L'Italia riapre, ma serve ancora molta prudenza

- di: Diego Minuti
 
L'Italia riparte, lentamente, ma riparte. Non con la velocità e la spericolatezza che qualcuno chiedeva, ma riparte. O almeno, è la speranza di tutti che il ''sistema Paese'' si rimetta in cammino, dopo il buio che da oltre un anno l'assedia. Il calendario delle riaperture è ormai cosa fatta, con le relative indicazioni riportate nella Gazzetta ufficiale. Ora spetta a tutti tornare alle vecchie abitudini, ma con la speranza che il ricordo di quanto è accaduto rimanga sempre vivo per evitare che tutto venga vanificato dall'euforia, certamente giustificata, ma che deve essere tenuta a bada, se veramente vogliamo allontanare quanto più possibile lo spettro di una nuova ondata di contagi.

Che, comunque, sarebbe meglio gestibile perché la campagna vaccinale sta spezzando l'assedio del virus, ridando respiro alle nostre strutture sanitarie, ridotte allo stremo nel momento peggiore della pandemia.
Cosa ci dobbiamo aspettare, realisticamente, dal nostro futuro più vicino?

Semplicemente che si torni alla normalità, che la vita torni a scorrere come prima, anche se questa è solo una illusione. Quando ancora la pandemia reclama quotidianamente il suo tributo di decessi, occorre prendere consapevolezza che tutto non potrà tornare a come era prima perché servirà molto tempo prima che si torni agli standard precedenti, che sono non solo andare a mangiare una pizza con amici, bere un caffè dentro un bar o passeggiare nei centri commerciali. Questa pandemia ci ha costretto a nuovi meccanismi di pensiero, in cui anche i momenti felici ci sembreranno quasi una conquista, mentre appena un anno fa erano l'assoluta normalità.

Oggi, forse per la prima volta con un minimo di fondata speranza possiamo, immaginarci ad un passo dall'uscire dalla pandemia, anche se la cautela deve essere sempre massima perché il virus, con le sue mutazioni, ha confermato d'essere subdolo, infido, sfuggente. Ma il sicuro progredire della campagna vaccinale - anche se le case produttrici stentano a stare dietro agli impegni assunti - sta preparando la strada alla vittoria sul coronavirus che resta però solo ''sanitaria'' e non ancora economica. Lo Stato - ovvero i governi che hanno affrontato la pandemia -, per motivi che non stiamo a ricordare, hanno tanto promesso, ma, oggettivamente fatto relativamente poco. E non stiamo a parlare solo di ristori e aiuti, ma anche di programmi certi e non condizionati dalle posizioni dei singoli partiti e, al loro interno, da personaggi non sempre d'accordo tra di loro.

Con l'approssimarsi degli esami cui Bruxelles sottoporrà i progetti che chiediamo all'Ue di sostenere, il tempo delle parole deve necessariamente finire. Per questo sarebbe forse il caso che ci sia chiarezza nella coalizione, che ancora in queste ore vive di pulsioni che nulla hanno a che spartire con una logica unitaria. E per ''fare chiarezza'' intendiamo semplicemente che, per il tempo necessario a cominciare a dare attuazione ai piani, si smetta di lanciare proposte estemporanee che, fedeli alla linea ideologica di questo o quel partito, poco hanno a che spartire con la linea scelta dal governo.
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