Mancini, nonostante tutto, resta, anzi raddoppia: vuole il Mondiale 2026

- di: Redazione
 
Quando al massimo dirigente di una azienda vengono posti dalla proprietà degli obiettivi e non li raggiunge, davanti ha solo due alternative: dimettersi, attingendo alla dignità ed al rispetto del suo ruolo, oppure aspettare che il datore di lavoro lo licenzi, magari speculando dopo sull'ammontare della liquidazione.
Volendo anche Roberto Mancini è un dirigente, con un datore di lavoro importante e generoso (la Figc) e una massa di dipendenti/collaboratori importante (tra giocatori, staff di assistenti, medici, massaggiatori, fisioterapisti, magazzinieri e scusate se ne abbiamo dimenticato qualcuno). Avendo fallito in modo clamoroso e nel giro di pochi mesi i due target minimi (accesso diretto ai Mondiali; qualificarsi per la finale play-off), dovrebbe avere almeno la delicatezza di mettere a disposizione del suo capo, Gravina, il mandato.

Calcio: Roberto Mancini resta Ct della Nazionale

Niente di tutto questo è accaduto perché Mancini ha fatto sapere che intende restare e che ora pensa solo a conquistare il Mondiale 2026. Non ad arrivarci, ma proprio a vincerlo.
Fermiamoci un attimo a riflettere su quanto il Mancio ha fatto sino a ieri l'altro con la Nazionale e che è stato tanto. Ma, in un mondo spaventosamente competitivo come quello dello sport (e il calcio non fa certo eccezione), resti in un posto sino a quanto ottieni gli obiettivi che variano in base alle ambizioni di chi ti fa arrivare, alla fine di ogni mese, un gruzzoletto sul tuo conto in banca.

Però nulla è più effimero dei successi sportivi che restano nella Storia, ma sono i primi ad essere dimenticati, a meno di non farli diventare una tesoro, dimettendosi non appena si conquista questo o quel titolo o trofeo.
Così passa la gloria del mondo, verrebbe da dire oggi a leggere le cronache dei primi due Gran premi di Formula 1 dove la débâcle del duo Mercedes-Hamilton ha spazzato via anni e anni di dominio incontrastato.
Questo solo per sottolineare una cosa: se la riconoscenza nello sport è come il quadrifoglio in un prato, c'è anche l'onestà mentale di ammettere un fallimento e determinarsi di conseguenza.
Ma Mancini ha comunicato che resterà, sentendosi circondato da stima e affetto.

Ok, tutto bellissimo. Però a leggere i nomi di chi ha sollecitato una conferma completa di Mancini ci si accorge che ci sono tanti ex calciatori suoi amici, ci sono molti giornalisti che lo hanno incensato nel momento del trionfo e che oggi, forse, si sentirebbero in imbarazzo a chiederle la giubilazione.
Ed invece, dopo la prima arrabbiatura per una partita persa/non vinta nel momento in cui si è decisa la formazione, è ripartita, nei confronti di Mancini, la gioiosa macchina del consenso, nonostante l'accaduto.
Poi, siccome non ci facciamo mancare nulla, si è scatenata la gara a chi suggerisce al commissario tecnico schemi e formazioni, escludendo da queste ultime calciatori che in questo periodo stanno attraversando un periodo di forma approssimativo, ma che hanno dato tantissimo e altrettanto potranno fare in futuro. E magari, dopo avere redatto l'elenco di chi non merita più l'azzurro, si suggerisce qualcuno che, magari, milita in squadre che oggi vanno, giustamente, per la maggiore, ma che sino ad oggi poco o nulla hanno dimostrato in campo internazionale.

Ora bisogna aspettare. Dopo la partita con la Turchia, dovrebbero cambiare molte cose e ci sarà da capire cosa voglia fare un commissario tecnico che, confermato a dispetto dei risultati, dice di volere ripartire dai giovani.
Ma perché, qualcuno gli ha imposto di ricorrere solo ai vecchi, quelli che gli hanno fatto vincere l'Europeo?
Beh, la logica consequenziale direbbe altre cose, ma chi se ne importa.
In ogni caso, Mancini non ha restituito le chiavi dell'armadietto a Coverciano: non si sa mai.
Il Magazine
Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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