Confcommercio: "Con la guerra, le bollette delle imprese del terziario potrebbero essere più care del 160%"

- di: Daniele Minuti
 
Confcommercio e Nomisma Energia hanno pubblicato i risultati di uno studio che mira a calcolare gli effetti della guerra in Ucraina sulle imprese del terziario di mercato (ricettività e ristorazione): un aggravamento del conflitto, con conseguente stop delle forniture di gas dalla Russia, potrebbe portare una spesa energetica di oltre 160 punti percentuali superiore al 2021 nell'anno in corso, fino a quota 30 miliardi di euro. A cui si aggiunge una salita della spesa annua per petrolio e quindi gasolio di 21 miliardi di euro.

Confcommercio analizza gli effetti della guerra sulle spese energetiche delle imprese del terziario

Il prezzo del gas a inizio febbraio era a 80 euro per Megawattora mentre ora tocca punte di oltre 170 euro, discorso analogo per l'elettricità, tutti valori legati al conflitto fra Russia e Ucraina. Confcommercio prefigura tre diversi scenari: una stabilizzazione con il prolungarsi della guerra senza stop all'export del gas (con la spesa per le imprese del terziario "solamente" di 19,9 miliardi di euro); lo stop all'export dei gas russi per danni bellici o sanzioni (che causerebbe una crescita delle spese per bollette a 29,9 miliardi di euro nel 2022); un duraturo cessate il fuoco (con una discesa del prezzo fino a 40 punti percentuali e quindi una spesa complessiva per le imprese di 12 miliardi di euro).

Stesso discorso per l'Autotrasporto, con tre possibilità: una stabilizzazione della situazione attuale e quindi una spesa per il gasolio più alta di 7 miliardi nel 2021, lo sto all'export russo con una spesa stimata di 21 miliardi di euro, un cessate il fuoco che mantenga la spesa invariata.

Confcommercio
quindi termina la nota sottolineando l'errore della mancata diversificazione delle fonti energetiche e dei suoi fornitori in Italia, facendo proposte concrete: "Al di là del conflitto tra Russia e Ucraina, resta quindi confermata la necessità di interventi in grado di bilanciare adeguatamente l’impatto dei rincari in bolletta e di risolvere strutturalmente i nodi che attanagliano il nostro sistema energetico. Le misure adottate recentemente dal Governo vanno nella giusta direzione, ma non sono ancora sufficienti. Serve un piano d’azione più ampio e strutturale per contenere l’eccessiva dipendenza della provvista energetica del Paese dalle forniture estere, abbattere il peso degli oneri generali di sistema – che hanno un costo stimato di quasi 17 miliardi per il 2022 che ricade su famiglie e imprese - e agire per il riordino della fiscalità energetica: dalla riduzione dal 22% al 10% dell’IVA sui consumi elettrici delle imprese del terziario di mercato - allineandola così a quella attualmente prevista per gli altri settori produttivi e per le famiglie - all’esclusione degli oneri generali di sistema dall’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto ed alla riduzione delle accise. Sul fronte del caro carburanti, bene i primi interventi emergenziali introdotti a sostegno dell’autotrasporto dal recente “decreto bollette”. È necessario, però, agire strutturalmente sul carico fiscale del settore e in prospettiva vanno introdotte alcune modifiche alle proposte europee del pacchetto “FIT for 55”, per evitare che i costi della transizione diventino insostenibili per le imprese italiane".
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