Governo: pronto il piano per il futuro dell'Italia ma Draghi pensi anche al presente

- di: Diego Minuti
 
Tra poche ore il pacchetto di progetti sui quali chiediamo aiuto all'Europa sarà svelato ufficialmente e come Paese saremo messi a conoscenza di cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro. C'è da stare certi che Mario Draghi voglia lasciare la sua (forte) impronta sul piano che deve risolvere problemi che sono enormi e di grande complessità, ma che gli italiani, in questo momento di grande sofferenza, non sentono ancora come propri. Nel senso che è il presente a fare paura perché, in fondo, nella nostra mentalità, quel che accadrà domani in qualche modo lo risolveremo.
Gli oltre 220 miliardi di euro che, negli anni, affluiranno nelle nostre casse, sempre che i progetti presentati siano praticabili e, una volta ottenuti i relativi fondi, siano attuati nei modi e nei tempi che Bruxelles ci chiederà, daranno ristoro al Paese, fornendolo di uno scheletro infrastrutturale e di una base digitale che oggi ci manca. Ma questo è domani.

Il piano, nella sua complessità comunque segna una discontinuità netta con quello che doveva essere firmato dal Conte-2, con progetti specifici, settori nettamente definiti e poco margine per 'deragliamenti' dell'ultima ora. Quindi, un piano con obiettivi e prospettive che dovrebbero portarci per mano fuori della crisi.
Ma è 'domani', mentre è l'oggi che preoccupa perché, ammettiamolo, la massa di consenso che ha accompagnato la chiamata di Draghi al timone del Paese è stata sì ripagata in termini di riacquistata autorevolezza e rappresentatività in Europa, ma non è che i riflessi 'domestici' si siano visti per come la gente li aspettava.
Ma certo c'era da aspettarselo perché questo governo del 'tutti a bordo', se ha avuto numeri consistenti in Parlamento, lo stesso non ha fatto in termini di coesione, perché il presidente del consiglio, che non è tipo da lasciarsi condizionare più di tanto, è sotto pressione non per sue pecche, quanto per il fatto che alcuni partiti della coalizione a sentirsi parte di una squadra proprio non ci riescono. Le cronache politiche quotidiane ci deliziano di particolari che sarebbero bene accetti in un filmetto da commedia all'italiana, ma non in un dramma collettivo come la pandemia.
La coalizione di governo, pur se tutti mostrano buone intenzioni, ha il suo percorso lastricato di ben altro.

Quindi non ci si deve sorprendere se un economista (che fa rima con leghista) come Claudio Borghi parli di epidemiologia sulla base del suo sentire da comune cittadino, dando lezioni a chi, Andrea Crisanti, ai suoi occhi è un mezzo stregone, avendo in vita sua studiato le zanzare (come ha detto l'epistemologo padano), come se esse fossero estranee all'oggetto delle ricerche dello stesso Crisanti, ovvero la malaria. In casi del genere, come un buon padre di famiglia, il segretario della Lega, Matteo Salvini, dovrebbe prendere a scappellotti Borghi non per quello che ha detto, ma per il solo fatto di scagliarsi contro un governo di cui l'economista forse ambiva di fare parte.

E quando le polemiche non si sono ancora spente, ecco che scoppia il casus belli delle dichiarazioni del sottosegretaria alla giustizia, Anna Macina, che ha trasgredito ad uno dei precetti dei componenti di un governo: mai interferire di un processo. Ed invece, nella fregola di rendersi utile alla causa (penale) di Beppe Grillo, ha accusato la sen.Giulia Bongiorno, legale della ragazza che accusa il figlio del guru pentastellato(e tre suoi amici) d'averla stuprata, di avere messo a conoscenza dei fatti di causa il suo segretario, sempre Matteo Salvini. Qui non c'entrano le parole del 'Capitano' che ha fatto cenno ad una conversazione con la senatrice ed avvocatessa Bongiorno sul procedimento a carico di Ciro Grillo, quanto che un membro dell'esecutivo di certe cose proprio non può parlare, soprattutto se è sottosegretario alla Giustizia. Questi sono solo due esempi del clima che si avverte nel governo e con il quale Draghi deve fare i conti.

Ma questo non giustifica alcune scelte del governo di cui lui, come presidente del consiglio, ha una responsabilità politica anche quando non c'entra nulla. Allora ci sarebbe da pensare che è forse attivato il momento che Draghi spinga sull'acceleratore e non si accontenti. È arrivato il momento di quello scatto d'orgoglio in cui tutti speravano e che sino ad oggi non c'è stato.
Prima di pensare a come fortificare il Paese nel futuro, c'è da dare risposte immediate ad un presente di drammi, povertà, disperazione che aspettano d'essere sconfitti.
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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2023
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