Calcio: caro Gravina, la porta è quella. Si accomodi

- di: Redazione
 
Il carro dei vincitori, sul quale trovarono posto in tanti, quando gli azzurri vinsero gli Europei di calcio, s'è svuotato a velocità supersonica. Oggi tutti i commentatori, gli analisti, i giornalisti e la gente comune sono concordi nel dire che un paio di teste dovrebbero finire sul ceppo delle dimissioni.
Facile dirlo, perché in Italia la presa di responsabilità, l'onorare le promesse, il pudore davanti a sconfitte imbarazzanti - quale è stata quella con la Macedonia del Nord - è una pratica pressoché sconosciuta. Ma non si può sempre rinviare una presa di coscienza degli errori e comportarsi conseguentemente.

La nazionale italiana di calcio è nuovamente fuori dai Mondiali

La partita con i macedoni ha messo a nudo non solo la pochezza tecnica di parecchi azzurri, ma anche la loro fragilità psicologica.
È il caso di Ciro Immobile che è ormai un caso da analisi psicologica perché, quando indossa la maglia della Nazionale, è preso dal blocco dello scrittore, infilando errori in serie e, soprattutto, facendo scelte talmente incomprensibili da non potere essere considerate un semplice errore. Mentre, quando gioca per la Lazio, fa sfracelli.
È il caso di Lorenzo Insigne che, da quando ha firmato il contratto (ricchissimo) che lo legherà al Toronto, squadra della Mls nordamericana, è appassito, involuto, incapace di fare cose che, fino a pochi mesi fa, per lui erano elementari.
E poi c'è uno scolorito Jorginho, un Barella in debito di forze; un Berardi cui manca sempre l'ultimo guizzo...

Non citiamo gli altri perché capiamo il loro dramma e, anche, quanto sarà per loro difficile risalire la china.
Colpa dei giocatori, quindi? Non completamente.
A leggere le pagelle che, sugli azzurri, sono cominciate a fioccare non appena la partita s'è chiusa, ci sarebbe da concordare su un solo fatto: che la guida tecnica e federale della Nazionale sono i meno colpevoli. Ed invece è vero l'esatto contrario. E qualcuno deve pure prendere atto che le colpe non possono essere scansate, mentre gli onori si bramano.
I vertici di una Federazione che tengono veramente al futuro del movimento calcistico, allo stesso modo in cui si sono pavoneggiati dopo gli Europei vinti, oggi dovrebbero essere coerenti e dimettersi immediatamente, con una decisione irrevocabile. Se solo avessero un pizzico di dignità, Gravina e il suo manipolo di compagni allo stesso modo in cui hanno giustamente gioito per l'esito degli Europei oggi dovrebbero fare un passo indietro, definitivo.

Perché perdere ci può anche stare, ma farlo nel modo in cui abbiamo consentito alla Macedonia del Nord di rischiare il minimo sindacale significa che l'intero movimento è malato. Il presidente federale dovrebbe pensare di lasciare anche per le improvvide dichiarazioni rese, a botta calda, e che fanno intendere di volere proseguire con Roberto Mancini, con cui c'è la condivisione di un progetto.
Complimenti! Ma di quale progetto stiamo parlando?

Ci sarebbe da chiedersi quale possa essere un progetto se a Palermo è stata mandata in campo una squadra che si è incaponita in un solo schema - palla alle fasce e poi ..-, senza capire che si andava sistematicamente a sbattere contro uno schieramento macedone tatticamente totalmente innovativo: 1-10. O, al massimo, 1-9-1.

Ma alla fine loro hanno vinto e noi no. Eppure Gravina dice di volere continuare con Mancini che, da uomo d'onore quale è, potrebbe anche prendere la sua borsa e uscire dallo spogliatoio azzurro definitivamente.
La gravissima sottovalutazione dell'avversario dovrebbe, di per sé, essere per Mancini un passaporto verso l'esonero, così come il suo intestardirsi nell'impiego di giocatori che erano già da prima in visibile mancanza di forma.

Ma Mancini ha puntato su un cavallo (Immobile) che s'è dimostrato bolso, mandando in tribuna un ragazzo (Scamacca) che non sarà un mostro di tecnica, che sarà esteticamente poco apprezzato dagli amanti delle movenze armoniose, ma ha voglia di giocare, di spaccare tutto, vedendo davanti a sé una carriera ancora tutta da percorrere. No, per Mancini c'è solo Immobile e l'Italia ha pagato questa scelta scellerata, come altre (vogliamo parlare del suo omonimo romanista, che, ad ogni intervento, fa temere il peggio in termini di cartellini?).
Eppure Gravina dice che vuole continuare con Mancini.
Ma l'Italia del calcio vuole continuare con Gravina?
Il Magazine
Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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