Canone RAI: lettere per arretrati e corsa all’esonero
Il Fisco torna a bussare: chi ha “tagliato” la quota in bolletta rischia il conto, e la scadenza del 31 gennaio 2026 è dietro l’angolo.
Sta succedendo in molte case: arriva una comunicazione firmata Agenzia delle Entrate e dentro c’è una richiesta chiara — versare il Canone RAI non pagato in anni precedenti. Il punto è che, per la normativa, il canone è legato alla fornitura elettrica domestica residenziale e viene addebitato in bolletta: “scorporarlo” manualmente e pagare solo la corrente non equivale a un’esenzione. Risultato: il debito resta, e prima o poi riemerge.
“Buonasera, mi chiamo Renato… non ho il televisore, e ogni volta che arrivava la bolletta pagavo solo la luce, togliendo il canone. Poi ho fatto la disdetta online: perché ora mi chiedono gli arretrati?”
La risposta è meno intuitiva di quanto sembri: l’unico modo “pulito” per non pagare il Canone RAI è presentare una dichiarazione di esonero valida, nei casi previsti. Se non c’è un’esenzione formalizzata, il canone è dovuto anche se qualcuno si è organizzato con metodi fai-da-te. La fornitura elettrica, infatti, non viene staccata perché la quota energia risulta pagata; ma la parte “saltata” non viene automaticamente cancellata, e resta come importo non versato all’Erario.
In questa fase, molte richieste vengono formulate come invito a regolarizzare la posizione. Ma ignorare la comunicazione non è una strategia: se la posizione non si chiude, la partita può trasformarsi in un recupero più strutturato, con l’innesco di sanzioni e interessi e, nei casi più problematici, con l’attivazione delle procedure di riscossione.
Il calendario, intanto, spinge: per chi ha diritto all’esonero, la data decisiva è 31 gennaio 2026. Presentando la dichiarazione entro quel termine, l’esenzione vale per l’intero anno. Se invece l’invio avviene dopo, l’effetto si sposta: l’esonero decorre dal secondo semestre e i mesi da gennaio a giugno restano comunque “coperti” dal canone.
Chi può chiedere l’esonero? Le casistiche principali ruotano attorno a quattro binari: l’età con requisito reddituale, la duplicazione del pagamento su un’altra utenza del nucleo familiare, la non detenzione di apparecchi televisivi, e alcune categorie particolari (ad esempio personale diplomatico o militare straniero in determinate condizioni). Attenzione: non basta “dirlo”, bisogna dichiararlo secondo le modalità previste.
La domanda si presenta con l’apposito modulo e può viaggiare su più canali: invio telematico tramite l’area dedicata (accesso con SPID, CIE o CNS), invio via PEC, oppure raccomandata. La regola d’oro è una: conservare ricevute e protocolli, perché sono la prova della data e dell’avvenuto invio.
Un altro passaggio da non sottovalutare riguarda chi attiva una nuova utenza elettrica: in quel caso, i tempi possono essere più stretti e conviene verificare subito la propria posizione, per evitare che l’addebito parta e poi costringa a inseguire rimborsi o correzioni.
Tradotto: le lettere non sono un semplice “promemoria”, ma un segnale operativo. Chi riceve una richiesta per annualità passate dovrebbe controllare se e quando abbia presentato l’esonero e, se non lo ha fatto, valutare la regolarizzazione. E chi invece rientra davvero nelle categorie di esenzione dovrebbe muoversi entro il 31 gennaio 2026, perché oltre quella soglia il 2026 rischia di costare almeno sei mesi di canone.