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Antitrust, maxi-multa da 936 milioni a Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil per cartello sui carburanti

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Antitrust, maxi-multa da 936 milioni a Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil per cartello sui carburanti

Una delle più pesanti sanzioni mai inflitte nel settore energetico italiano. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha comminato una maxi-multa complessiva di 936,6 milioni di euro a Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil per aver posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza nella vendita di carburanti per autotrazione.

Antitrust, maxi-multa da 936 milioni a Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil per cartello sui carburanti

L’istruttoria, avviata in seguito alla denuncia di un whistleblower, ha fatto emergere un cartello attivo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2023, con cui le compagnie si sarebbero coordinate per determinare il valore della componente bio inserita nel prezzo finale dei carburanti. Tale componente è stata introdotta per adempiere agli obblighi ambientali previsti dalla normativa nazionale ed europea, ma, secondo l’Antitrust, è stata utilizzata come leva per mantenere i prezzi su livelli più elevati.

In particolare, il valore della componente bio è passato da circa 20 euro per metro cubo nel 2019 a circa 60 euro per metro cubo nel 2023, registrando un incremento triplo in pochi anni. L’Agcm ha evidenziato che le compagnie avrebbero attuato aumenti di prezzo simultanei o comunque molto ravvicinati, resi possibili da un costante scambio di informazioni, diretto e indiretto, fra le imprese coinvolte.

Un ruolo non secondario, secondo l’Autorità, è stato svolto dalla comunicazione del valore puntuale della componente bio in numerosi articoli pubblicati da “Staffetta Quotidiana”, testata specializzata nel settore energetico, che riceveva dati e aggiornamenti anche da Eni, contribuendo così a diffondere un’informazione che favoriva la convergenza dei listini.

L’esito del procedimento
La sanzione, una delle più alte mai decise dall’Agcm in ambito energia, è stata così ripartita:

- Eni: 336.214.660 euro

- Esso: 129.363.561 euro

- Ip: 163.669.804 euro

- Q8: 172.592.363 euro

- Saras: 43.788.944 euro

- Tamoil: 91.029.755 euro

Sono rimaste escluse dalle sanzioni Iplom e Repsol (ora controllata da Tamoil), per le quali non sono state accertate condotte illecite.

Secondo il comunicato dell’Agcm, «il cartello ha limitato la concorrenza in un settore cruciale per l’economia nazionale, incidendo in modo rilevante sui prezzi a danno dei consumatori e delle imprese».

Ripercussioni economiche e legali

L’impatto della sanzione sui bilanci delle compagnie sarà significativo, specie in un contesto di investimenti ingenti per la transizione energetica. Gli analisti ritengono che i gruppi interessati dovranno valutare accantonamenti straordinari o decidere di impugnare il provvedimento davanti al TAR, come spesso accaduto in casi simili.

Gli esperti di diritto della concorrenza ricordano che negli ultimi anni l’Antitrust ha affinato le proprie tecniche investigative, utilizzando anche analisi econometriche e tracciamento delle comunicazioni per dimostrare i comportamenti concertati. Questo potrebbe rendere più complessa la difesa legale delle compagnie coinvolte.

Un segnale forte per il mercato

La decisione arriva in un momento cruciale per il settore della distribuzione carburanti, già alle prese con la volatilità dei prezzi internazionali e con la necessità di accelerare gli investimenti in tecnologie a basse emissioni. Il provvedimento, oltre a colpire le pratiche anticoncorrenziali, invia un segnale al mercato sulla necessità di mantenere comportamenti trasparenti e di favorire la competizione per tutelare i consumatori.

Secondo alcuni osservatori, l’iniziativa dell’Agcm potrebbe avere un effetto deterrente e favorire una maggiore vigilanza anche a livello europeo, dove le istituzioni comunitarie insistono da tempo sulla trasparenza nella formazione dei prezzi energetici.

Il caso evidenzia inoltre il ruolo crescente delle denunce interne (whistleblowing) nella scoperta di intese restrittive e la rilevanza delle informazioni diffuse dai media di settore nel condizionare le dinamiche concorrenziali.

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