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Mediobanca, l’addio di Nagel tra citazioni di Orazio e lezioni di “darwinismo bancario”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Mediobanca, l’addio di Nagel tra citazioni di Orazio e lezioni di “darwinismo bancario”

«Ricordatevi di quanto scrisse Orazio: Graecia capta ferum victorem cepit. La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore». Con queste parole, cariche di simbolismo, Alberto Nagel ha salutato i dipendenti di Mediobanca. Nel giorno dell’addio, dopo 34 anni nell’istituto di Piazzetta Cuccia e 22 alla guida operativa, l’amministratore delegato consegna alla comunità interna un testamento professionale che è al tempo stesso commiato, monito e manifesto.

Mediobanca, l’addio di Nagel tra citazioni di Orazio e lezioni di “darwinismo bancario”

Il riferimento alla Grecia non è casuale: Nagel allude al nuovo assetto seguito al successo dell’opas di Mps su Mediobanca. Un cambio di controllo che, nelle parole del manager, non cancella il patrimonio della banca milanese ma anzi lo rende parte integrante della trasformazione del “conquistatore”. È un messaggio di orgoglio e resilienza: l’istituto che per decenni ha rappresentato l’equilibrio della finanza italiana, pur entrando in un nuovo gruppo, manterrà la sua influenza.

Ringraziamenti e valori condivisi
«Non potrò mai ringraziarvi abbastanza per avermi dato il privilegio di lavorare con voi. Vi attendono ora nuove sfide che, ne sono certo, sarete pronti a superare stando uniti e preservando quella cultura e diversità che vi rendono unici», scrive Nagel. E aggiunge: «Sono certo che la nuova proprietà non potrà prescindere dal valorizzare il vostro non comune patrimonio di professionalità».

Il bilancio di una carriera
Il manager ripercorre un percorso trentennale segnato da crisi globali, ristrutturazioni, battaglie di governance e trasformazioni tecnologiche. «Sono passati oltre 34 anni da quando sono entrato in Banca ed oltre 22 da quando me ne è stata data la responsabilità. Un periodo molto lungo, nel quale abbiamo fatto insieme un percorso straordinario di crescita e rinnovamento ascrivibile interamente alla vostra capacità e senso di appartenenza», ricorda.

Il “darwinismo bancario”
Nagel affida anche tre convinzioni maturate in anni di gestione. La prima è definita “darwinismo bancario”: «Le banche devono adattarsi a un contesto che cambia rapidamente – tecnologia, abitudini dei consumatori, regole e competitor fintech – pena l’estinzione della specie». La seconda riguarda la specializzazione: «Le attività ad alto valore aggiunto proteggono nel lungo termine gli intermediari». Da qui la preferenza per acquisizioni nel wealth management di fascia alta piuttosto che fusioni con banche concentrate sul mass market.

Il ruolo delle banche quotate
La terza convinzione riguarda la struttura azionaria: «Le banche quotate hanno molte più chance di crescere e di generare extra ritorni, tanto più forte è l’allineamento di interessi tra azionisti e banca». Un modello che, osserva Nagel, nei mercati più evoluti premia gli istituti con capitale diffuso e forte presenza di investitori istituzionali.

Il lascito
«Grazie al vostro lavoro – conclude – oggi possiamo dire che la nostra Banca è diversa da molte altre ed è specializzata in business complessi dove ha una presenza di mercato solida e prospettive di crescita». Un messaggio che si colloca a metà tra commiato personale e bussola strategica per il futuro di Mediobanca, ora nelle mani di Monte dei Paschi.

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