Fatta la legge di Bilancio, quale sarà il futuro di Mario Draghi?

- di: Diego Minuti
 
C'è il testo e, verrebbe da dire, c'è anche una interpretazione che deve essere fatta. Parliamo della legge di Bilancio per il 2022 che è stata licenziata non senza qualche tensione tra i ministri e, quindi, spiegata ai giornalisti da Mario Draghi. Il contenuto tecnico è chiaro, anche se occorrerà vedere se, in sede di relazione, come talvolta accade sia saltato qualcosa. E', in ogni caso, una legge che si propone di continuare a tenere per mano il Paese per portarlo, prima e meglio possibile, fuori dal mare procelloso della crisi.

Ci si interroga sul futuro del premier Draghi dopo la legge di Bilancio per il 2022

Disposizioni chiare, forse non immediatamente metabolizzabili da tutti, ma che si portano dietro il pregio dell'autorevolezza, derivata da chi l'ha pensata. Una legge che tiene conto della capacità di ripresa che l'Italia ha mostrato e che fa sperare bene per il futuro, addirittura con tassi di crescita superiori alle già elevate stime di appena qualche mese fa.
Ma, se il contenuto tecnico è palese e tutto proiettato ad un futuro di medio periodo, chi guarda a palazzo Chigi non solo come luogo da cui si governa, ma anche dove si traccia l'oggi e il domani politico del Paese, qualche interrogativo se lo pone.

Tecnicamente, la legge di Bilancio è il binario lungo il quale verrà spinta l'Italia e, come tutti i binari, ha una strada tracciata e dalla quale sarà pressoché impossibile scostarsi, a meno di lievissime correzioni. Insomma, l'Italia che verrà porta già oggi l'impronta di Mario Draghi. Ora bisogna capire se la stessa impronta domani continuerà ad essere impressa ancora da Draghi, se in veste di presidente del consiglio o della repubblica. Ma, se fino a poche settimane fa, la strada di Draghi per arrivare al Quirinale sembrava spianata, non fosse altro perché a sostenerlo è una vastissima coalizione, oggi qualche difficoltà comincia a manifestarsi e non certo per suoi demeriti. La tensione che, quotidianamente, si palesa in seno alla compagine di maggioranza non lascia ipotizzare tempi felici per la tenuta del governo, che deve subire strattoni continui anche da chi dice di sostenerlo con ogni sua forza.
Per questo ha ragione chi si domanda se il prossimo (ed eventualmente diverso dall'attuale) presidente del consiglio avrà la forza, la capacità, il prestigio e l'autorevolezza di rappresentare il Paese davanti all'Europa e di poterlo fare in virtù dei risultati conseguiti.

Poi, ipotesi affatto remota, se Draghi si convincesse a traslocare al Quirinale e le elezioni politiche dovessero essere vinte da una alleanza fortemente discontinua rispetto all'attuale (così, buttiamola lì, un centrodestra a trazione leghista e dei Fratelli d'Italia) , il prossimo premier potrebbe non condividere le scelte del suo predecessore. Che però, nel caso dell'elezione di Draghi alla presidenza della repubblica, guarderebbe con enorme attenzione ogni mossa del governo che possa essere intesa come sovranista, ovvero l'esatto contrario di quel che ispira l'azione dell'attuale presidente del consiglio, in Italia, ma soprattutto in Europa.

L'elezione del prossimo presidente della Repubblica ormai incombe e le grandi manovre che già si intravedono inducono, a seconda delle varie ipotesi, a reazioni fortemente contrastanti. Anche perché l'asserita compattezza dei partiti - di cui il voto del ddl Zan è stato uno sconcertante antipasto - non è che dia grandi certezze. La stessa autocandidatura di Silvio Berlusconi (le mosse degli ultimi mesi sono conseguenza di un attivismo politico che sembra avere questo solo obiettivo) ha tutta l'apparenza di un ballon d'essai per saggiare la consistenza di Forza Italia, che sembra essere sempre ad un passo dall'implosione.
Il Magazine
Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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