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Dazi USA su chip e minerali critici: cosa cambia per le imprese italiane

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Dazi USA su chip e minerali critici: cosa cambia per le imprese italiane

Gli Stati Uniti alzano la posta sulla tecnologia e lo fanno con una mossa che pesa come un piano industriale. Il 14 gennaio 2026 il Presidente Donald Trump ha firmato due proclami richiamando la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, introducendo nuove misure tariffarie sulle importazioni di semiconduttori e minerali critici lavorati.

Dazi USA su chip e minerali critici: cosa cambia per le imprese italiane

La motivazione ufficiale è netta: la dipendenza dalle forniture estere viene indicata come una minaccia alla sicurezza nazionale e all’economia americana. Una decisione che non riguarda solo Washington: impatta su export, catene globali e aziende europee, con effetti potenziali anche sulle imprese italiane che producono componenti, elettronica e tecnologia per l’industria.

Chip avanzati e dazio 25%: quali prodotti colpisce e da quando
Il cuore della stretta è un dazio del 25% su una categoria specifica di chip avanzati, citando esplicitamente modelli come NVIDIA H200 e AMD MI325X, con decorrenza dal 15 gennaio 2026. La Casa Bianca punta a ridurre una fragilità strutturale: gli Stati Uniti consumano circa un quarto dei semiconduttori mondiali, ma la produzione interna si ferma al 10%, creando dipendenza dalle catene di approvvigionamento estere. In chiave di mercato significa una cosa: i semiconduttori non sono più “solo componenti”, ma un asset strategico che decide la competitività di data center, intelligenza artificiale, difesa e manifattura. Per molte aziende italiane della filiera elettronica, dell’automazione e dei sistemi industriali, il tema diventa immediato: quanto costa esportare negli USA e quanto rischiano di allungarsi i tempi di consegna in presenza di nuove barriere doganali.

Esenzioni strategiche e filiera USA: chi può evitare i dazi
Per evitare un effetto boomerang sullo sviluppo tecnologico, sono previste esenzioni strategiche: i dazi non si applicano ai chip importati destinati a data center, ricerca e sviluppo, startup e applicazioni industriali civili. L’obiettivo dichiarato è incentivare la produzione interna senza frenare l’innovazione nei settori più sensibili, a partire dall’intelligenza artificiale. Sul piano operativo, il Segretario del Commercio e il Rappresentante per il Commercio sono stati incaricati di negoziare con i partner internazionali per ridurre le vulnerabilità, con un primo aggiornamento richiesto entro 90 giorni. Per le imprese italiane che lavorano su export tecnologico, componentistica e sistemi digitali, questa finestra negoziale può diventare un passaggio chiave per capire se le forniture rientreranno o meno nelle aree “protette” dal provvedimento e come riposizionare le strategie commerciali verso gli Stati Uniti.

Minerali critici e terre rare: perché l’America cambia regole e prezzi
Il secondo fronte riguarda i minerali critici lavorati e i loro derivati, definiti indispensabili per quasi ogni settore industriale. I dati del 2024 evidenziano che gli Stati Uniti dipendono al 100% dalle importazioni per dodici minerali critici e per oltre il 50% per altri ventinove. Il nodo è anche tecnologico: sulle terre rare, pur essendo il secondo produttore mondiale di ossidi grezzi, gli USA non hanno sufficiente capacità di raffinazione, esportano la materia prima e la reimportano come prodotti finiti, ad esempio sotto forma di magneti permanenti. Questo squilibrio aumenta l’esposizione di comparti strategici come la fibra ottica e la filiera del litio a rischi di prezzo e di disponibilità. Per l’Italia, l’effetto può essere doppio: da una parte più complessità e volatilità nelle catene di fornitura globali, dall’altra opportunità di crescita per chi può offrire forniture alternative, soluzioni di compliance doganale e partnership industriali. In questo scenario, le imprese italiane dovranno monitorare non solo i dazi, ma anche le reazioni dei partner internazionali e l’evoluzione dei negoziati, perché la variabile decisiva sarà la capacità di diversificare mercati e fornitori senza perdere competitività.

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