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Banche, Tajani: “No alla tassa sugli extraprofitti, il dialogo è l’unica strada”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Banche, Tajani: “No alla tassa sugli extraprofitti, il dialogo è l’unica strada”

La tassazione straordinaria degli extraprofitti delle banche tornata nel dibattito politico divide il governo e solleva timori nei mercati. A prendere posizione è stato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in un’intervista a SkyTg24 ha avvertito dei rischi di una scelta che “equivarrebbe a spaventare i mercati e a punire un settore che resta indispensabile per il buon funzionamento dell’economia reale”.

Banche, Tajani: “No alla tassa sugli extraprofitti, il dialogo è l’unica strada”

Il ministro ha sottolineato come le banche abbiano il compito di raccogliere risparmio ed erogare credito a famiglie e imprese. “In un sistema liberale e in un Paese che è la seconda manifattura europea e la quinta potenza commerciale mondiale – ha detto – non possiamo permetterci di penalizzare un settore che è vitale per sostenere gli investimenti e la competitività”. Secondo Tajani, l’Italia deve puntare a rafforzare il ruolo del sistema bancario come alleato della crescita, evitando misure percepite come punitive.

Il precedente del 2023
Il tema degli extraprofitti non è nuovo. Nell’agosto del 2023 il governo aveva approvato una tassa straordinaria sugli utili inattesi generati dall’aumento dei tassi d’interesse. La misura, nata per raccogliere risorse a sostegno di famiglie e imprese colpite dal caro mutui, provocò però immediate reazioni negative sui mercati: in pochi giorni il settore bancario bruciò miliardi di capitalizzazione, costringendo l’esecutivo a rivedere in corsa il provvedimento e ad alleggerirne gli effetti. Un monito che Tajani richiama oggi per spiegare la sua contrarietà a nuovi interventi unilaterali.

Dialogo e contributi concordati

“Un conto è chiedere un contributo con un’attività di confronto e dialettica, un altro è fare un blitz mettendo tasse – ha chiarito il vicepremier –. Io a blitz e tasse e al concetto stesso di extraprofitti sono contrario. Le banche devono pagare le tasse come tutti, ma eventuali ulteriori contributi devono nascere da un accordo condiviso, come avvenuto lo scorso anno”. Tajani sostiene quindi una strategia basata sul negoziato con gli istituti, coinvolgendo l’Associazione bancaria italiana e i principali player del settore, con l’obiettivo di arrivare a un impegno volontario che non destabilizzi il mercato.

Gli scenari europei
La questione non riguarda solo l’Italia. Altri Paesi europei hanno introdotto negli ultimi anni imposte straordinarie sul settore bancario, con esiti contrastanti. In Spagna, ad esempio, il governo Sánchez ha varato un prelievo sugli utili record degli istituti, che ha prodotto entrate fiscali ma ha inasprito i rapporti con il sistema finanziario, rallentando la capacità di erogare credito. In Ungheria e Repubblica Ceca, misure simili sono state criticate dagli investitori internazionali, con effetti sulla percezione di stabilità del quadro normativo. La stessa Commissione europea ha messo in guardia sul rischio che imposte straordinarie e non coordinate possano compromettere la competitività del mercato unico dei capitali.

Il peso della stabilità finanziaria
Per Tajani, la priorità è salvaguardare la credibilità del sistema bancario, elemento cruciale per mantenere basso il costo del debito pubblico e garantire liquidità alle imprese. “Lo dico non perché voglia difendere le banche – ha spiegato – ma perché la fiducia degli investitori è un bene che non possiamo disperdere. Penalizzare il settore significherebbe mettere a rischio la nostra stessa capacità di sostenere la manifattura e l’export”.

Verso un nuovo patto governo-banche
Nelle prossime settimane il governo potrebbe aprire un tavolo con gli istituti di credito per valutare forme di contributo volontario. L’ipotesi è quella di destinare parte degli utili straordinari a misure di sostegno per le famiglie più fragili e per le imprese colpite dal rallentamento economico, replicando in forma concordata il modello già sperimentato in passato. Una soluzione che permetterebbe all’esecutivo di dare risposte sociali senza generare contraccolpi sui mercati.

Tajani ha ribadito che la vera sfida resta quella di rafforzare la capacità del Paese di attrarre capitali e investimenti, in un contesto globale caratterizzato da incertezza e tensioni commerciali. “Discutiamo, parliamo – ha concluso –. Le banche devono essere messe nelle condizioni di fare ciò che serve, non di essere colpite da misure punitive che rischierebbero di indebolire l’economia italiana nel suo complesso”.

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