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L’Intervento/ Dazi, la doppia illusione che costa cara agli americani

- di: Matteo Borrelli
 
L’Intervento/ Dazi, la doppia illusione che costa cara agli americani
Il prof. Monacelli smonta due miti: pagano le imprese Usa e i consumatori, non l’Europa. E quei dazi coprono il buco fiscale di Trump.

Un’analisi lucida e impietosa firmata dal prof. Tommaso Monacelli, ordinario alla Bocconi e Fellow di IGIER e CEPR, è apparsa sul pregiato network economico-finanziario lavoce.info. Il tema sono i nuovi dazi imposti da Donald Trump all’Unione europea: il 15 per cento su un’ampia gamma di prodotti importati. Per Monacelli, però, non si tratta di una “vittoria per l’America”, come ama ripetere l’amministrazione, ma di una colossale mistificazione.

“Quando due economie complesse come Usa ed Europa alzano barriere commerciali, non ci sono vincitori, ma solo perdenti”, afferma Monacelli.

Il primo equivoco smontato dal professore è quello secondo cui i dazi colpirebbero “gli altri”: l’Europa, la Cina, il resto del mondo. “Ma chi li paga, in realtà, sono gli importatori americani e i consumatori americani”, puntualizza Monacelli.

Un esempio è lampante: se la “American Cheese Importers LLC” compra grana padano italiano e deve versare il 15 per cento in più alla dogana, può solo scegliere se aumentare i prezzi – e far pagare di più i consumatori americani – oppure sacrificare i propri margini. In entrambi i casi, a rimetterci sono gli Stati Uniti, non l’Italia.

Falsa narrazione “patriottica”

Il secondo equivoco, evidenzia Monacelli, riguarda la narrazione trumpiana secondo cui le entrate da dazi rappresenterebbero una forma di reddito per il paese, pagata da altri. In realtà, sottolinea il professore, tra ottobre 2024 e aprile 2025 il gettito doganale è aumentato di 15 miliardi rispetto all’anno prima, toccando quota 59,2 miliardi di dollari. Ma sono introiti generati all’interno dell’economia americana, non trasferimenti esteri.

A pagare, ribadisce Monacelli, non è l’esportatore europeo, bensì l’importatore Usa che si fa carico del dazio o lo ribalta sui clienti. Un meccanismo che, nella pratica, colpisce le imprese statunitensi e alimenta l’inflazione interna, con un effetto depressivo sui consumi e sugli investimenti.

Una manovra regressiva

Il terzo passaggio dell’analisi del prof. Monacelli riguarda la vera ragione economica dei dazi: coprire il buco nei conti pubblici lasciato dal “Big Beautiful Bill”, la riforma fiscale che ha tagliato le tasse ai più ricchi e alle grandi imprese.

“Una parte di quel disavanzo verrà colmata proprio grazie ai dazi, che però sono una tassa mascherata”, sottolinea Monacelli.

Il risultato? Una redistribuzione al contrario: meno imposte per l’élite, più costi indiretti per i redditi medi e bassi, sotto forma di prezzi più alti. Il professore non ha dubbi: “L’inflazione agisce come una tassa regressiva. Colpisce tutti, ma più duramente i meno abbienti”.

Trump vince (forse), l’America perde

L’articolo smonta punto per punto la retorica nazionalista che Trump ha associato ai dazi.

“Difficile sbandierare tutto ciò come una vittoria di Trump”, scrive Monacelli.

Se esiste un vincitore, aggiunge, è il Trump politico, non gli Stati Uniti come nazione o sistema economico.

Il verdetto è netto: l’amministrazione ha costruito un’illusione “patriottica” che serve a coprire un’operazione fiscale regressiva e inefficiente. E intanto, a pagare il conto – tra meno scelta, prezzi più alti e minori investimenti – sono le famiglie e le imprese americane.

Un'analisi precisa, documentata e coraggiosa, degna del rigore che caratterizza il lavoro del prof. Tommaso Monacelli e l’intero team editoriale di lavoce.info, punto di riferimento imprescindibile per chi cerca chiarezza nell’economia.

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