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Belgrado, la notte si allenta ma la piazza non molla

- di: Jole Rosati
 
Belgrado, la notte si allenta ma la piazza non molla
Riot police in assetto, cori contrapposti e l’avvio dello sciopero della fame di Dijana Hrka riaccendono l’epicentro della protesta davanti al Parlamento: attenuati i tafferugli, resta il braccio di ferro tra studenti e sostenitori di Vučić.

La tensione si è abbassata, ma non è finita. A Belgrado, davanti al Parlamento, la lunga notte di slogan, fischi e musica ad alto volume si è chiusa senza il caos temuto. I reparti antisommossa hanno mantenuto il cordone per ore tra due Serbia che non si parlano: da un lato gli studenti e i cittadini che da mesi chiedono giustizia; dall’altro il presidio filogovernativo del campo di Pionirski, battezzato “Ćaciland” dai suoi promotori.

Il nuovo detonatore: la madre che digiuna

Al centro della scena c’è la scelta di Dijana Hrka: ha iniziato uno sciopero della fame a pochi metri dall’Aula per chiedere responsabilità sulla tragedia della stazione di Novi Sad, dove il crollo della tettoia ha ucciso 16 persone. Le prime ore sono state incandescenti, poi i lanci di bottiglie e petardi si sono diradati e i gruppi si sono fronteggiati a distanza, separati dalla polizia.

“Voglio sapere chi ha ucciso mio figlio, almeno avrò un po’ di pace”, ha detto Hrka, trasformata suo malgrado in simbolo di un movimento che non si è arreso.

Un anno dopo Novi Sad, la miccia non si spegne

L’anniversario del disastro di Novi Sad ha riportato in piazza decine di migliaia di persone in tutto il Paese. Dalle università ai boulevard della capitale, la richiesta è sempre la stessa: trasparenza sugli appalti, responsabilità politiche, fine delle violenze e delle intimidazioni. La protesta studentesca resta l’ossatura della mobilitazione, affiancata da docenti, professionisti, famiglie.

Il campo pro-governo e la città spaccata

Nel parco Pionirski, a due passi dal Parlamento, il contro-presidio filogovernativo continua a diffondere canzoni patriottiche e ballate popolari, facendo da cassa di risonanza a una narrazione opposta: qui si accusa gli studenti di paralizzare la città con blocchi e sit-in, si chiede un ritorno “all’ordine” e alle lezioni. La coesistenza a pochi metri di distanza tra i due fronti ha prodotto per mesi intermittenze di scontri e incidenti, riaccese nell’ultimo fine settimana.

Indagini, processi e ombre lunghe

La giustizia si muove, ma lentamente. Dopo mesi di inchieste sono scattate le prime imputazioni per il crollo di Novi Sad: tra i rinviati a giudizio figurano funzionari pubblici e tecnici legati ai lavori di ristrutturazione. Intanto, le ricostruzioni sull’origine delle responsabilità restano un terreno minato di versioni contrapposte e accuse incrociate. È questo vuoto di fiducia a tenere alta la temperatura nelle piazze.

La serata di Belgrado: cosa è successo

La giornata è iniziata con l’annuncio del digiuno di Hrka e con i primi assembramenti davanti al Parlamento. Nel tardo pomeriggio l’area è stata saturata da corridoi di agenti, con i manifestanti che hanno provato a spingersi verso l’ingresso principale e i sostenitori del governo attestati nel parco. La colonna sonora è stata una gara di decibel: cori studenteschi da una parte, repertorio nazional-patriottico dall’altra. Con il calare della notte, i contatti si sono affievoliti e il presidio si è diradato, ma una parte dei manifestanti è rimasta a vegliare accanto alla madre in digiuno.

Perché la protesta non si sgonfia

Tre fattori tengono vivo il movimento. Primo: la personalizzazione del lutto in figure come Hrka, che danno un volto alla richiesta di verità. Secondo: la lentezza percepita della macchina giudiziaria, che alimenta l’idea di impunità. Terzo: la polarizzazione costruita attorno a “due campi” fissi nello spazio urbano, dove ogni episodio – anche minore – diventa benzina mediatica e identitaria.

Scenari: de-escalation o nuova fiammata

Nel breve periodo il rischio resta quello di nuove fiammate episodiche davanti al Parlamento, soprattutto se lo sciopero della fame proseguirà. L’elemento chiave sarà la gestione dell’ordine pubblico: un approccio proporzionato può evitare il salto di qualità della violenza; interventi muscolari o incidenti isolati rischiano di riaccendere la piazza. Nel medio periodo, la vera cartina di tornasole sarà l’avanzamento dei procedimenti giudiziari e la percezione di una risposta credibile dello Stato. 

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