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Commercio globale, come i cambiamenti climatici mettono sotto pressione le catene di fornitura

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Commercio globale, come i cambiamenti climatici mettono sotto pressione le catene di fornitura

Gli eventi meteorologici estremi stanno diventando più frequenti e più intensi, e il loro impatto non si limita ai territori colpiti. La rete interconnessa del commercio globale fa sì che anche fenomeni locali producano conseguenze economiche a cascata. Un’analisi del think tank Bruegel ha mostrato come alluvioni, siccità e uragani possano incidere sulla produzione manifatturiera, sulle rese agricole e sulle infrastrutture logistiche, interrompendo le catene di fornitura globali (GSC).

Commercio globale, come i cambiamenti climatici mettono sotto pressione le catene di fornitura

Nella storia recente non sono mancati esempi. Le inondazioni in Thailandia del 2011 paralizzarono per mesi la produzione di componentistica elettronica e automobilistica, con ripercussioni in Asia e in Occidente. La siccità del 2022 che colpì il Canale di Panama ridusse drasticamente il traffico delle navi cargo, con effetti misurabili sui tempi e sui costi delle consegne. In entrambi i casi, la diversificazione geografica delle catene di fornitura ha evitato che la crisi diventasse sistemica, ma l’aumento di frequenza e intensità degli eventi climatici rischia di moltiplicare i danni.

Danni diretti e perdite economiche
Secondo stime di Oxera, le perdite annuali dovute a fenomeni climatici estremi ammontano già a circa 200 miliardi di dollari, includendo sia la distruzione fisica di infrastrutture e fabbriche sia i costi legati ai decessi, che rappresentano circa il 5% del totale. Swiss Re calcola che nel 2024 le perdite economiche complessive siano arrivate a 328 miliardi di dollari, di cui 318 miliardi causati da disastri naturali e 10 miliardi da incidenti di origine umana. Un dato che mostra come le catastrofi naturali, spinte dal cambiamento climatico, siano ormai la variabile dominante nel bilancio delle assicurazioni globali.

Produzione e lavoro sotto stress
L’impatto del cambiamento climatico non si manifesta solo nei picchi emergenziali. Temperature medie più alte riducono la produttività del lavoro, aumentando affaticamento, malattie da calore e problemi legati alla qualità dell’aria. Allo stesso tempo, cresce la necessità di sistemi di raffreddamento industriale, con effetti sui costi e sui consumi energetici. Per l’agricoltura, siccità prolungate e precipitazioni irregolari compromettono le rese e rendono più incerta la pianificazione delle semine. La manifattura deve affrontare interruzioni improvvise: la perdita di un fornitore o di un’infrastruttura può bloccare intere filiere.

Logistica e trasporti a rischio
Il commercio globale dipende da infrastrutture e rotte logistiche esposte anch’esse al rischio climatico. Porti, strade, ferrovie e impianti di stoccaggio sono vulnerabili a uragani, frane e alluvioni. Le vie d’acqua interne e i grandi corridoi marittimi possono diventare impraticabili in caso di siccità o eventi meteorologici estremi. Interruzioni anche brevi compromettono la puntualità delle forniture, aumentano i costi di trasporto e mettono in crisi il modello just-in-time su cui molte aziende hanno costruito la propria efficienza.

La sfida della mitigazione
Per i ricercatori, è evidente che le misure di mitigazione diventeranno sempre più cruciali. Diversificare fornitori e rotte, costruire scorte strategiche e investire in infrastrutture resilienti sono passi necessari per ridurre l’impatto economico degli shock futuri. Ma senza un’accelerazione delle politiche climatiche e un coordinamento tra settore pubblico e privato, il rischio è che gli eventi estremi diventino un fattore strutturale di instabilità nelle catene di fornitura globali, con conseguenze permanenti sul commercio e sulla crescita.

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