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Borse in caduta, oro e argento da record: l’Europa trema sui dazi di Trump

- di: Alberto Venturi
 
Borse in caduta, oro e argento da record: l’Europa trema sui dazi di Trump

Le Borse europee accelerano al ribasso e in poche ore la seduta prende la forma di una fuga dal rischio. Il mercato sconta un clima di volatilità crescente, alimentato dalle nuove minacce di Donald Trump all’Unione europea sul fronte dei dazi, con la Groenlandia che torna a diventare un detonatore geopolitico e commerciale. L’effetto è immediato: vendite diffuse sull’azionario, tensione sui titoli di Stato e corsa verso i beni rifugio, mentre il dollaro resta debole.

Borse in caduta, oro e argento da record: l’Europa trema sui dazi di Trump

Il quadro dei listini si deteriora rapidamente. L’indice Stoxx 600 arretra dell’1%, segnale di un ribasso generalizzato che coinvolge i principali mercati continentali. In calo Milano (-1,3%), seguita da Londra e Francoforte (-1,1%), Parigi (-1%) e Madrid (-0,9%). Una fotografia che racconta più di una semplice seduta negativa: il mercato sta prezzando un rischio politico che può trasformarsi in freno economico, con ripercussioni su export, catene del valore e fiducia degli investitori.

La miccia dei dazi e la volatilità: quando la geopolitica entra nei prezzi
L’elemento che agita i mercati è il ritorno del tema dazi come strumento di pressione. Le nuove dichiarazioni di Trump sull’Europa, legate al dossier Groenlandia, riaprono uno scenario già visto: l’ipotesi di un conflitto commerciale che non colpisce soltanto settori specifici, ma altera le aspettative su crescita e inflazione. In questo contesto, la volatilità diventa un moltiplicatore: basta una frase, un annuncio, un messaggio per far cambiare direzione ai flussi.

La reazione degli investitori è tipica delle fasi di incertezza: riduzione dell’esposizione al rischio e rotazione verso asset difensivi. E infatti, mentre gli indici scendono, aumenta la pressione anche sul comparto obbligazionario, con i titoli di Stato in tensione. Il messaggio del mercato è chiaro: la stabilità finanziaria è legata alla stabilità politica e, quando quest’ultima vacilla, la prima si irrigidisce.

Oro e argento ai massimi: il rifugio torna protagonista, dollaro debole
A dominare la seduta è soprattutto la corsa ai beni rifugio. L’oro aggiorna i record e sale a 4.729 dollari l’oncia, mentre anche l’argento tocca nuovi massimi a 95,28 dollari. Numeri che raccontano una dinamica precisa: in fasi di tensione geopolitica e timori di shock commerciali, il mercato cerca protezione nei metalli preziosi, percepiti come riserva di valore in grado di reggere l’urto dell’instabilità.
Il quadro è completato da un dollaro debole, altro segnale di un equilibrio che si sta spostando. Un biglietto verde meno tonico può favorire ulteriormente le materie prime denominate in dollari, alimentando la salita dei metalli, ma al tempo stesso riflette un’incertezza più ampia sulle prospettive macro e sulla direzione dei capitali globali.

Il risultato è una seduta che diventa un indicatore politico oltre che finanziario: l’Europa paga il prezzo di un rischio esterno che si traduce in volatilità interna. E in un mercato dove la percezione conta quanto i fondamentali, la partita dei dazi non è solo un tema commerciale: è un fattore che muove listini, spread e beni rifugio in tempo reale.

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