatto sul netto in busta.
  • Isee: quali prestazioni sociali cambieranno davvero platea e importi.
  • Pensioni: se l’adeguamento alla vita media resterà stabile o verrà ritoccato ancora.
  • Riscossione: il tasso di adesione alla nuova rottamazione e gli incassi effettivi.

Il quadro

la Manovra 2026 non stravolge i conti ma ridisegna leve cruciali. Dipendenti a reddito medio-basso vedono il drag neutralizzato; pensionati e autonomi hanno benefici più limitati. Sui salari reali la chiave resta nei contratti e nella produttività, non nei bonus.

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