Quirinale: Salvini si prende la scena, mentre il Pd guarda

- di: Diego Minuti
 
Chi pensava o sperava che la partita del Quirinale non si giocasse in modo ''sporco'' è stato servito. Le trame che si stanno stendendo intorno al Colle rimandano ad una stagione della politica che l'emergenza - economica, sanitaria, sociale - del Paese speravamo avesse cancellato. Ed invece eccoci qui ad assistere, noi spettatori, alla reiterazione dei soliti cerimoniali, con i capi dei partiti che si muovono freneticamente con un solo obiettivo, anche se non dichiarato: dimostrare, a presidente eletto, di non avere perso, se proprio non può dire di avere vinto.L'accelerazione delle trattative di ieri, con frenetici contatti e colloqui, non sembra avere contribuito a sbloccare l'impasse, anche se qualcosa si sta muovendo. Il centro della luce dei riflettori se l'è guadagnato Matteo Salvini che, per riaffermare il suo ruolo, ha incontrato questo e quello, giocando necessariamente una partita su due campi, Quirinale e Chigi, anche se di una - la seconda - forse avrebbe fatto volentieri a meno, perché politicamente meno capace d'essere messa a reddito politico. 

Quirinale: Salvini si prende la scena, mentre il Pd guarda

Perché - al di là di qualche giornale, nostalgico del recente passato, che attacca quotidianamente l'attuale presidente del consiglio, accusando di tutto e di più - sostituire Draghi, in questo momento, sarebbe cosa difficile per tutti, soprattutto se lui traslocasse al Quirinale e conoscendo la sua propensione a dire sempre la sua, anche se dal Colle più alto.

Ma Salvini deve trovare una ''sua'' soluzione per evitare di apparire come qualcuno che subisce l'iniziativa di altri. E poco importa se questo deve passare magari dal proporre nomi che non raccolgono entusiasmo nemmeno tra i leghisti che, al Quirinale, non potendo ambire a vedere uno di loro, vorrebbero qualcuno con una colorazione neutra. Non un ''super partes'' (una definizione che mai potrebbe trovare applicazione in Italia, dove anche la scelta di una camicia o di un foulard è frutto di una ideologia), ma almeno qualcuno che altri non possano intestarsi.

Per questo potrebbe non essere facilmente digerita l'indicazione, che si attribuisce a Salvini, di Franco Frattini, attuale presidente aggiunto del Consiglio di Stato. Quindi con un profilo professionale di altissimo livello, ma di cui si ricorda una partecipazione attiva alla politica (con Forza Italia) e un paio di passaggi al governo (Berlusconi).
Ripetiamo: su Frattini nessuno potrebbe avere da ridire sulla persona, sulla cultura e preparazione. Ma potrebbe non bastare per chi nel centrodestra tutto vuole meno che etichette difficili da staccare.
Il centrosinistra appare, da parte sua, in difficoltà, come un maratoneta che, a un paio di chilometri dal traguardo, sente i muscoli assaliti dall'acido lattico e non ha più la forza. E' un'impressione che tocca soprattutto il Pd, che, se ha un nome spendibile, lo tiene ben nascosto. Ma rischia di essere sopravanzato dalle manovre dei ''dirimpettai'' di centrodestra che potrebbero approfittare delle sue difficoltà.

E Draghi, in tutto questo?
Il presidente del Consiglio, che ieri ha avuto i primi contatti con vista Quirinale, aspetta, adottando una tattica di attesa che potrebbe anche non essere alla fine vincente. Draghi si trova nella strana posizione di chi viene giudicato bravo per potere aspirare al Quirinale, ma di esserlo troppo per fargli lasciare palazzo Chigi. Un ''comma 22'' adattato alla politica del momento.
Ma per Draghi il rischio di vedere spente le ambizioni c'è perché se ha la figura per aspirare alla presidenza della repubblica, la stima che ha guadagnato (vera o presunta che sia, a seconda da chi la esprime) potrebbe cristallizzarlo in una condizione di intangibilità nell'incarico attuale.
Insomma, come direbbero a Roma, Draghi da ''migliore presidente possibile'' diventerebbe come la sora Camilla, che tutti vogliono, ma nessuno se la piglia.
Il Magazine
Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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