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Debito alle stelle in Francia e Regno Unito, l’ombra del FMI

- di: Jole Rosati
 
Debito alle stelle in Francia e Regno Unito, l’ombra del FMI
Mercati in tempesta: FMI sullo sfondo, rendimenti in volo
Mercati in tempesta: FMI sullo sfondo, rendimenti in volo

I governi traballano sotto il peso dei mercati: lo spettro dell’FMI si insinua mentre i rendimenti volano.

Dietro le quinte dei conti pubblici: l’economia sotto pressione

La Francia e il Regno Unito, rispettivamente quarta e quinta economia del G7, stanno vivendo un dramma fiscale che si intreccia con i nervi scoperti della geopolitica. A Parigi, i conti pubblici restano in rosso: deficit al 5,8% del Pil nel 2024 e debito vicino al 114% nel primo trimestre 2025 secondo Eurostat. Londra non sta meglio: disavanzo al 5,1% e un debito di 2.537 miliardi di sterline, pari a circa il 96% del Pil, certificato dall’Office for Budget Responsibility.

In Francia, a far discutere è anche il peso dei sussidi alle imprese: oltre 211 miliardi di euro l’anno, più della spesa per l’istruzione, un fardello che alimenta il dibattito sulla rigidità del mercato del lavoro e sulla competitività.

I mercati impennano: rendimenti e valute in tilt

Gli investitori non hanno dubbi: la fiducia è in caduta. Nel Regno Unito i rendimenti dei gilts trentennali hanno toccato il 5,69%, il livello più alto degli ultimi 27 anni. La sterlina ha subito un contraccolpo: –1,2% sul dollaro e –0,7% sull’euro, peggior performance da oltre un anno.

In Francia, i titoli di Stato a lunga scadenza hanno raggiunto livelli che non si vedevano dai giorni bui della crisi dell’Eurozona, alimentando timori di nuove turbolenze.

Dietro il sipario politico: tra sfiducia e austerity

Sul fronte politico, Parigi rischia di precipitare nell’instabilità. Il premier François Bayrou è atteso alla prova della sfiducia l’8 settembre: il suo piano di austerità da 44 miliardi di euro, che prevede tagli ai giorni festivi e congelamento della spesa sociale, è contestato da socialisti, verdi e destra radicale. Emmanuel Macron lo difende, ma il rischio di un downgrade tiene i mercati sul chi vive.

A Londra il clima è altrettanto teso. Nigel Farage ha evocato “una situazione tornata agli anni Settanta”. La ministra Kemi Badenoch ha ricordato le crisi passate, dall’intervento dell’FMI negli anni ’70 al 2008, auspicando “una rotta conservatrice per salvare l’economia”. Il Tesoro prova a rassicurare, ma voci autorevoli come l’economista Jagjit Chadha parlano senza remore di rischio “collasso”. Intanto, con l’aumento degli spread, il Regno Unito potrebbe pagare quest’anno fino a 128 miliardi di euro in interessi, contro gli 85 miliardi stimati per l’Italia.

L’FMI osserva da lontano: troppo grandi per salvarli?

Il Fondo monetario internazionale rimane sullo sfondo, ma il dilemma è chiaro: Francia e Regno Unito sono economie troppo grandi per essere salvate. Con una capacità di prestito di circa 1.000 miliardi di dollari, l’FMI può intervenire su Paesi medio-piccoli; in passato la Grecia ricevette complessivamente 32 miliardi di euro in cinque anni. Ma Londra e Parigi hanno dimensioni tali da rendere questa prospettiva impraticabile.

Rottami di finanza globale: rischio contagio

L’incertezza non si ferma ai confini nazionali. L’ombra dei bond vigilantes torna a farsi sentire: i rendimenti in Europa, Stati Uniti e Giappone volano, aggravando il costo del debito e minacciando la crescita globale. L’Ocse avverte del rischio che i governi restino schiacciati dal peso degli interessi, mentre voci come quella di Ray Dalio parlano apertamente di “spirali di morte del debito”, con il potenziale di destabilizzare l’intero sistema finanziario internazionale.

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