Rigoni (Deloitte): "La guerra in Ucraina spinge verso una balcanizzazione dei sistemi di pagamento internazionale"

- di: Daniele Minuti
 
Andrea Rigoni, Government e Public Services Global Cyber Leader di Deloitte, ha pubblicato un intervento sul sito dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale relativo al conflitto in Ucraina e alla decisione di Stati Uniti, Ue, Canada e Gran Bretagna di bandire alcune banche russe dal circuito SWIFT.

Intervento del Government e Public Services Global Cyber Leader di Deloitte, Andrea Rigoni

Con il suo intervento, Rigoni ha analizzato quale saranno le possibili conseguenze di questa decisione: "L’estromissione da SWIFT come strumento sanzionatorio da parte delle potenze occidentali non risulta essere certo una novità – se ricordiamo i casi dell’Iran, della Corea del Nord e del Venezuela; così come non risultano essere elementi di novità gli intenti dimostrati da diversi Paesi di strutturare sistemi di messaggistica e pagamento alternativi a SWIFT e circuiti quali VISA e Mastercard, spingendo dunque verso una balcanizzazione sempre più spiccata del modello finanziario internazionale USA-centrico, figlio dei vecchi accordi di Bretton Woods".

Dopo una precisa spiegazione sul funzionamento di SWIFT, organizzazione nata per facilitare le transizioni finanziarie di tutto il mondo, Rigoni ha spiegato cosa voglia dire l'esclusione per le banche russe: "Per rispondere alla questione, bisogna analizzare la posizione della Russia a partire dal 2014, anno in cui alcune banche del Paese erano già finite nella black list degli USA. In conseguenza di questa misura cautelativa, Visa e Mastercard avevano sospeso l’erogazione dei servizi verso le banche colpite dalla sanzione in questione. Come risposta alla sospensione dei servizi da parte degli USA, la banca centrale russa aveva sviluppato un proprio sistema alternativo di pagamento, il cosiddetto MIR. Tale sistema raccoglie il bacino di pagamenti destinato a pensionati e dipendenti pubblici. Dal momento che il sistema SWIFT viene spesso utilizzato come arma strategica sullo scacchiere geopolitico internazionale, sempre a partire dal 2014 la Russia aveva provato a cautelarsi da eventuali ripercussioni legate alla propria estromissione da questo sistema. Mosca ha infatti sviluppato un proprio sistema interno di messaggistica, il cosiddetto System for Transfer of Financial Messages (SPFS)".

Un limite dei due sistemi russi è la gestione dei flussi finanziari a livello transnazionale, col MIR che non è abbastanza diffuso all'estero e l'uso esclusivo del SPFS riduce la possibilità di interscambio fra istituti russi (con la sola Cina che sembra aver aperto a tali sistemi, nonostante usi da anni il sistema proprio CIPS).

Quanto è rilevante quindi il sistema SWIFT?: "Nonostante la presenza di sistemi alternativi" - spiega Rigoni - "allo stato attuale, SWIFT mantiene una rilevanza strategica fondamentale per garantire la sicurezza finanziaria di istituti finanziari e intere nazioni. Estromettere una banca da SWIFT, nel mondo di oggi, è un po’ come privare un utente della propria connessione Internet. Infatti, mentre i flussi monetari sarebbero teoricamente possibili, senza le informazioni complementari che consentono di accertare l’affidabilità delle transazioni, una banca non risulta in grado di operare. L’utilizzo di canali di comunicazione alternativi quali telefoni, app di messaggistica o e-mail sarebbe in teoria percorribile, ma non risulterebbe una scelta adeguata alla dinamicità dell’attuale sistema finanziario globale, comportando una diminuzione in termini di volumi di transazioni gestite e aumento dei costi. Se in un primo momento  la Banca Centrale Russa ha proposto di bandire l’utilizzo delle criptovalute dal sistema finanziario nazionale, dopo le sanzioni applicate dall’Occidente Putin sembra invece essersi mostrato più aperto all’utilizzo di tali strumenti. Tale alternativa, infatti, potrebbe consentire di aggirare in maniera effettiva il limite di transnazionalità posto dai due sistemi (MIR e SPFS) già attivi a livello nazionale, anche se alcuni dubbi rimangono sulla sostenibilità di un’intera nazione sulle infrastrutture attualmente esistenti, così come sulla trasparenza del sistema blockchain che potrebbe complicare le attività di entità poste sotto sanzioni, come la Russia. Sembra chiaro dunque come, almeno nel breve termine, il fenomeno della “balcanizzazione” dei sistemi di pagamento promosso da diverse nazioni a livello globale come per il caso russo, possa solo in parte ridurre gli impatti subiti su entrambi i fronti (russo e occidentale) dovuti all’estromissione da SWIFT, non essendo tali sistemi ancora del tutto maturi e largamente diffusi per potervi competere in maniera effettiva".
Il Magazine
Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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