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Inflazione alimentare: carrello ancora più caro, famiglie in affanno

- di: Bruno Legni
 
Inflazione alimentare: carrello ancora più caro, famiglie in affanno
Inflazione alimentare: carrello più caro, famiglie in affanno

Inflazione alimentare +4 %, famiglie sotto shock. Mentre l’inflazione generale rallenta a 1,6 %, frutta, carne e “non lavorati” strappano il sipario: +5,6 % su anno, +30 % dal 2019, un salasso per le tasche.

L’inflazione generale in Italia è in lieve discesa: ad agosto 2025 il tasso su base annua si aggira sull’1,6 %, complice il raffreddamento dei prezzi energetici. Ma dietro il dato più rassicurante si nasconde la parte che incide di più sulla vita quotidiana: l’inflazione alimentare. I generi alimentari—soprattutto i prodotti non lavorati—continuano a correre, spingendo in alto il costo del carrello.

Alimentari +4 % su anno: dove batte il caro-spesa

Ad agosto, alimentari e bevande viaggiano attorno a un +4 % su base annua. Nel dettaglio, i non lavorati accelerano verso +5,6 %, mentre i lavorati mostrano solo una lieve attenuazione. La spinta arriva da voci molto visibili al banco: frutta fresca, carni, uova, formaggi e latticini, oltre agli ortaggi stagionali come i pomodori.

  • Frutta e ortaggi: rincari persistenti sui prodotti freschi, con variazioni marcate su alcune varietà stagionali.

  • Carni: aumenti diffusi, in particolare sulla bovina, che pesano sui consumi delle famiglie.

  • Latticini e uova: pressioni al rialzo legate a costi di filiera, logistica e conservazione.

Più di +30 % dal 2019: il peso cumulato

Guardare solo all’ultimo anno rischia di minimizzare l’impatto reale. Se si allarga l’orizzonte al periodo successivo al 2019, i prezzi alimentari hanno accumulato aumenti nell’ordine di oltre il 30 %. È questo scarto cumulato a comprimere il potere d’acquisto e a cambiare le abitudini: meno quantità, scelta di prodotti più economici, rinunce su alcune categorie.

Impatto sulle famiglie: quanto costa davvero

Le stime sulle “ricadute” per la famiglia tipo convergono su un aggravio consistente: centinaia di euro in più l’anno per il carrello, con effetti più intensi per i nuclei con figli. La quota di spesa alimentare aumenta sul totale, sottraendo spazio ad altri consumi e accentuando la percezione di stagnazione del reddito.

  • Per una famiglia media, l’extra-costo annuo imputabile alla dinamica dei listini alimentari può superare i cento euro, a parità di consumi.

  • Per i nuclei più numerosi l’impatto cresce, rendendo più frequenti trade-off su qualità e varietà dei prodotti acquistati.

Cause, reazioni e prospettive

Le leve che tengono alti i prezzi

La filiera alimentare sconta ancora costi energetici elevati sull’intero percorso—dalla produzione al trasporto, dalla refrigerazione al packaging. I non lavorati restano esposti a stagionalità, clima e oscillazioni delle materie prime agricole. A questo si sommano tensioni logistiche e dinamiche competitive nella distribuzione.

Le richieste dei consumatori

Le associazioni chiedono misure immediate: rimodulazione dell’IVA sui beni di largo consumo, fondi contro la povertà alimentare, più trasparenza e controlli lungo la filiera, fino al potenziamento degli strumenti per contrastare speculazioni e anomalie sui prezzi.

Rischi se la tendenza non si inverte

La persistenza di rincari alimentari potrebbe accentuare il calo dei volumi, lo slittamento su beni di qualità inferiore e un deterioramento della dieta media. Effetti che, nel tempo, impattano non solo su consumi e crescita, ma anche su salute e cohesione sociale.

Scenari per l’autunno

L’autunno si annuncia come banco di prova. Anche se l’inflazione generale pare avvicinarsi a livelli più gestibili, il nodo è nel carrello: finché il cibo costa, la pressione resterà alta sui redditi medio-bassi. Servono interventi mirati e rapidi: leve fiscali, sostegni selettivi, filiere più corte e più trasparenti. Solo così il dato statistico potrà tradursi in respiro reale per le famiglie.

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