Salvini accorcia l'orizzonte del governo Draghi

- di: Diego Minuti
 
In un governo di coalizione tutte le componenti politiche si dovrebbero adoperare per la buona riuscita dei programmi e, in ogni caso, con l'impegno morale di non ostacolare l'esecutivo, con pensieri, parole e opere.
Questa banalissima sintesi non è certo adattabile al governo guidato da Mario Draghi che, messo insieme per necessità, oggi mostra con nitidezza tutti i controsensi su cui è fondato e che rischiano di accorciare di parecchio il suo orizzonte politico, che è (o era?) quello di traghettare il Paese fuori dalla crisi derivata dalla pandemia.
Un'impresa che imporrebbe coerenza e correttezza istituzionale, che purtroppo non si manifesta.

Le continue invettive del segretario della Lega, Matteo Salvini, contro le misure adottate per contrastare il contagio non aiutano certo il governo, anzi lo logorano e nemmeno tanto lentamente nel momento in cui si pongono degli ultimatum che vengono lanciati solo per raccattare consensi dagli scontenti, siano essi ristoratori, operatori del commercio o, caso più recente, precari del mondo della scuola, arruolati sotto le bandiere verdi con la promessa di una sanatoria che sarebbe uno schiaffo per chi crede nell'istituto meritocratico del concorso.
L'ultima sortita di Salvini - giocata su un calembour abbastanza puerile, "aprile-aprire" parlando di riaperture di pubblici esercizi - non è un petardo, ma una vera e propria mina sul cammino del governo, al cui vertice il segretario della Lega si rivolge quotidianamente quasi fosse un avversario e non il capo di uno dei partiti principali della coalizione.

Incalzare l'esecutivo, ma cercando di fare una cosa costruttiva, è doveroso se lo si intende come un contributo. Ma non è questo il caso di Salvini che, ideologizzando persino la lotta al Covid-19, facendone una questione politica, è il peggiore modo per dirsi - perché tale si sente - azionista di maggioranza del governo.
Il perché di tali comportamenti - nei quali Salvini è assolutamente identico oggi a quello di ieri, all'opposizione - è abbastanza facile da spiegare. Al di là del bene degli italiani (definizione geo-antropologica nella quale certo non si riconosceva sino a poco tempo fa, riscoprendosi in tempi recenti patriota e coraggioso difensore unico dei confini nazionali), oggi a Salvini sta a cuore il suo ruolo, che è quello di un cacciatore che continua a braccare la sua preda, il potere.

Che, evidentemente, quando lo ha gustato (nel governo giallo-verde con i Cinque Stelle) gli deve avere lasciato in bocca un magnifico ed indimenticabile sapore. Poi, da animale politico quale è, sa benissimo che non può permettersi che l'elettorato da cui ha pescato a piene mani gli venga eroso da Fratelli d'Italia su tematiche che lui riteneva di sua esclusiva pertinenza. Che poi il partito di Giorgia Meloni non riesca - sempre che questo voglia - fare pulizia al suo interno da derive filo-naziste (come i giovani di FdI di Verona che hanno inneggiato a Léon Degrelle, fondatore del rexisme) è un discorso che porta lontano, che riconduce a legami mai resecati e che tornano a galla ormai a cadenza ravvicinata, facendo paura.
Il Magazine
Italia Informa - N°1 Gennaio-Febbraio 2021
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