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Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata in Iran scuote il mondo

- di: Marta Giannoni
 
Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata in Iran scuote il mondo
La notizia dell’arresto in Iran della giornalista italiana Cecilia Sala ha generato una valanga di reazioni da ogni angolo del globo. Sala, nota per i suoi reportage in zone di conflitto e il suo podcast "Stories", si trovava in Iran per documentare la complessa situazione sociale e politica del Paese. Il fermo, avvenuto in circostanze ancora poco chiare, ha scatenato un’ampia ondata di solidarietà, critiche al regime e richieste di spiegazioni.

Un coro di indignazione internazionale
Dall’Italia agli Stati Uniti, passando per l’Europa, le reazioni non si sono fatte attendere. “È inaccettabile che una giornalista venga fermata solo per aver svolto il proprio lavoro,” ha dichiarato il presidente italiano Sergio Mattarella, sottolineando l’importanza della libertà di stampa come pilastro della democrazia.
Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha espresso preoccupazione: “Questo episodio è un segnale preoccupante del clima repressivo in Iran. L’Unione Europea non starà a guardare.
Negli Stati Uniti, la portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che l’amministrazione Biden sta monitorando da vicino la situazione, aggiungendo: “La libertà di stampa è un diritto fondamentale e la comunità internazionale deve agire per difenderlo.

La reazione del mondo del giornalismo
Tra i primi a reagire sono stati i colleghi di Sala. Reporter senza Frontiere (RSF) ha condannato il fermo definendolo “una violazione flagrante del diritto internazionale”. L’organizzazione ha anche lanciato una petizione per chiedere la liberazione immediata della giornalista.
In Italia, l’Ordine dei Giornalisti ha emesso una nota ufficiale: “Il fermo di Cecilia Sala è un attacco al diritto all’informazione. Chiediamo al governo italiano di intervenire con forza.
Molti giornalisti italiani ed esteri hanno espresso solidarietà sui social media, utilizzando l’hashtag #FreeCeciliaSala. Tra questi, Christiane Amanpour, giornalista di CNN, ha twittato: “Non possiamo permettere che il giornalismo venga criminalizzato. Libertà per Cecilia Sala subito!

Le voci dei cittadini e degli attivisti iraniani
Non solo le istituzioni e i colleghi giornalisti, ma anche molti cittadini e attivisti iraniani hanno fatto sentire la propria voce. Numerosi post sui social media hanno sottolineato come il fermo di Sala sia l’ennesima prova della repressione del regime contro chi cerca di raccontare la verità.
Un’attivista iraniana, che ha chiesto l’anonimato, ha dichiarato: “Gli occhi del mondo devono restare puntati sull’Iran. Fermare una giornalista come Cecilia Sala significa cercare di spegnere una luce su ciò che sta accadendo qui.

La risposta del governo italiano
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha convocato l’ambasciatore iraniano a Roma per chiedere chiarimenti e assicurazioni sulla sicurezza della giornalista. “Non ci fermeremo finché Cecilia Sala non sarà rilasciata,” ha dichiarato il ministro in una conferenza stampa.
Nel frattempo, la Farnesina ha attivato un’unità di crisi e mantiene contatti costanti con le autorità iraniane e internazionali.

Un monito per la libertà di stampa

L’episodio di Cecilia Sala è solo l’ultimo di una lunga serie di intimidazioni contro i giornalisti in Iran. Il suo fermo rappresenta un monito per la comunità internazionale: la libertà di stampa è sotto attacco, e difenderla non è mai stato così cruciale.

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