Riprendono gli sbarchi e Salvini torna alla carica

- di: Diego Minuti
 
La ripresa delle partenze (e degli arrivi sulle coste italiane) di barconi di migranti dalle coste del Nord Africa stanno riaprendo, in queste ore, un capitolo che forse a tutti sembrava essere stato accantonato nell'interesse supremo e primario del Paese, che è quello di uscire dall'emergenza pandemica.
Ma il problema c'è e sarebbe ipocrita nasconderlo, mettendosi al riparo delle ragioni della solidarietà nei confronti di chi più ha bisogno di una mano tesa da parte dei Paesi più ricchi (o, visto il periodo, meno poveri).

Comunque è un problema che ha due facce, la prima delle quali è l'oggettiva necessità, per un Paese che si dice civile, di non negare l'aiuto in mare, che non è solo conseguenza di solidarietà ed umanità, ma anche una delle regole del Codice della navigazione che, all'art.490, recita: "Quando la nave o l’aeromobile in pericolo sono del tutto incapaci, rispettivamente, di manovrare e di riprendere il volo, il comandante della nave soccorritrice è tenuto, nelle circostanze e nei limiti indicati dall’articolo precedente, a tentarne il salvataggio, ovvero, se ciò non sia possibile, a tentare il salvataggio delle persone che si trovano a bordo".

Quindi il comandante di natante che, in mare, ne vede un altro in pericolo non può esimersi dall'intervenire soprattutto quando la vita di coloro che si trovano a bordo dell'imbarcazione in difficoltà è a forte rischio.
Allora, messo da parte, ma solo per meglio ricordarlo, questo argomento, ce n'è un altro che di fatto diventa centrale, che è quello di cosa un Paese dell'Unione europea debba fare per fronteggiare un problema che, oggettivamente, riguarda tutta la Ue e non solo le nazioni in cui arrivano i migranti, considerandole - come accade per l'Italia, La Spagna o la Grecia - solo un ''corridoio'' verso mete che ritengono soprattutto economicamente più sicure.

Dobbiamo tornare, quindi, all'argomento ormai vecchio della politica comunitaria che, mai come su questo punto, mostra una frammentazione conseguenza di politiche nazionali che, per loro stessa natura, sono pensate, concepite ed elaborate per dare all'elettorato di riferimento le risposte che si aspetta.
Quindi, per sgombrare il campo da equivoci e malriposte speranze, dimentichiamoci che su questo l'Europa - almeno ''questa'' Europa - dia esecuzione ad encomiabili atti di valenza politica, quale i ricollocamenti, oggi considerati alla stregua di una fastidiosa quanto inattuabile incombenza.
Non ci vuole, poi, molto a capire che gli sbarchi, al di là delle problematiche sociali ed economiche che li caratterizzano, diventano un grimaldello politico di cui ci si serve di volta in volta a seconda delle contingenze.

Quindi è abbastanza normale che Matteo Salvini, dopo essersi celebrato come il vero e unico vincitore della ''battaglia del coprifuoco'', ora cerchi un'altra medaglia da appuntarsi sul petto identificandola in una nuova, furibonda campagna contro gli sbarchi. Ma, ieri come oggi, il segretario della Lega vuole risolvere il problema nella pratica, e non invece adoperandosi a rimuovere alla radice le cause (al di là del generico ''aiutiamoli a casa loro'').

Una cosa che forse non tocca a lui, ma di cui si deve fare carico se vuole accreditarsi come prossimo inquilino di palazzo Chigi. Dire di volere fermare gli sbarchi ci sta, è il come che non è ben chiaro, viste anche le vicende giudiziarie in cui Salvini si dibatte in conseguenza delle sue scelte operative. È quindi abbastanza normale che la Lega sia scavalcata a destra da Fratelli d'Italia, che, con Salvini nella maggioranza di governo, è a caccia di ulteriore visibilità.
Il Magazine
Italia Informa - N°2 Marzo-Aprile 2021
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