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Germania in bilico: manifattura spinge, ma ombre dalla Bundesbank

- di: Bruno Legni
 
Germania in bilico: manifattura spinge, ma ombre dalla Bundesbank
L’industria tira con vigore ad agosto, ma la banca centrale mette in guardia: la ripresa resta fragile, sospesa tra dazi Usa e consumi fiacchi.

Un’estate frizzante tra luci industriali e nubi sul Pil

Ad agosto 2025 l’economia tedesca mostra un segnale di ripresa: l’indice PMI composito Flash elaborato da HCOB ha raggiunto 50,9, in lieve salita rispetto al 50,6 di luglio, segnando il valore più alto degli ultimi cinque mesi. Questo dato indica un’espansione moderata ma costante del settore privato.

Manifattura, regina della ripresa (per ora)

È il settore manifatturiero a fare da traino: l’indice di produzione ha toccato 52,6, un picco non visto da 41 mesi. A sostenerlo, un robusto balzo dei nuovi ordini, l’aumento più rapido da marzo 2022. Nonostante un lieve calo delle esportazioni, il trend è chiaramente positivo.

Settore servizi e mercato del lavoro, meno brillanti

Al contrario, i servizi languono vicino alla soglia di stagnazione: l’indice si ferma a 50,1, dal 50,6 del mese precedente. Il mercato del lavoro continua a soffrire: si registrano tagli nella manifattura che superano le assunzioni nei servizi, con un trend di contrazione attivo da giugno 2024.

Prezzi in salita: doppi segnali da input e output

Rialzo sia dei costi degli input sia dei prezzi di vendita: in particolare, nei servizi si avverte una pressione salariale che si riflette sui listini. Questi elementi richiamano l’attenzione della Banca centrale europea sulla necessità di bilanciare stimoli e inflazione.

Bundesbank: ripresa in pausa, preoccupazioni concrete

A stampare il freno sul quadro è il rapporto mensile della Bundesbank: la stagnazione si conferma nel secondo trimestre 2025, con prospettive incerte anche per il terzo. Le cause? In primo piano i dazi USA che frenano produzione ed export, a cui si somma una domanda tiepida di prestiti da parte delle aziende e consumi deboli nonostante i salari in lieve aumento.

La Bundesbank ricorda inoltre le regole Ue sul debito: seppure un deficit più alto sia gestibile a tempo, un rapporto debito/Pil in continuo aumento minaccerebbe lo spazio fiscale futuro.

Uno sguardo oltre i numeri

L’eurozona mostra segnali incoraggianti: il PMI composito sale a 51,1, massimo da maggio 2024 e ottavo mese consecutivo di crescita, rafforzando il consenso per tassi fermi da parte della BCE. Tuttavia, in Germania l’indice di sentiment ZEW scende a 34,7 ad agosto, sottolineando la delusione per l’accordo Usa-Ue e le ripercussioni previste su settori chiave come auto, chimica e ingegneria meccanica.

Parola agli economisti

“L’economia tedesca è cresciuta per tutta l’estate e il ritmo è addirittura aumentato. Questi incrementi – per quanto modesti – mostrano resilienza, considerando gli ostacoli rappresentati dai dazi statunitensi, dall’incertezza geopolitica e dai tassi a lungo termine relativamente elevati.”

Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank

“Se i dazi si concretizzassero in agosto, non si può escludere una recessione nel 2025; inoltre, la crescita prevista per il 2026 (0,7%) potrebbe essere cancellata dalla pressione sui commerci.”

Joachim Nagel, presidente della Bundesbank

Il bicchiere è mezzo pieno... ma traballa

Il quadro è contrastato. Da una parte, la manifattura tedesca dimostra una vitalità inattesa, sostenuta da nuovi ordini robusti e capacità di adattamento. Dall’altra, servizi stagnanti, pressione salarialeoccupazione debole e incertezze legate a dazi e fiducia disegnano un’economia ancora fragile, sospesa tra ottimistici segnali di ripresa e concrete preoccupazioni strutturali.

Il quadro: un’estate produttiva, un autunno da monitorare con attenzione.

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