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Groenlandia, anche Bessent minaccia l’Ue: “Imprudente reagire”

- di: Vittorio Massi
 
Groenlandia, anche Bessent minaccia l’Ue: “Imprudente reagire”
Dazi, Groenlandia e sicurezza: Washington alza il tono, Bruxelles sotto pressione.

Il messaggio è arrivato diretto, senza sfumature diplomatiche. A pronunciarlo è stato Scott Bessent (foto), segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ma il destinatario è chiaro: l’Europa. E il mittente politico è uno solo, Donald Trump. La questione Groenlandia diventa così il nuovo terreno di scontro tra Washington e Bruxelles.

Parlando a margine del Forum economico mondiale di Davos, Bessent ha messo in guardia l’Unione Europea da qualsiasi risposta commerciale o politica alle mire americane sull’isola artica. “Sarebbe molto imprudente”, ha detto riferendosi all’ipotesi di dazi o ritorsioni contro gli Stati Uniti.

Dietro l’avvertimento c’è una visione precisa. Per l’amministrazione Trump la Groenlandia non è un dossier come gli altri, ma un tassello centrale della sicurezza nazionale americana. Bessent lo ha spiegato senza ambiguità, definendo l’isola un “asset strategico” e chiarendo che Washington non intende fare passi indietro.

“Non affideremo la sicurezza del nostro emisfero a nessun altro”, ha dichiarato il segretario al Tesoro, lasciando intendere che ogni interferenza europea sarebbe vista come una sfida diretta agli interessi vitali degli Stati Uniti.

Il linguaggio scelto non è casuale. Alla linea della deterrenza economica si affianca quella della pressione politica. L’ipotesi di utilizzare i dazi come strumento di dissuasione contro alleati storici dell’Europa segna una svolta dura nei rapporti transatlantici.

In ambienti europei cresce il malumore. La Groenlandia, territorio autonomo legato alla Danimarca, viene trascinata in una partita di potere globale che richiama logiche ottocentesche: controllo delle rotte, delle risorse, delle basi militari. Non pochi osservatori parlano apertamente di una postura neo-coloniale americana.

Bruxelles valuta contromisure, ma il rischio è evidente: reagire in ordine sparso significherebbe offrire il fianco a Washington. Proprio su questo fa leva la strategia americana, che alterna minacce economiche e richiami alla sicurezza per dividere il fronte europeo.

La dichiarazione di Bessent non è un’uscita estemporanea. È un tassello della dottrina Trump: l’America decide, gli altri si adeguano. La Groenlandia diventa così il simbolo di una nuova fase dei rapporti Usa-Europa, più dura, più sbilanciata, meno cooperativa.

Ora la palla passa all’Unione Europea. Accettare il monito americano o rispondere unita, assumendosi il rischio dello scontro. Perché dietro l’avvertimento di Bessent non c’è solo un’isola artica, ma una precisa idea di potere globale.

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