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Fabbriche e consumi, settembre grigio per l’Italia

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Fabbriche e consumi, settembre grigio per l’Italia
Settembre grigio per l’Italia: fabbriche ferme e consumi in calo

Ilva, la partita ancora aperta

Settembre si apre con il rebus siderurgico. Il caso Ilva, nonostante l’intesa di Ferragosto al Mimit, resta sul tavolo. I sindacati – Fiom, Fim e Uilm – hanno già bussato alle porte dei gruppi parlamentari per ricordare che nulla è archiviato: troppo incerti i tempi della decarbonizzazione, troppi i dubbi sul polo di preridotto e sulla nave rigassificatrice rifiutata dal sindaco di Taranto. Il 15 settembre dovrebbe arrivare il nome del partner privato pronto a entrare nel capitale: restano in lizza Baku Steel, Jindal e Bedrock. Il futuro dello stabilimento pugliese si gioca lì, con l’occupazione e la salute di un intero territorio come posta in gioco.

Stellantis e il rischio rallentamento

Dalla siderurgia all’automotive, l’incertezza resta. Stellantis spaventa i sindacati. “Temiamo un calo dei volumi produttivi anche nella seconda parte del 2025”, avverte Ferdinando Uliano (Fim-Cisl). L’incontro chiesto all’ad Antonio Filosa ruota su tre punti: la gigafactory di Termoli, oggi senza basi finanziarie solide; i 1.823 operai già in solidarietà fino al 2026; la produzione della Panda a Pomigliano in ulteriore flessione, con 3.750 lavoratori a rischio cassa integrazione. Cassino attende modelli rinviati, Mirafiori e Melfi confidano in una timida ripartenza con la 500 ibrida e due elettriche. Ma la sensazione diffusa è di un “Piano Italia” fermo al palo.

Iveco, Leonardo garante strategico

Il terzo dossier riguarda Iveco. La divisione difesa è passata a Leonardo, mentre quella dei veicoli industriali è stata acquisita da Tata. Una scelta che, secondo diversi analisti, mette al sicuro il know-how militare italiano. Leonardo, infatti, rappresenta una garanzia di continuità e presidio tecnologico in un comparto delicatissimo. Sullo sfondo resta l’eventualità che il governo eserciti il golden power per condizionare alcuni passaggi della riorganizzazione. Intanto si discute dell’ingresso di Rheinmetall, partner di Leonardo, in un’ottica di rafforzamento della filiera europea della difesa. Un risiko industriale che, almeno sul versante nazionale, appare più protetto proprio grazie al ruolo della società guidata da Roberto Cingolani.

Elettronica, ombre su Agrate

Nemmeno l’hi-tech sfugge alle incertezze. Lo stabilimento di StMicroelectronics ad Agrate Brianza rischia un ridimensionamento, con possibili ripercussioni sull’occupazione e sulla filiera nazionale dei semiconduttori. Fiom, Fim e Uilm preparano un fronte comune per chiedere garanzie a governo e azienda. Nel frattempo, l’11, il 18 e il 25 settembre sono fissati tre incontri con Federmeccanica: obiettivo riavviare il negoziato sul contratto nazionale dei metalmeccanici, fermo da mesi.

Dazi e mercati esteri

Le scelte di Washington pesano come macigni. I dazi americani costringono le imprese italiane a ricalibrare i conti: metà dei costi sui consumatori statunitensi, il 30% sugli importatori, il 20% sugli esportatori europei. Ma il rischio è chiaro: il mercato USA vale il 12% delle nostre esportazioni e non può essere sostituito in tempi brevi. Le aziende corrono ai ripari, puntando a nuovi mercati, ma la transizione non sarà né veloce né indolore.

Governo promosso a metà

Palazzo Chigi incassa apprezzamenti internazionali per stabilità politica e gestione prudente dei conti. Ma analisti e mercati bocciano la politica economica sul fronte crescita. L’esempio è la Transizione 5.0: sei miliardi disponibili, ma a fine 2025 – secondo gli ottimisti – le imprese ne avranno speso appena uno. Troppo poco per rilanciare investimenti e innovazione.

Turismo in chiaroscuro

La stagione estiva non ha offerto il traino sperato. Ferragosto ha fatto il pieno, ma il resto delle settimane ha registrato un calo dei turisti italiani, frenati dai prezzi. Resta da capire se l’arrivo degli stranieri abbia compensato la fuga interna. I dati ufficiali arriveranno nelle prossime settimane, ma la sensazione è di una stagione al di sotto delle attese.

Consumi fermi, risparmio alto

Il vero nodo resta la domanda interna. L’inflazione ufficiale è all’1,6%, ma il carrello della spesa viaggia al +3,5%. Le famiglie percepiscono prezzi ancora alti e scelgono di risparmiare: il tasso si aggira al 9%. I consumi restano congelati, frenando la ripartenza.

Pil immobile, Pnrr unico motore

Le previsioni per il terzo trimestre parlano chiaro: crescita zero o, nella migliore delle ipotesi, +0,1%. L’unico motore resta il Pnrr, in particolare i cantieri ferroviari che dovrebbero garantire un po’ di ossigeno a un’economia che appare immobile. L’Italia di settembre 2025 si presenta così: fabbriche in attesa, lavoratori preoccupati, consumi bloccati. Una ripartenza che continua a slittare. 

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