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Crans-Montana: tragedia sotto luci scintillanti

- di: Giulia Caiola
 
Crans-Montana: tragedia sotto luci scintillanti

Crans-Montana non è solo un nome di cronaca, è la scena di una notte che ha schiacciato vite sotto il peso di abitudini e leggerezze. Quel locale, Le Constellation, non era un garage qualsiasi: era gestito da Jessica Moretti, 39 anni, studi internazionali tra Antibes, Monaco, Galles e Montpellier, comparsate in tv, foto sulla Croisette al Festival di Cannes accanto a Sacha Baron-Cohen. Un profilo che parla di apparente normalità e “vita di successo”, non di un semplice bar di montagna.

Crans-Montana: tragedia sotto luci scintillanti

La notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio doveva essere una festa. Circa cento persone dentro, musica a palla, “bottiglie scintillanti” che, ha detto lei, «è una cosa che abbiamo sempre fatto, da 10 anni». Quel rituale, quella consuetudine, si è trasformato in inferno: fiamme alimentate da quanto non doveva esserci, fughe finite male, panico che non ha lasciato scampo alla 24enne cameriera Cyane Panine, descritta da Jessica come una “sorellina”, morta tra le braci della serata.

Il Tribunale del Cantone del Vallese, chiamato a decidere sulle misure cautelari, ha rilanciato un altro nodo: il rischio di fuga. Non domiciliari per Moretti, ma obbligo di firma quotidiano, consegna dei documenti d’identità e divieto di lasciare la Svizzera. Una decisione che ha sorpreso chi si aspettava una stretta più severa, perché qui non si parla solo di persona: si parla di quello che è successo dentro Le Constellation, di come l’ambiente sia passato dall’essere un locale noto per feste a una scena di devastazione.

Negli interrogatori, tra lacrime e scuse alle famiglie delle vittime, Moretti ha raccontato di essere arrivata “tardi”, di non essersi resa conto della gravità iniziale, di aver urlato “tutti fuori!”. Ma le domande restano: come può una routine di feste e bottiglie esplosive diventare prassi senza che nessuno si fermi a chiedersi se i limiti di sicurezza siano stati rispettati? Perché l’apparenza di successo e glamour – master, festival, foto – ha finito per offuscare la necessità di controlli e responsabilità?

Crans-Montana non è più solo una località di montagna: è lo specchio di un modo di vivere che confonde abitudine con innocuità e spettacolo con gestione del rischio. E nella somma di queste scelte, qualcuno ha pagato con la vita.

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