Da domani Draghi al lavoro per l'Italia e per rintuzzare critiche ad un passo dall'insulto

- di: Diego Minuti
 
Mentre nasce il primo ( non ne dovrebbero seguire altri, a rigore di logica, anche se spesso di logica la politica italiana ne ha poca) governo Draghi e da domani il presidente del consiglio deve mettersi al lavoro perché tutti (dall'opposizione, come è normale, ma anche dall'alleanza che lo sostiene) stanno aspettando di capire come riuscirà a rispettare una agenda che è già fittissima ancorché impegnativa.

Ma se è lì, a palazzo Chigi, Draghi lo deve a quel che ha fatto nel percorso della sua ultratrentennale carriera, che gli ha fatto raccogliere moltissimi consensi, ma anche delle critiche, di cui ieri, nell'aula del Senato, si sono fatti portavoce in pochi, alcuni con ragionamenti comprensibili, altri arrivando ad un passo dall'insulto.
Questa, comunque, è storia di ieri perché ora incombe un presente fatto da tantissimi ostacoli da superare, costi quel che costi.
L'intervento di Draghi a Senato (non replicato alla Camera, dove il presidente si è limitato ad ascoltare educatamente, cose suo solito, senza mai dare l'impressione di accusare i colpi inferti alla sua persona da dissenzienti, fuggitivi, esponenti di microscopiche sacche di consenso) è stato in linea con il suo personaggio.

La narrazione che ha fatto della situazione italiana e di come se ne possa uscire è stata forse monocorde, non avendo mai alzato la voce o usandola come mieloso strumento per catturare consensi. Si è trattato della lettura di un programma che deve essere necessariamente condizionato dall'emergenza, senza delineare interventi taumaturgici, ma chiedendo il conforto di tutti affinché si trovi una via d'uscita caratterizzata dall'unione, dalla comunanza di obiettivi.
Cosa facile a dirsi, ma che resta l'unico modo per lasciarsi alle spalle la pandemia e la crisi economica che essa ha determinato.
Com'era scontato, non c'è stata unanimità di giudizi sull'intervento di Draghi che, già dal momento dell'incarico conferito da Mattarella, è entrato nel mirino di qualcuno e non sempre per gli stessi motivi.

C'è chi - con uno spericolato uso della parola - lo ha definito un "vulnus per la democrazia", non essendo stato eletto da nessuno; c'è chi lo accusa d'avere detto quel che non si può negare, ovvero che la natura deve essere sempre difesa; c'è chi, infine, non gli perdona d'avere sostituito Giuseppe Conte, come se questo fosse un peccato personale dell'ex presidente della Bce e non anche conseguenza di talune scelte del professore.
Ma è giusto che ciascuno dica quel che pensa perché è proprio questo alla base della democrazia, che non si deve menzionare solo quando è utile. Ora bisogna solo aspettare le prime mosse di Draghi e l'attesa rischia di diventare altissima se esse non dovessero giungere nel brevissimo periodo perché è questo che ci si aspetta da lui, accolto ed invocato come un supereroe, ma che di superpoteri non ne ha. Se non quello di credere nel mandato che il Parlamento (quindi gran parte del Paese) gli ha conferito chiedendogli "solo" di fare il bene dell'Italia.
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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