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Caro-energia: basta con i provvedimenti-tampone

- di: Redazione
 
Caro-energia: basta con i provvedimenti-tampone
Strano Paese il nostro, che sembra non accorgersi nemmeno di essere dipendente, dal punto di vista energetico, che di più non si potrebbe. Eppure da decenni assistiamo a elucubrazioni di una politica che si ritiene illuminata che non riesce a fare quel che da lei ci si aspetta: rendere l'Italia meno esposta alle tensioni politiche estere che si riverberano sulle bollette energetiche, sia delle famiglie che delle aziende. E quando accade, quando cioè ci si rende conto che il baratro è a un passo, ecco che si scatena la corsa a chi ha la proposta migliore per evitare il salasso, anche se sovente si tratta di soluzioni-tampone come quelle contro il caro-energia, il solito pannicello caldo cui la politica ricorre quando non ha altro da proporre.

Non bastano i provvedimenti tampone per rimediare al caro-energia

I tagli al caro bolletta, annunciati in pompa magna e su cui ciascun partito della coalizione rivendica il proprio decisivo impulso, sono certamente un aiuto, abbassando nell'immediato l'ammontare del costo dell'energia, modificandone i meccanismi di determinazione. Ma è solo una soluzione a tempo, perché i problemi che hanno determinato questa situazione restano. Anzi, il rischio vero, che dovrebbe essere evidente spingendo a mettere più concretezza e quindi accantonando il populismo, è che la situazione energetica del Paese imbocchi una strada pericolosissima, che, a fronte di prezzi che lievitano in continuazione, determini la desertificazione del nostro tessuto produttivo.

Di soluzione ce ne sono, ma implicano che chi comanda adotti finalmente delle soluzioni che siano compatibili con le scelte ambientali, ma contestualmente prendano atto che il ''no'' eletto a sistema non aiuta il Paese.
Non si può percorre all'indietro il cammino che, già parecchi anni fa, ha portato al ripudio del nucleare.
Ma quella decisione, giusta e motivata, è stata adottata quando la tecnologia non era quella di oggi, che ha elevato di molto il livello di sicurezza. Non lo diciamo noi, ma lo sostengono Paesi che, ricorrendo anche ora al nucleare, non vedono ad esso delle alternative che evitino di renderli ostaggio di altri.

La Francia - che all'Italia vende energia degli impianti nucleari - ha adottato una politica prudente che tiene conto che le più recenti evoluzioni tecnologiche garantiscono sicurezza, certo non accantonando perplessità e argomenti che sostengono tesi antitetiche. Quali che possano essere le strategie nel settore energetico, resta scontato che le fragilità si ripropongono ciclicamente, imponendo quindi una soluzione che potrebbe essere ''definitiva'', ma solo se suffragata da evidenze scientifiche. E' un po' quello che ha deciso di fare il Giappone che non abbandonerà il nucleare (nonostante la ferita non ancora rimarginata di Fukushima), ma sostituirà nel tempo gli impianti con altri, di ultima generazione, di taglia più piccola e frutto di una collaborazione tecnologica con gli Stati Uniti, che già ne hanno attivati.

Insomma: il Giappone ha deciso di usare impianti nucleari per sostituirli con più moderni e sicuri, senza per questo denunciare le politiche energetiche del passato. Una scelta, che si può condividere o no, ma almeno è una scelta, che comporta l'assunzione delle relative responsabilità. Cosa che in Italia non accade e, anzi, non può accadere perché sull'interesse generale viene fatto prevalere quello di qualche componente (politica, economica) del Paese. Tutte rispettabilissime, ma che alla fine si impantanano in discussioni che sono ideologiche prima che altro.
Alla fine, quindi, piuttosto che avviare un serio confronto sulle fonti energetiche si è costretti a raggranellare qualche miliardo, sperando nel consenso. Arriverà, però, il momento in cui questo giochetto non sarà più possibile, con conseguenze che definire disastrose sarebbe un esercizio di sfrenato ottimismo.
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